Divisioni interne, franchi tiratori e Soru fuori gioco: Cappellacci deve temere i veleni del Pdl, non questo Pd

Posted on 19 settembre 2011

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Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina di Sardegna Quotidiano con il titolo “Cappellacci deve temere i veleno del Pdl, non questo Pd”.

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La politica non è una bilancia, dove se un piatto sale, l’altro scende. In politica se la maggioranza si indebolisce, non è detto che l’opposizione si rafforzi, anzi. Infatti, nel periodo in cui il consenso per Cappellacci e la sua giunta sta toccando il punto più basso (con il presidente isolato nel suo partito, impotente nella vertenza con lo Stato, e capace solo di buttarla in propaganda per evitare i problemi veri), il maggiore partito dell’opposizione di centrosinistra si sta, di fatto, sfaldando.

Per il Partito Democratico è successo tutto in pochi giorni e in appena tre mosse: l’elezione del nuovo presidente dell’Anci, l’approvazione della legge sul golf e le nuove disavventure fiscali e aziendali di Renato Soru. Tre passaggi che hanno sancito in maniera netta che al momento non c’è un’alternativa politica credibile al centrodestra di Cappellacci.

Nonostante sia iscritto al Pd, l’elezione di Cristiano Erriu al vertice dell’associazione che riunisce i comuni isolani ha spaccato nuovamente il partito. A uscire sconfitto è stato il segretario Silvio Lai, non tanto perché il suo candidato ha perso (il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau), quanto perché si è mostrato incapace di sfruttare le tregua di sei mesi che le parti si erano date, e soprattutto perché, chiedendo un voto a suo favore nel corso dell’ultima direzione regionale, ha reso evidente l’assenza di una maggioranza in grado di sostenerlo. Conclusione: il Pd è oggi ingovernabile più che mai e quel che è più grave, non per questioni politiche ma solo per ragioni di potere personali, incomprensibili ai cittadini.

In Consiglio regionale l’opposizione è sempre stata compatta ma sulla legge sul golf qualcuno ha tradito. Lo ha spiegato sabato La Nuova Sardegna: senza cinque franchi tiratori, senza quei cinque voti prestati dal centrosinistra alla maggioranza di centrodestra, il tanto contestato emendamento pro cemento che aggira il Ppr non sarebbe mai passato. Un fatto gravissimo che spiega anche il motivo per il quale l’opposizione ha deciso di abbandonare l’aula: non solo per sottolineare la distanza dalla legge ma soprattutto per evitare di rendere ancora più clamorosa la sua debolezza.

Poi c’è Renato Soru. L’opinione pubblica che si riconosce nel centrosinistra ha sempre guardato all’ex presidente come all’unico candidato in grado di ricompattare in tempi brevi l’elettorato e sconfiggere il centrodestra. Ora però su Soru sono cadute due tegole extrapolitiche: un’accusa di evasione fiscale e la drammatica crisi della sua azienda, Tiscali. Le contraddizioni dell’imprenditore che fa politica stanno esplodendo, senza controllo. E con il Pd spaccato, una manciata di franchi tiratori a disposizione e Soru fuori gioco, Cappellacci deve temere maggiormente i veleni del Pdl, non certo l’opposizione di centrosinistra.

 

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