“11 settembre: dieci anni dopo, vi racconto un’altra storia”: intervista a Pino Cabras, direttore di Megachip

Posted on 11 settembre 2011

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Questa intervista è stata pubblicata oggi su Sardegna Quotidiano con il titolo “Ecco come andò l’11 settembre nell’altra storia di Pino Cabras”.

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“Beh, sì: raccontata così è proprio un’altra storia”. L’11 settembre non è uguale per tutti. E se avete qualche dubbio sulla versione ufficiale, fatevi una chiacchierata con Pino Cabras, oppure leggetevi i suoi libri, “Strategie per una guerra mondiale: dall’11 settembre al delitto Bhutto” e il recentissimo “Barack Obush”, scritto insieme a Giulietto Chiesa. Cabras vive a Cagliari, nella vita fa il funzionario della Sfirs ma da anni è un punto di riferimento dell’informazione alternativa on line che si ritrova sul sito Megachip, di cui è direttore.

Allora, cos’è successo l’11 settembre?
La versione ufficiale è questa: «È stato Osama Bin Laden».

E come ha fatto?
Nel 1996, mentre era ancora pienamente legato ai servizi segreti statunitensi, comincia a pianificare l’attacco. Recluta appena venti volontari, suddivisi in quattro piccoli commando. In ogni commando è presente una persona che, dopo un opportuno addestramento, sarà in grado di pilotare aerei di linea commerciali. Gli altri realizzeranno il dirottamento, dopo aver passato senza problemi i controlli di sicurezza negli aeroporti. Gli allievi piloti si addestrano negli Usa, dando molto nell’occhio e lasciando gli istruttori di stucco perché pilotano male. Gli impatti sulle due torri causano il crollo totale a velocità quasi di caduta libera di tre grattacieli.

Perché tre grattacieli?
Quel giorno, pur non colpita da nessun aereo, crolla in 7 secondi una terza torre di acciaio di 47 piani, l’edificio 7 del WTC. Ufficialmente per un incendio. Mai accaduto prima di allora né dopo di allora che un incendio facesse crollare totalmente la struttura di un grattacielo.

Perché la poderosa macchina da guerra americana non ha impedito che gli aerei venissero intercettati?
In quei giorni erano in corso moltissime esercitazioni militari che hanno praticamente svuotato i cieli della costa orientale degli Usa. E le procedure di risposta ai dirottamenti erano state cambiate il 1° giugno 2001, sottraendo il potere discrezionale ai comandanti in campo per metterlo unicamente nelle mani del Segretario della Difesa, Rumsfeld. Il quale, per tutto il tempo dell’attacco, non si faceva trovare.

L’attentato più misterioso è quello al Pentagono. A differenza delle torri gemelle, non esistono immagini chiare.
E sono molto strane anche le immagini del dopo impatto. Si vedono pochissimi rottami. Un Boeing 757 normalmente lascia molte più tracce. Il foro di entrata sul Pentagono non ha convinto molti esperti: troppo piccolo per un aereo di quelle dimensioni.

Conclusione?
Mentre la teoria ufficiale rigetta per principio l’ipotesi che l’11 settembre sia stato opera di settori deviati dei servizi segreti, questa ipotesi investigativa emerge potentemente agli occhi di conosce la storia del terrorismo stragista. In questi giorni a Toronto c’è una conferenza che cerca di fissare un metodo investigativo rigoroso sulla materia, e vi partecipa attivamente anche un grande magistrato come Ferdinando Imposimato.

Lei è un complottista.
Finora la parola “complotto” definiva una congiura di pochi individui, ossia una cosa molto diversa dalle complicate pianificazioni che possono mettere in campo gli Stati potenti, i “poteri forti”. Un apparato statale fa strategia e agisce, non complotta. E un modo per non rispondere è definire chi pone le domande come “complottista”.

A dieci anni dall’evento, che immagine danno i media dell’11 settembre?
Le rievocazioni che non mettono in discussione nulla. Però di recente Minoli con “La Storia siamo Noi” ha fatto domande che a lungo erano state un tabù nella tv italiana. E questa settimana l’Espresso diffonde il film “Zero”. Perdono terreno quelli che dicono: “E’ tutto già chiarito, non facciamo domande”.

Però Bin Laden è morto.
Nessun dubbio, Bin Laden è morto. Solo che le testimonianze di tanti funzionari ci dicono che lo è da molti anni. E senza un corpo, senza testimoni, senza immagini, la versione ufficiale non potrà mai più essere controllata. La farsa del seppellimento in mare “islamico” è una storiaccia inverosimile.

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Posted in: Politica