Con la scusa della crisi e con la retorica della casta, l’Italia rischia l’involuzione democratica. E nascerà una nuova supercasta di politici…

Posted on 23 agosto 2011

17


Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Ma tagliando tagliando può nascere la supercasta”.

***

Sardegna, 2014: si torna alle urne per eleggere il nuovo Consiglio regionale. Così come previsto dai tagli anticrisi varati nel 2011, in via Roma siedono appena trenta consiglieri, cinquanta in meno rispetto alla scorsa legislatura. Il presidente guida invece una giunta composta da sei assessori (prima erano il doppio). I sardi non hanno votato per le otto province: sono state tutte abolite nel 2011. Lo scorso anno, nel 2013, erano invece tornati alle urne per le elezioni politiche. Per effetto del dimezzamento dei parlamentari, i deputati sardi a Roma ora sono nove, i senatori cinque.

Questa è l’Italia che molti sognano. Un paese in cui una Regione come la Sardegna è governata da cinquanta persone in tutto (proprio così), tra consiglieri regionali, assessori e parlamentari. È evidente che la retorica contro la casta rischia di consegnare il paese nelle mani di una nuova super casta di politici. Chi lo ha detto infatti che questi cinquanta superstiti sarebbero in grado di governare meglio degli attuali 383 (tanti sono infatti i presidenti, assessori e consiglieri della Regione e delle otto province)? Avremmo la certezza della loro maggiore preparazione? Evidentemente no. L’equivoco sta tutto nella convinzione, errata, che basti tagliare i costi della politica per selezionare una classe dirigente migliore e liberare risorse per lo sviluppo: non è così, anzi.

In Sardegna, l’abolizione di tutte le province (come vorrebbe il presidente Cappellacci) e la drastica riduzione dei consiglieri regionali nonché dei nostri parlamentari consegnerebbe i sardi ad una classe politica simile al notabilato di fine ottocento, e nel migliore dei casi ancora più dipendente dai poteri romani. I nostri politici sarebbero inoltre più ricattabili dai poteri economici, gli unici in grado di sostenere campagne elettorali sempre più costose. Da anni diciamo che le ragioni della politica non devono appiattirsi su quelle dell’economia: in questo modo la politica sparirebbe del tutto.

La Regione, inoltre, ridotta ad un manipolo rappresentanti, privata di risorse e senza l’ausilio delle province, dovrebbe restituire deleghe allo Stato: sarebbe la morte definitiva dell’autonomismo.

Ma i partiti e i sindacati cosa pensano a riguardo? Quanti consiglieri regionali, quante province e quanti parlamentari dovrebbe ragionevolmente avere la nostra isola per affrontare i suoi problemi e rappresentare tutti i sardi ? A questa domanda occorre una risposta immediata. Perché senza una nuova architettura istituzionale e la capacità di selezionare una classe dirigente migliore e più responsabile i tagli alla politica rischiano di essere dannosi. E la crisi solo il pretesto per restringere pericolosamente gli spazi di rappresentanza e di democrazia.

Advertisements