Muore prima l’Italia o Berlusconi? Muore prima la Sardegna o Cappellacci? Solo le elezioni in tempi rapidi ci salveranno

Posted on 5 novembre 2011

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In questi giorni di buio e pioggia, siamo tutti lì a capire se, politicamente parlando, muore prima l’Italia o Berlusconi. È una bella lotta, una “agonia a due” di cui non si sentiva il bisogno; ma lo spettacolo è gratis e allora godiamocelo.

Nella fine penosa di Berlusconi c’è qualcosa di grandioso. L’uomo che non si arrende al suo destino suscita sempre ammirazione. Del presidente del Consiglio mi ha sempre colpito moltissimo questa sua incrollabile convinzione che l’Italia non possa fare a meno di lui. Invece prima o poi succederà, e di colpo capiremo che sarà tutto più facile, anche sbagliare senza doversi trovare ogni volta sull’orlo del precipizio.

Che dire poi della tenerezza che provocano dichiarazioni usurate dal tempo di figure politiche da operetta? “Se si allarga la maggioranza è un colpo di stato”, dice il ministro Calderoli: che ovviamente non ha il senso dello stato ma che non rischia neanche colpi perché la nostra resta sempre una democrazia sorridente. Perché le nostre mamme ci hanno educato così bene?

Berlusconi muore ma non si arrende: è un suo diritto. D’altronde, anche monsieur de La Palisse un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo.

I suoi fedelissimi invece reagiscono in maniera scomposta. C’è chi fa finta di niente e dimentica di essere al suo fianco da quasi vent’anni; chi si agita; chi tenta improbabili conversioni politiche.

Il presidente della Regione Ugo Cappellacci va tenuto d’occhio: la sua fuga dalla realtà ha qualcosa di epico. Vistosi ormai abbandonato al suo destino, da mesi cerca di costruirsene uno. Ormai è in campagna elettorale. “Perché, pensa pure di ricandidarsi?”, mi ha detto un mio amico, digiuno di politica. “E perché no?”, gli ho risposto io. Ma solo perché non vedo l’ora che arrivino le prossime elezioni regionali. Ma anche le prossime politiche. Insomma, io vorrei votare, e anche in fretta. E se Berlusconi e Cappellacci si ricandidano, tanto meglio.

“E la sinistra chi candida?”, ribattono sarcasticamente . Come se fosse un problema loro, e come se loro non avessero un problema simile. Ma è solo una domanda retorica da parte di una destra che evidentemente la lezione delle ultime elezioni comunali a Cagliari non l’ha ancora capita.

 

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Posted in: Politica, Sardegna