In ricordo di Antonio Romagnino, l’intellettuale di Cagliari. Il suo insegnamento: amare la città, studiare la città, raccontarla ai giovani. Il suo sorriso ci mancherà

Posted on 13 novembre 2011

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Ogni città ha il suo intellettuale: il nostro era Antonio Romagnino. Perché lui Cagliari l’ha studiata e amata in maniera speciale. Non era un accademico, e questo (in anni in cui solo l’università si piccava dare patenti di qualità) lo aveva reso inviso ad una certa intellettualità “impegnata”. La sinistra non gli perdonava di non essere “organico”, la destra di non avere idee di destra. Eppoi era un divulgatore, condivideva il suo sapere con tutti, si “abbassava” al livello delle persone normali. Era un intellettuale ma non era un uomo di potere. Peccato mortale.

Antonio Romagnino era dunque un intellettuale speciale. Unico in una città ancora molto provinciale, dove l’appartenenza contava più delle idee.

Ma lui stava dalla parte della democrazia. Uno dei suoi meriti è stato quello di portare in città una ventata nuova, capace com’è stato di rapportarsi ai cittadini e alla loro forma più spontanea di organizzazione: l’associazione. Romagnino amava le associazioni e i comitati, consapevole com’era che soltanto una cittadinanza consapevole e in grado di portare davanti all’opinione pubblica le istanze più disinteressate, poteva far crescere la città. Oggi tutti si riuniscono e chiedono di essere ascoltati, ma vi assicuro che venti-venticinque anni fa a Cagliari non c’era tutta questa attenzione verso le istanze espresse fuori dalle sedi canoniche. Romagnino era fuori dai giochi, ma con i cittadini. Sempre.

In questo la sua esperienza americana (catturato durante la seconda guerra mondiale, passò molti mesi in un campo di prigionia negli Stati Uniti) lo segnò moltissimo e fu per lui una vera scuola di democrazia.

Ecco, Antonio Romagnino era un democratico vero, sincero. Un uomo libero che credeva nella capacità dell’opinione pubblica di modificare le scelte fatte dalla politica. E infatti fu sempre in prima linea nelle battaglie di impegno civile, padre nobile di un movimento attento alla salvaguardia dell’ambiente e dei beni monumentali cittadini (fu il primo presidente di Italia Nostra in città) che in molti volevano liquidare. Ma Romagnino non si poteva liquidare con facilità, anzi.

A metà degli anni ’90 , quando crebbe e si organizzò un vasto movimento a difesa della necropoli di Tuvixeddu, Romagnino c’era. La sua presenza non passava certo inosservata ed era una spina nel fianco di quella borghesia al potere che lui aveva conosciuto e che aveva per decenni educato nelle aule del Liceo Dettori, di cui fu insegnante.

Il vecchio professore (che avrebbe potuto fare carriera e non la fece) bacchettava i suoi ex allievi, che invece la carriera l’avevano voluta fare a tutti i costi, anche a costo di rovinare la città. Così, mentre la borghesia cagliaritana si buttava senza pudore tra le braccia di Berlusconi, Romagnino rimaneva e rimase sempre fedele ai suoi valori di una democrazia autenticamente liberale. Solo e controcorrente, perché quella borghesia che lui aveva contribuire a formare, spesso e volentieri lo tradiva.

Lui invece amava Cagliari, e la difendeva. Quando la città si ritrovò nel 2000 con l’Anfiteatro romano deturpato da un’orribile gradinata il legno, il primo a lanciare l’allarme fu lui dalle colonne dell’Unione Sarda.

Quello del Terrapieno era il suo giornale. Amato e odiato, immagino. Ma lui non voleva perdere il contatto con la gente, e il giornale credo che soltanto in virtù della sua autorevolezza ne tollerasse gli articoli e le prese di posizione che andavano in direzione ostinata e contraria rispetto alla linea.

Romagnino era l’intellettuale di Cagliari, ma non solo perché era nato in città. In una regione in cui l’accademia sassarese fortemente intrisa di politica da una parte e la tradizione letteraria nuorese dall’altra polarizzavano il dibattito culturale relegando ai margini il capoluogo, Romagnino ricordava l’importanza della cultura urbana, il suo ruolo di motore di sviluppo. Cagliari era dunque raccontata con rimandi ai grandi intellettuali europei che avevano studiato il fenomeno urbano, e questo arricchiva lo sguardo su una realtà che ancora faticava a capire le sue potenzialità.

Poi c’era l’amore. Antonio Romagnino amava Cagliari. E questo amore lo ha trasmesso a tanti.

Le sue pagine resteranno, le sue “passeggiate cagliaritane” saranno un esempio, così come il suo insegnamento: amare la città, studiare la città, raccontarla ai giovani. Ma Antonio Romagnino aveva una cosa speciale che gli intellettuali spesso non hanno: il sorriso. Un sorriso che stemperava ogni polemica, che chiudeva ogni conversazione, che apriva al dialogo e al confronto con le persone con le quali, fino a qualche momento prima, magari ci si era confrontati duramente. Quel sorriso ci mancherà e lo porteremo con noi e dentro di noi tutta la vita.

Antonio Romagnino ci ha lasciati venerdì all’età di 94 anni.

Grazie Antonio, Cagliari ti è riconoscente.

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