Ci scrive Stefano: “Io c’ero: ecco come un autista del Ctm ha tenuto chiuso per più di mezz’ora in un bus un mio amico senegalese!”. Una cronaca tragicomica…

Posted on 22 settembre 2011

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

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Ciao ragazzi, volevo mettervi al corrente di ciò che ho visto martedì mattina alle 10 40 circa. Avevo un appuntamento con un mio amico Mbaye, un ragazzo di 28 anni che vive in Sardegna da circa 5 anni, viene dal Senegal. L’appuntamento era nella fermata dell’8 vicino al cimitero di Monserrato. Mentre aspettavo con la mia utilitaria ho ricevuto una telefonata del mio amico che diceva che l’autista era passato dritto e non lo faceva scendere solo al capolinea. Prendo la macchina e raggiungo il capolinea al policlinico universitario e li mi trovo il pullman fermo e con le portiere chiuse, con al posto della scritta 8 un luminosissimo “fuori servizio”: dentro sei passeggeri,tra cui Mbaye e l’autista. Chiedo all’autista di aprire la portiera, ma lo stesso mi fa segno di avvicinarmi al finestrino della guida nel lato opposto.

“Desidera?”. Gli spiego che avrei un appuntamento col mio amico che è a bordo, ma lui mi dice che non può farlo scendere perché gli aveva dato del “coglione e del bastardo”. “Si, vabbé, ma non può tenerlo chiuso con gli altri passeggeri , tra l’altro”, gli dico io. “Sto aspettando i carabinieri “, mi risponde. Comunque non riesco a convincerlo a “liberarlo”, anzi a liberarli: erano tutti suoi prigionieri.

Decido di accomodarmi in macchina ed aspettare, ma nell’attesa e un po’ basito dalla situazione paradossale, decido di chiamare chiunque possa far pressione sull’autista per far cessare quel gesto folle: comincio dall’amico che lavora al Ctm per finire col sindaco di Cagliari.

Aspetto circa dieci minuti, comincio a preoccuparmi, ritento le trattative con l’autista. Mbaye mi guarda quasi teneramente: niente, l’autista ha deciso che il prigioniero deve essere consegnato alle forze dell’ordine. “Chiedo scusa, ma di cosa ha paura?”, gli chiedo. “Questo scappa!” mi risponde lui. Tento una scambio di prigionieri: “Senta, le do i miei documenti di identità, lo conosco bene, le do le sue generalità, il suo numero di telefono, ma lo faccia scendere? Anzi faccia scendere anche gli altri”.

Nulla da fare, l’autista è un duro! Sconfitto rientro in macchina e attendo, nell’attesa passeggio attorno al pullman, mentre guardo l’immagine di un’enorme donna, semi nuda, stampata nelle pareti del mezzo. Si avvicina un uomo sui 40 che mi chiede se quello fosse il 21, “No, è fuori servizio” gli rispondo un po’ distratto e assieme a lui passo davanti al finestrino dell’autista che in quel momento stava parlando alla cornetta della radio aziendale e sentiamo:”Ho detto che non posso farlo scendere, sto aspettando i carabinieri, poi ce un tipo, un amico del marocchino, fuori che mi sta minacciando, anzi no, ora sono due, deve aver chiamato un altro amico, sono circondato!”. Il ragazzo dopo avermi guardato incredulo mi domanda:”Ma parlava di noi?”. Non ho avuto il coraggio di rispondergli, ci ha lasciati per prendere il 21 dicendomi:”Ma cussu est sonau meda!”.

Dopo altri venti minuti Mbaye mi fa dei gesti per avvicinarmi al vetro dal quale ogni tanto incrociavamo i nostri sguardi sempre più increduli, mi avvicino e dal labiale capisco che ha necessità di far pipì. “Trattieni”, gli dico. Mi avvicino nuovamente dal giustiziere del Ctm e gli espongo il nuovo problema. “Ahahah! Ma credete che sono nato ieri? Non ci casco, stanno arrivando i carabinieri!”.

La mia pazienza comincia ad essere sostituita da un senso di impotenza e di vergogna, mi viene quasi da piangere, non mi sembra vero che mi trovi dentro una scena di questo tipo, tutto sembra surreale, l’autista inchiodato al suo posto di guida, una giovane ragazza siede al centro del pullman, ha uno sguardo perso, un po’ preoccupato, poggia la fronte continuamente sul vetro come se volesse uscirne per osmosi, una coppia di anziani parlando tra loro ogni tanto guardano il ragazzo di colore. Penso:”Chi sa cosa stanno dicendo…”. Ricevo una chiamata, è Giuseppe, il mio compaesano che lavora nel Ctm, che mi dice di aver pressato per far si che liberi i passeggeri..sempre più prigionieri, mi dice che quell’autista, è stato sempre uno tranquillo….

Decido di reagire, ormai so anche come si chiama: “Senti Aldo, credo che tu stia facendo un grosso sbaglio, rischi guai seri, interruzione di pubblico servizio e sequestro di persona” gli dico, quasi impettito, per aumentare la solennità delle parole gli aggiungo: “Se lo fai andare via ora ti prometto che non sporgerà querela”.

 “Ma bai a cagai…” mi risponde lui. “La ca in presoni nci accabara s’amighixeddu tuu”. Torno in macchina ancora più depresso e un po’ umiliato.

Mi squilla il telefonino, è Mbaye: non riesce più a trattenere la pipì. “Cazzo, e ora?”. Mi avvicino al finestrino, lui scuote la testa, non ce la fa più, gli consiglio se proprio non riesce, di farla nella parte posteriore del mezzo. Ascoltando il mio consiglio, si dirige all’angolo e comincia a sbottonarsi i pantaloni, l’autista giustiziere nel capire ciò che stava per fare abbandona il suo posto di comando e comincia ad urlare come un forsennato. Per fortuna proprio in quel momento è arrivata una panda con la scritta Ctm, dal piccolo abitacolo fuoriesce un omone in divisa aziendale con due mostrine fregiate di tre stelle. Aldo, notandolo abbandona il pisciatore abusivo per aprire, finalmente, le portiere.

