Il progetto del Pd è ancora valido? Secondo me no: l’elettorato ha bocciato un partito a vocazione maggioritaria. E ora chiede un’alternativa vera

Posted on 7 ottobre 2011

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Il progetto del Pd è ancora valido? Se lo chiede il mio amico Efisio Demuru in un articolo pubblicato dal nuovo quotidiano on line Liberi a sinistra e ripreso anche da Sardegna Democratica.

Chiamato ad una risposta, do la mia: no, secondo me il progetto del Pd non è più valido. Per un motivo molto semplice: un partito nato con una “vocazione maggioritaria” se è ben al di sotto della soglia del 40/45 per cento (e anzi è in continuo calo) ha fallito la sua missione. Doveva essere una portaerei, si è rivelato un traghetto, rischia di diventare uno yacht. Evidentemente la gente non voleva la portaerei, cioè non vuole un sistema politico con due soli partiti. L’idea di Veltroni non è stata accettata dalla società italiana (e infatti anche il Pdl nel frattempo è crollato).

È proprio perché il partito non ha sfondato il muro del 40 per cento che non si è arrivati ad una fusione delle classi dirigenti ex Ds ed ex Margherita e alla nascita di una nuova identità politica. Il continuo calo di consensi ha invece acuito lo scontro tra i portatori di queste due sensibilità politiche diverse, senza dimenticare poi che spesso dobbiamo parlare più correttamente di esponenti ex Pci, ex Dc ed ex Psi (giusto per non farci mancare nulla).

La crisi del Pd sardo è la stessa del Pd nazionale e poco c’entra con la qualità della classe dirigente isolana: il problema sta nel manico.

Da questo fallimento (un partito che voleva essere maggioritario e che invece si ferma tra il 25 e il 30 per cento, bene andando) ne discende un altro: la schizofrenica politica delle alleanze. L’indecisione tra l’Italia dei Valori e l’Udc (che assieme non possono stare) riflette proprio la divisione ben visibile all’interno del Pd delle sue due anime fondative.

Io penso che il Pd debba uscire da questa crisi prendendo atto della sua naturale inclinazione ad allearsi con l’Idv, con Sel, con la Federazione delle Sinistre e con i Verdi. La componente moderata del Pd rischia di andarsene? Vada pure, sarà una benefica semplificazione del quadro politico. Ma il Pd non si può essere eternamente in bilico. Anche perché l’Udc non è quello che dice ma è esattamente quello che sembra: un partito strumentalmente all’opposizione di Berlusconi in attesa che il premier tramonti, e che laddove gli è consentito è ancora stabilmente organico al centrodestra (l’esperienza sarda sotto questo aspetto è clamorosa ma nessuno ne tiene conto).

Gli elettori hanno le idee più chiare di quelle dei dirigenti politici. E non capisco perché Veltroni vagheggi governi istituzionali ed Enrico Letta proponga addirittura che il Pd candidi un banchiere alla carica di Presidente del Consiglio. L’Italia non ha bisogno di governi tecnici appoggiati da Pisanu e Scajola (sopravvalutato il primo, impresentabile il secondo) ma una sana alternativa di centrosinistra. Perché queste sono le regole della democrazia. Il fallimento italiano è stato provocato dal centrodestra ed acuito da Berlusconi. Il centrodestra senza Berlusconi fa meno schifo di quello con Berlusconi. Ma fa sempre schifo.

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Posted in: Politica, Sardegna