L’istinto primitivo del centrodestra sardo per il mattone. Con i Riformatori, lupi vestiti da agnelli. E i sardisti, belli addormentati nel bosco…

Posted on 16 settembre 2011

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Questo articolo è stato pubblicato in prima pagina oggi da Sardegna Quotidiano con il titolo “Il centrodestra e quell’istinto (in)naturale per il mattone”.

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Non c’è niente da fare. È come un istinto, come una forza della natura. Come una legge fisica immutabile. Ed è inutile provare a fare a pugni con la realtà, dire “Forse sto sbagliando io, forse sono prevenuto”. No: l’istinto del centrodestra per il mattone e per il cemento è qualcosa di primitivo, di ancestrale. Ed è superfluo evocare scenari apocalittici fatti di torbidi interessi e di favori resi (che probabilmente ci sono anche). La situazione è molto più grave: per il centrodestra sardo solo il mattone ci salverà. Da tutto: dalla crisi internazionale a quella nostrana, dai trasporti che non funzionano ai figli che non se ne vanno di casa. Anche per le fabbriche che chiudono la soluzione è il mattone: e loro ci credono veramente.

Sotto questo aspetto, il testo pubblicitario studiato da Gavino Sanna con il quale il presidente Cappellacci ha voluto annunciare ai sardi l’imminente modifica del Piano Paesistico Regionale si configura come il vero e proprio manifesto politico del centrodestra sardo. Un testo ridicolo e tragico allo stesso modo: perché riconduce ad un solo motivo una crisi complessa e articolata. E il motivo è ovviamente da ritrovare nei limiti posti alla possibilità di costruire a destra e a manca.

Fanno quasi tenerezza gli esponenti del centrodestra quando cercano di convincerci che “l’ambiente va preservato, ma anche valorizzato”, come se l’ambiente non fosse un valore in sé. Non lo capiscono, non ci arrivano, non ce la fanno.

E poi l’istinto non è acqua. Prendiamo la legge sul golf. Sulla carta un provvedimento anche interessante, perché questo sport è effettivamente uno dei maggiori attrattori turistici internazionali. Ma è bastato poco per capire che insieme al buono dovevamo prenderci anche il cattivo: cubature a ridosso delle coste. Certo, i Riformatori (che la legge sul golf la vogliono fortissimamente, anche perché l’esperto ce l’hanno in casa: Carlo Ignazio Fantola, fratello del leader del partito Massimo, è vice presidente del circolo di Is Molas) battono coraggiosamente la Sardegna con il nobile intento di liberarci dal perfido Porcellum che ci impedisce di scegliere i nostri rappresentanti in Parlamento. Ma la storiella del lupo che si veste da agnello è vecchia come il mondo.

Così quella della bella addormentata nel bosco, impersonata alle nostre latitudini dai sardisti. Anche stavolta, come nelle altre situazioni più controverse, i consiglieri dei quattro mori si sono sfilati e hanno preso le distanze dal centrodestra. La politica però non è fatta di gesti esemplari ma di scelte coraggiose. E oggi salvarsi la coscienza non basta più, limitarsi a non essere d’accordo con le decisioni più inverosimili di Cappellacci e soci sta diventando stucchevole. Perché gli istinti di questo centrodestra sono ormai chiari a tutti.

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