Il graduato compresa la gravità della situazione prende per braccetto Mbaye e lo accompagna ad espletare i suoi bisogni in luogo più discreto, accompagnato dal monito di Aldo:”Mì di non farlo scappare”. Arrivati i rinforzi, Aldo congeda i malcapitati passeggeri-prigionieri-testimoni dicendogli:”I vostri nomi verranno consegnati ai carabinieri”, ma la ragazzina del finestrino nell’allontanarsi gli ha detto: “Lei mi ha fatto perdere l’appuntamento, io la denuncio”.

“È un suo diritto signorina” gli ha risposto lui, educatamente. Appena rimasti soli dopo avermi squadrato bene mi domanda:”E tu chi saresti?”. “Un amico di Mbaye, come le ho detto prima” gli rispondo. “Non fare il finto tonto con me, voglio sapere le tue generalità” mi apostrofa lui. Faccio finta di non averlo sentito e giro la faccia per vedere se il graduato è di rientro, ma Aldo, vedendosi negata l’informazione, si dirige verso la mia macchina e annota nello stesso foglio dove aveva segnato le generalità dei passeggeri-testimoni, i numeri della targa. “Vedrai che i carabinieri ti rintracciano, dato che non vuoi collaborare!” aggiunge infastidito.

Proprio in quel momento passa a pochi metri di distanza un’altro pullman del CTM, dal finestrino si affaccia un uomo sui 45 anni con un paio di occhiali da sole che chiede cosa fosse successo, Aldo in pochi secondi da una versione spettacolare dell’accaduto con finale pirotecnico:”Capito, aveva la pillona tra le mani, vengono a casa nostra e ci tirano fuori la pillona! E s’amigu (indicandomi) difendendolo”. L’altro autista scuoteva la testa in segno di indignazione e rivolgendosi a me aggiunge:”Vengono da noi, ci pisciano in casa e tu lo difendi?”.

“Ma lo ha tenuto dentro, contro voglia, quasi un ora!” gli dico io. Aldo: “Ma mi hanno autorizzato dalla centrale”. Autista con occhiali: “O bellixeddu, guarda che l’hanno autorizzato dalla centrale, è inutile che lo difendi …se ne devono tornare a casa loro, guarda che un giorno ce li troviamo a casa da mia moglie o dalla tua, questi!”.

Impietrito e stupefatto non ho trovato l’energia e il coraggio per controbattere. “Ma da cosa nasce quest’odio?” ho pensato. Dopo qualche secondo che il secondo autista ci ha abbandonato sono arrivati i carabinieri e ho visto lo sguardo di Aldo luccicare ardentemente. Ma in una sorta di delirio di onnipotenza appena i militari sono scesi dalla macchina, battendo l’indice destro sul polso sinistro ha cominciato un’altro show:”Ma vi sembra l’ora di arrivare? Ho dovuto tenere, per colpa vostra, delle persone quasi un ora nel pullman, ma cosa stavate facendo? Questa è un’emergenza!”.

Maresciallo dei carabinieri: “Ma devo spiegare a lei cosa stavamo facendo, si dia una calmata, anche perché altrimenti rischia di essere arrestato per oltraggio”. Aldo:”Arrestato? Io? Guardi che io sono un pubblico ufficiale che è stato insultato dal senegalese, voi dovete identificarlo subito e portarlo in caserma!”. Maresciallo:”Guardi che non funziona così, noi identifichiamo il ragazzo e poi se lei vuole ha 90 giorni per presentare la querela”.

L’autista per due minuti continuava a dare ordini ai due militari ai quali continuava a ripetere che era lui che aveva ragione. L’apice l’ha raggiunto quando rivolgendosi al maresciallo gli ha chiesto di qualificarsi, continuando a dirgli che non stavano facendo il loro mestiere e per questo li avrebbe segnalati ai loro superiori, ma vedendo che il maresciallo non rispondeva alle sue domande passa all’azione: estrae nuovamente il suo terribile taccuino e annota il numero della targa dei due malcapitati gendarmi!

Aldo ha evitato l’arresto grazie al fortuito rientro dell’omone del Ctm, il quale ha dovuto lavorare parecchio per farlo calmare. Siamo andati via dopo aver dato le nostre generalità e dopo aver ricevuto le scuse solo dall’omone graduato; non so se Mbaye poi querelerà Aldo, ma posso dire tranquillamente che a me piaceva molto di più quando l’acronimo era Act era più facile intonare il finale!

Quanto scritto su, anche se scritto male e non l’ho riletto, è quanto visto e sentito personalmente di persona da me, come dice uno che conosco: “Ve lo volevo dire”, se vi dovesse servire, fatene l’uso che volete, giornalistico, teatrale, etc. Di sicuro me ne assumo pienamente e totalmente la responsabilità, civile, morale, penale, etc. Infatti ve lo firmo:

Stefano Lai di Escalaplano

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Sulla vicenda è intervenuto ieri pomeriggio il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, che ha chiesto al Ctm di indagare su quanto successo. Il direttore del Ctm Ezio Castagna, rispondendo a Milia, ha invece rilasciato questa dichiarazione: “Si prendono queste   posizioni perché per definizione l’immigrato va tutelato di più rispetto ad un cagliaritano. Non vorrei che si trattasse di una persona che è stata vittima di intolleranze nella sua vita e a sua volta è diventata intollerante”.

 

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