Tuvixeddu, la città non vuole cemento. Ma per liberare il colle ostaggio dei privati non servono guerre di religione ma una sana trattativa con Cualbu

Posted on 5 settembre 2011

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Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Per l’ostaggio Tuvixeddu basta pagare il giusto prezzo”.

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La maggioranza dei cagliaritani della vicenda di Tuvixeddu non ci ha mai capito molto. Non c’è da stupirsi, perché una ben coltivata disinformazione è da sempre una delle armi di chi da oltre vent’anni anni sta portando avanti un progetto quando meno discutibile: realizzare un quartiere di lusso a ridosso di un’area archeologica di straordinaria importanza, di proprietà però della stessa società costruttrice, la Coimpresa dell’imprenditore Gualtiero Cualbu.

La vicenda negli anni si è aggrovigliata, ma i termini della questione sono sempre gli stessi: il diritto della Coimpresa a costruire è stato via via eroso da una serie di sentenze ed ora appare fortemente a rischio. D’altra parte, Coimpresa pretende i danni per lo stop all’accordo di programma che nel 2000 aveva dato il via libera all’operazione (ed è infatti in corso un arbitrato che quantificherà il risarcimento). Resta poi la questione delle questioni: se anche non si dovesse più costruire nulla, l’area resterebbe nelle mani dei privati, e per disporne l’amministrazione dovrebbe dunque acquistarla.

Per lunghissimi anni le amministrazioni comunali di centrodestra hanno fatto coincidere l’interesse pubblico con quello privato: per assurdo, secondo i sindaci Delogu e Floris l’unico modo per salvare dal degrado l’area archeologica era quello di costruirci case attorno. La feroce opposizione della società civile cagliaritana, l’azione della giunta Soru e l’introduzione di nuove norme a tutela dei beni paesaggistici ha invertito mutato i rapporti di forza.

Oggi il nuovo sindaco, Massimo Zedda, parteciperà ad un incontro con la Regione e la Coimpresa. La questione è complessa ma una cosa è certa: dopo tanti anni di dispute legali è venuto il momento di chiedersi semplicemente: qual è l’interesse della città? Costruire nuove case o lasciare un’area così importante libera dal cemento? Quali strumenti si hanno per consacrare finalmente alla cultura e al turismo quest’area così straordinaria?

Come per tutte le questioni intricate, la soluzione passa per una forte dose di pragmatismo e nessuna ideologia. Cualbu dice di avere legge dalla sua; ma questo, se è vero, non basta più: il suo progetto è superato e inviso a sempre più larghi settori cittadini e la vittoria di Zedda lo dimostra. Perché per troppo tempo Coimpresa ha tenuto in ostaggio Tuvixeddu, e questo non è più accettabile.

Dall’altra parte, liberare il colle potrebbe comportare dei costi molto alti. Infatti più di un anno fa il Consiglio regionale con una decisione unanime, ha dato mandato alla giunta Cappellacci di comprare l’area, anche con il concorso finanziario dello Stato. Da lì dunque si riparta. Di case sul colle non si deve e non si può più parlare, ma solo di soldi. Coimpresa e Cualbu si rassegnino: hanno perso. Per cui, si fissi il prezzo dell’ostaggio, e Tuvixeddu sia restituito alla città.

 

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