Domenica 23 tutti all’Exma che si parla di cultura a Cagliari! E poi la politica si riprenda il suo spazio e accantoni i “consulenti”. Volete i nomi? Eccoli!

Posted on 18 ottobre 2011

24


Finalmente si riprende a parlare di cultura a Cagliari! L’occasione verrà data da Laboratorio 5, “la giornata di raccolta di proposte ideata per rafforzare il riconoscimento del ruolo delle arti e della cultura nella vita della città di Cagliari, che si svolgerà domenica 23 ottobre nel Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà, dalle 10 alle 13.30 e dalle 14.30 alle18”, recita il comunicato stampa; che così prosegue:

“Promossa dal Consorzio Camù e coordinata dal cantante lirico e scrittore Gian Luca Floris, l’iniziativa vuole essere un momento di dialogo e scambio in cui gli amministratori pubblici, gli artisti e gli operatori culturali professionisti, i potenziali finanziatori e le piccole e medie imprese sono invitati a partecipare, con 5 minuti a testa, per discutere liberamente sullo scenario e le dinamiche in atto.

Le circa cinquanta relazioni in programma, rappresentative delle diverse professionalità dello spettacolo e della cultura operanti sul territorio cittadino, saranno calibrate su cinque  aree tematiche: Gli spazi della cultura – La produzione culturale – L’educazione al patrimonio culturale e alla sua fruizione – I servizi alla cultura – Aspetti economici dell’investimento in cultura.

Fra gli interventi previsti anche quello di Alessandro Hinna, docente di Organizzazione e cambiamento nelle aziende e amministrazioni pubbliche, presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, che svolge, ai massimi livelli in Italia, attività di ricerca e formazione sui temi della gestione dei beni e delle attività culturali per aziende pubbliche e organizzazioni non profit”.

A Cagliari c’è bisogno di fare il punto dopo i dieci anni di disastri provocati da Emilio Floris, Giorgio Pellegrini, Ada Lai e dintorni.

Secondo me tra i tanti lasciti negativi spicca quello delle rendite di posizione. La città è ingessata per effetto di baronati che non hanno più ragion d’essere, né artistico né politico. È necessario ricomporre un quadro oggettivo e lavorare per dare spazio e risorse a chi ha più idee. E Cagliari è ricchissima di realtà emergenti e di grande qualità.

Il lavoro da fare è immane, ma il programma presentato dal sindaco Zedda è un buon punto di partenza, sia per l’attenzione data alla cultura e allo spettacolo, sia per alcune proposte operative (i bandi per gli spazi comunali e l’affidamento di altri spazi dismessi, ad esempio).

Ci sono le rendite di posizione, dicevamo. Con la vicenda Anfiteatro il Comune sembra avere decisamente voltato pagina e iniziato un percorso virtuoso, senza cedere alle pressioni dei soliti e dei soliti giornali amici del potere, qualunque esso sia.

Il punto è che la politica (soprattutto di sinistra) ha smesso da tempo di interessarsi di cultura e spettacolo e ha delegato ad alcuni operatori “amici” il compito di impostare e risolvere i problemi. Alcuni operatori da anni hanno dunque da tempo uno straordinario potere di condizionare le scelte. Sono ascoltatissimi negli assessorati e nelle presidenze in maniera bipartisan.

I loro nomi? Massimo Palmas (Sardegna Concerti), Lelio Lecis (Teatro delle Saline), Antonio Cabiddu (prima Teatro Stabile di Sardegna e Cedac, ora solo Cedac) e Lello Giua (Associazione enti Locali per lo Spettacolo). A loro aggiungerei (ma non è un operatore bensì un politico) Maurizio Porcelli, che da consigliere comunale del Pdl è stato a lungo contemporaneamente presidente della Commissione Cultura, presidente della Scuola Civica di Musica (finanziamenti per mezzo milione di euro all’anno dal Comune) e componente del Consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari (carica che ancora conserva).

Sono questi signori (tutti straordinari professionisti) che da lungo tempo dall’alto della loro indubbia competenza nel settore orientano (legittimamente, per carità) le scelte delle amministrazioni pubbliche di tutti i colori a Cagliari e dintorni, ormai totalmente e colpevolmente disinteressate ai temi della politica culturale.

Ecco, sarebbe il caso che i nostri rappresentanti in Consiglio comunale studiassero un po’ di più, si chiarissero le idee e si riprendessero il potere di definire le linee di intervento in questo importantissimo settore, senza demandarle a degli operatori di riferimento, spesso non proprio disinteressati.

L’amministrazione torni ad essere protagonista delle scelte di fondo, ponga delle regole nuove per la gestione degli spazi, non lasci spazi di intermediazione ma si riprenda la scena. Oggi a Cagliari non esiste un consigliere di maggioranza che conosca le leggi dello spettacolo e le problematiche del settore. È chiaro che se poi c’è un problema ci si deve rivolgere agli stimatissimi consulenti. E alla fine la situazione è quella ched è (licenza poetica).

 

Advertisements