Quei marziani di via Roma: dovevano tagliare i consiglieri regionali ma ci hanno preso in giro. Potevamo aspettarci qualcosa di diverso?

Posted on 1 ottobre 2011

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Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “Quei marziani di via Roma che si tengono le poltrone”.

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La decisione del Consiglio regionale di demandare alla legge Statutaria la riduzione dei propri componenti è, tecnicamente, ineccepibile. Peccato che sia tragicamente sbagliata: perché è arrivata nel modo sbagliato e nel momento sbagliato.

La politica aveva l’obbligo di dare un segnale, uno qualunque. Perché da anni l’opinione pubblica sarda chiede con forza alla politica di ridurre consiglieri e indennità, e da anni non succede nulla. Improvvisamente, qualche settimana fa, costretti a limitare i danni del provvedimento nazionale che abbatte a trenta il numero dei consiglieri regionali sardi, i nostri politici hanno in fretta e furia approvato all’unanimità in commissione un progetto di legge che ne fissava il numero a cinquanta. Una volta arrivato in aula però, la legge è stata affossata. Una presa in giro la cui responsabilità ricade soprattutto sulla maggioranza di centrodestra, sempre più allo sbando; poi sull’opposizione, divisasi nel segreto dell’urna.

Certo, chi mastica di politica sa che i motivi di questa bocciatura possono essere anche ragionevoli, ma le buone ragioni di pochi mascherano le cattive intenzioni di molti. E in ogni caso, l’opinione pubblica chiedeva un provvedimento immediato. Perché la pazienza è finita, perché ci voleva un segnale di credibilità. E invece non è successo nulla. Anzi.

E non è giusto chiedere adesso ai cittadini di capire le complicate ragioni della bocciatura. Perché una politica che da vent’anni gioca con la demagogia non può pretendere, quando gli fa comodo, di avere la piena comprensione delle proprie dinamiche da parte dei cittadini, che in questa fase storica hanno ben altro a cui pensare che non agli equilibri di potere mascherati da pulsioni nazionali, indipendentiste, sovraniste e chi più ne ha più ne metta. Così facendo, questa politica alimenta l’antipolitica.

Nell’aula di via Roma siede una maggioranza di marziani che ha ignorato colpevolmente la richiesta che arriva forte da tutta la società sarda di un rinnovamento della politica. E questo mentre si consegnavano il milione e 200 mila firme per l’abrogazione della legge elettorale, quasi centomila delle quali (un numero impressionante) raccolte nell’isola.

Una legge che riduceva a 60 il numero dei consiglieri sarebbe stato un buon compromesso e un segnale concreto. L’ineccepibile rimando alla legge Statutaria è invece la pietosa scusa di chi non vuole correre i centro metri perché dice di volersi preparare per la maratona, ma in realtà non sa fare neanche un passo. La verità è che la legge Statutaria non si farà mai e la riduzione dei componenti del Consiglio regionale sardo verrà decisa a Roma. Peggio per noi che abbiamo creduto che questa classe politica sarebbe stata in grado di portare avanti una riforma piccola piccola. Evidentemente non abbiamo ancora capito da chi siamo governati.

 

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