Le immagini di Gheddafi morto come il video di Belen: sempre di pornografia si tratta. Ce lo spiega Susan Sontag

Posted on 21 ottobre 2011

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Ho cercato nel libro “Davanti al dolore degli altri” di Susan Sontag (Mondadori, 2003) una risposta al mio turbamento davanti alle immagini del corpo di Gheddafi oltraggiato in più modi. Immagini che da ore mi bombardano sempre uguali e sempre diverse, tragica variazione su un unico tema: l’orrore. Il libro propone un lungo excursus storico intorno alle immagini di guerra e al loro uso. E fra le tante interpretazioni che propone, vi segnalo questa:

Le intenzioni del fotografo non determinano il significato della fotografia, che avrà vita propria, sostenuta dalle fantasie e dalle convinzioni delle varie comunità che se ne serviranno. (pag. 33)

Quindi sta a noi decidere che senso dare alle immagini di Gheddafi morto. Sono un monito contro le dittature? Oppure identificano il “Sic transit gloria mundi” berlusconiano? Chi fanno capire che cos’è la guerra? Che cosa?

Scrive la Sontag:

Possiamo anche sentirci obbligati a guardare fotografie che documentano grandi crimini e crudeltà. Ma dovremmo sentirci altrettanto obbligati a riflettere su quel che significa guardarle, sulla capacità di assilimilare realmente ciò che esse mostrano. Non tutte le reazioni provocate da tali immagini sono controllate dalla ragione e dalla coscienza. La maggior parte delle rappresentazioni  di corpi martoriati e mutilati suscitano in effetti un interesse pruriginoso. (…) Qualunque immagine mostri la violazione di un corpo attraente è, in una certa misura pornografica. (pag. 83)

Le foto di Gheddafi morto come l’ormai celeberrimo video di Belen. La stessa cosa.

 

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Posted in: Giornalismo