Il Movimento Pastori Sardi dice sì al cemento di Tuerredda! Come? Non sapete cosa dire? Ci siete rimasti male? E perché?

Posted on 12 settembre 2011

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Sarebbe bello che i conti tornassero sempre, che nessuno incrinasse le nostre certezze. Che i buoni facessero sempre i buoni, e i cattivi i cattivi. Perché la vita sarebbe più semplice, le certezze assumerebbero una durezza granitica e l’unica variabile indipendente della nostra esistenza sarebbe rappresentata, in fin dei conti, solo da noi stessi.

E i giornali quanto ci aiutano in questa rappresentazione della realtà! Quanto è rassicurante la loro retorica, la loro capacità di dire esattamente quello che vogliamo sentirci dire. La realtà viene piegata alle nostre esigenze. Il motore della quotidianità viene smontato, e se rimontandolo avanza qualche pezzo, beh, possiamo anche farne a meno e vedere se la macchina riparte lo stesso.

Tutto questo pippone introduttivo per dirvi che nessuno ha il coraggio di trarre le conclusioni da una notizia apparsa qualche giorno fa su Sardegna Quotidiano (il giornale che nessuno compra ma che in tanti leggono), secondo cui il leader del Movimento Pastori Sardi, Felice Floris, si è detto favorevole alla realizzazione del contestatissimo intervento turistico-residenziale di Tuerredda.

“Come?”, direte voi. “Com’è possibile?”. “E perché no?”, rispondo io. Ma io vi capisco. Capisco che dopo mesi di retorica pastorale, di slogan culturalmente fragili come “Siamo tutti pastori”, “Se muoiono i pastori muore la Sardegna” e banalità simili, dopo che si è fatto dei pastori il simbolo della nuova resistenza sarda, adesso mettere assieme i pezzi della realtà sia molto difficile.

Ma è bene dirlo e ripeterlo: nella Sardegna di oggi, i pastori non sono più portatori di nessuna identità culturale collettiva, se non la loro. Non hanno valori in grado di essere validi per tutti, se non quelli che l’intera collettività decide di acquisire. I pastori rappresentano una risorsa importante nella nostra isola ma non possono pretendere di esercitare un’egemonia culturale.

 

 

Nella Sardegna del 2011 dire “Siamo tutti pastori” è una baggianata che ci espone a figure ridicole. Perché poi i pastori vanno per la loro strada, i pastori vanno da Briatore, i pastori sono a favore del cemento sulle coste (“Perché la collettività locale ha deciso così” dice Floris), e noi non sappiamo più cosa pensare.

Ma non è Felice Floris che sbaglia: siamo noi in errore, perché che per comodità vogliamo pensare che tutto sempre torni, che i buoni sono sempre buoni, e i cattivi sempre cattivi. Ma per fortuna non è mai così.

 

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Posted in: Ambiente, Sardegna