Perché non cade Cappellacci? Perché lo salva l’anomalia sarda: l’Udc e Fli in maggioranza e non all’opposizione. E a Fini e Casini sta bene così…

Posted on 9 novembre 2011

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Ficcadenti spesato a son’e corru, Berlusconi sull’orlo del baratro… e Cappellacci? La domanda sorge spontanea, visto che non c’è due senza tre. Ma il tre non è come l’uno, che passa ogni cinque minuti, signora mia! Per questo l’Ugo regionale è ancora lì, pur essendo palesemente un dead man walking (politicamente parlando, s’intende).

La forza di Cappellacci sta nella sua disperazione, è chiaro. Più precisamente, nella sua volontà di stare al potere senza avere nulla da fare e da dire, se non stare al potere. Ma questo non basta. C’è una caratteristica che consente al sistema politico sardo di tenere in piedi un presidente inesistente, insieme ad una giunta inesistente, sorretti da una maggioranza ancora più inesistente.

L’anomalia sarda è la seguente: l’Udc a Roma è all’opposizione mentre qui è il più federe alleato del Pdl. Anche Fli, nella capitale evidentemente ospite a Berlusconi, a Cagliari è rientrata nei ranghi. Gli schemi nazionali in Sardegna non valgono più da un pezzo, e questo aumenta la confusione, impedisce di fare ragionamenti coerenti (sempre che in politica, e di questi tempi, ne esistano). Da noi non esiste una via d’uscita semplice a questa crisi politica, proprio perché la nostra supposta “specificità” è un alibi straordinario per consentire a singoli leader di giocare la loro partita in maniera personale.

E infatti chi tiene in piedi la baracca non è certo Cappellacci e neppure il suo scalcinatissimo Pdl, ma due “fuoriclasse” come Giorgio Oppi e Mario Floris, alla guida di due partiti personali. Il primo guida l’Udc liberato da ogni dissidenza (guardate che fine ha fatto Capelli) e rappresenta il nerbo di questa maggioranza, il vero presidente ombra che si può permettere il lusso di dire e fare esattamente il contrario di quello che dice e fa il suo segretario nazionale, e questo senza che Casini apra bocca . Il secondo ha una grande esperienza e capacità di manovra (ma vi siete dimenticati di quando con un misero tre per cento riuscì a diventare presidente della Regione e fregare Mauro Pili?).

La situazione sarda è dunque più che anomala e per dimostrarlo basta fare un esempio semplice semplice. Cosa succederebbe se (e l’ipotesi è tutt’altro che campata per aria) fra qualche mese si dovesse andare a votare contestualmente per le elezioni politiche e per le regionali? L’Udc e Fli farebbero due campagne distinte? Lo stesso dicasi, in misura diversa, per il Psdaz.

In Sardegna oggi vince chi gestisce la politica in modo personale, clientelare e totalmente slegato dalle volontà dai partiti. In questo Cappellacci sta seguendo le orme di Oppi e Floris (senza averne ovviamente il calibro). E se dovesse avere la straordinaria idea di ripresentarsi alle regionali, temo per lui che i risultati non sarebbero quelli sperati. Soprattutto se non dovesse avere l’appoggio di Oppi, senza il quale può tranquillamente immaginare un ritorno nel suo ufficio a compilare Modelli Unici a manetta.

Al Partito Democratico e al centrosinistra l’ardua sentenza: semplificare il quadro politico e presentarsi alle prossime elezioni senza imbarcare né l’Udc né i sardisti; oppure cercare di spazzare via definitivamente il Pdl facendo un alleanza con Oppi e i Quattro Mori?

Una cosa è certa: l’anomalia sarda non esiste. Non c’è nessun motivo perché l’Udc e Fli stiano nell’isola al governo insieme al Pdl. I motivi sono altri. E li conosciamo bene tutti.

 

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Posted in: Politica, Sardegna