Ramadan alla Fiera e non in una stanzetta della Marina: buona festa ai musulmani dalla Cagliari che è cambiata

Posted on 30 agosto 2011

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Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Buona festa ai musulmani dalla Cagliari che è cambiata”.

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Stamattina i musulmani che vivono nell’area cagliaritana festeggeranno la fine del Ramadan non più in una angusta stanzetta nel quartiere dalla Marina, ma in un padiglione della Fiera di viale Diaz. Per anni il Comune di Cagliari, succube di un approccio ideologico nefasto, ha negato a qualche centinaio di persone la possibilità di esercitare uno dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: la libertà di culto. La nuova amministrazione guidata dal sindaco Zedda ha voluto immediatamente invertire la rotta.

Certo, ci sarà chi fomenterà ad arte le polemiche, ma non servirà: perché la città è cambiata. O meglio, non è mai stata intollerante: nel 2009 una ricerca del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha assegnato alla Provincia di Cagliari il primo posto assoluto in Italia nella graduatoria dei territori che meglio hanno saputo integrare i migranti. E la presenza nei mesi scorsi di 700 tunisini in arrivo da Lampedusa, ha mostrato un volto tollerante e solidale della città, a dispetto di chi invece profetizzava scenari da incubo.

La concessione della Fiera non è però soltanto un atto dovuto di civiltà ma anche un gesto politico di grande importanza. La sfida che attende i paesi europei è infatti quella dell’integrazione. La Sardegna non può più ignorarla, e deve riuscire a sfruttare al meglio due condizioni ideali: il primo è la sua posizione geografica (Cagliari è più vicina a Tunisi che a Roma); il secondo è, paradossalmente, la crisi economica. Da noi ci sono ancora pochi migranti perché c’è poco lavoro. Esistono dunque le condizioni perché la nostra città si trasformi in un laboratorio culturale e di integrazione capace di sviluppare soluzioni coraggiose e innovative.

E’ il momento di guardare avanti e di immaginare la Cagliari che verrà. Fra vent’anni (e come passano in fretta vent’anni!) la presenza straniera in città, ora limitata a poche migliaia di persone, sarà una realtà ben più consistente, e saranno tantissimi i figli di migranti diventati cagliaritani. A loro la nuova amministrazione deve pensare, creando le condizioni perché non siano più stranieri ma cittadini in grado di far crescere anche economicamente il nostro territorio. Perché i migranti portano soprattutto ricchezza, non delinquenza.

Con la festa del Ramadan alla Fiera, l’amministrazione comunale si è aperta finalmente ad una politica di integrazione propria di tutte le maggiori città europee e ha assecondato la sua vocazione mediterranea. Da questo punto di partenza si può arrivare molto lontano. Auguri a tutti i musulmani cagliaritani, buona festa. Anzi, ‘id mabruk.

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