Psichiatria in Sardegna, è allarme rosso: la Regione taglia l’assistenza, i pazienti e le famiglie sono abbandonate a se stesse. Lo sapevate?

Posted on 13 novembre 2011

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Ci sono dei drammi che non si comprendono finché non si vivono in prima persona. E se non si vivono in prima persona, bisogna avere la fortuna di incontrare qualcuno che li racconti facendoceli sentire nostri. Uno di questi drammi è quello della salute mentale.

Ieri ho partecipato alla quinta Giornata della Salute Mentale, organizzata ad Alghero dall’associazione Il Labirinto. E’ stata una giornata intensa, toccante e molto partecipata. E quello che è emerso è inequivocabile: il sistema sanitario sardo sta abbandonando i disabili mentali e le loro famiglie. La situazione è ormai disperante.

Il progetto di tenere aperti i Centri di Salute Mentale 24 ore su 24, presente nel Piano Sanitario regionale voluto da Nerina Dirindin, è stato affondato dal centrodestra. Ad Alghero il Csm apre oggi con orari di ambulatorio: il lunedì otto ore, il martedì quattro, e così via. Ma il fine settimana è chiuso, cosicché se un paziente ha bisogno di assistenza finisce dritto dritto in ospedale, nei cosiddetti Spdc, i reparti di Psichiatria. Vi sembra una cosa normale?

La differenza tra i due trattamenti è evidente: un conto è essere assistito in un centro, dove magari si può restare per poche ore, un altro è essere ricoverati in reparto. E’ chiaro che poi i posti letto in reparto non bastano mai. E siccome il potere dei primari si pesa in posti letto, una certa classe medica ha tutto l’interesse a depotenziare le strutture territoriali e a riempire gli ospedali.

In Sardegna la regressione nella qualità dell’assistenza è stata impressionante. Il dottor Antonello Pittalis, responsabile del Centro di Salute Mentale di Sassari, ha raccontato come l’attuale dirigenza della Asl 1 abbia dimezzato gli operatori sul territorio.

Non solo, Sassari ha vissuto un caso pazzesco: la chiusura di una casa dove un gruppo di disabili mentali aveva deciso di andare a vivere in piena libertà, condividendo un’esperienza nuova. Ritenendo quella casa una sorta di residenza sanitaria non autorizzata, la Magistratura l’ha fatta sgomberare una bella mattina da otto carabinieri che hanno costretto le persone presenti a trasferirsi in alcune strutture della Asl. Pittalis è finito sotto inchiesta e lo stesso la responsabile della cooperativa sociale che seguiva le persone con disabilità.

Per fortuna Sassari si è ribellata e ha costituito un comitato che ha anche girato un video di solidarietà.

A Cagliari la situazione non è migliore: del progetto “Abitare assistito” ora si occupa la procura, visto che il Comune di Cagliari per due anni ha preso in affitto a dei privati due appartamenti in via Cornalias alla modica cifra di 1500 euro di affitto mensile l’uno, senza però mai farli abitare dai disabili mentali ai cui erano destinati. Strano, vero?

La situazione è disperata ed è bene che si inizi a dirlo a voce alta. Le testimonianze che si sono susseguite sono state toccanti. Un padre con la figlia gravemente malata non è riuscito a trattenere le lacrime, ricordando come oggi la ricerca spasmodica dei falsi invalidi umili le famiglie che vivono un dramma evidente.

Poi ci sono stati i documentari. La giornalista Silvia Bacci ha presentato il reportage realizzato per conto di “La Storia siamo noi” dal titolo “Vuoti a perdere?”, un impressionante viaggio nella psichiatria in Italia con il racconto della rivoluzione promossa da Basaglia negli anni ’70, l’approvazione della legge 180 e la chiusura dei manicomi. Un documentario eccezionale.

In tanti non hanno saputo trattenere le lacrime quando Massimo ha condiviso la sua esperienza e la sua voglia di ricominciare. “L’orizzonte del mare” è il documentario che racconta la vicenda di questo ragazzo bergamasco che ai suoi problemi di salute ha aggiunto un viaggio travagliato nel mondo della tossicodipendenza, una situazione familiare difficile, e un drammatico ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario. Il documentario (prodotto dall’associazione LiberaMente di Bergamo) ripercorre anche le vicissitudini della psichiatria in Italia, l’utopia possibile immaginata da Franco Basaglia, e racconta come in quattro diverse città italiane (Trieste, Torino, Mantova e Caserta) si affronta con coraggio e con successo l’assistenza psichiatrica, con centri aperti 24 ore su 24 e i reparti praticamente vuoti.

Massimo ha parlato, e con lui coloro che gli stanno più vicino in questo momento: il suo amico Maurizio Salvetti (voce narrante nel video), Beatrice Catini (del Comitato scientifico dell’associazione LiberaMente) e il regista Fabrizio  Zanotti.

E in Sardegna? “La nostra politica di rinnovamento è stata forse troppo ambiziosa, abbiamo voluto portare il cambiamento in tutti i territori, e quanto è ancora scritto nel Piano Sanitario Regionale non è di fatto attuato. però la strada era quella giusta”, ha detto l’ex assessore Dirindin.

Oggi però le famiglie dei disabili mentali non sanno più che fare, si sentono abbandonate. Il progetto del centrodestra di smantellare l’assistenza territoriale e di riportare i pazienti negli ospedali va avanti in maniera impressionante. Perché negli ospedali c’è il potere, nei Csm aperti sette giorni su sette 24 ore su 24 invece una minaccia ad un sistema che non vuole cambiare.

Quando si parla di sanità, tutti parlano di ospedali e posti letto e pochi di salute mentale. Ma in questo settore la situazione è gravissima e i disagi delle famiglie enormi. Perché, anche se la 180 esiste da tanti anni, c’è chi di fatto la sta aggirando e ne tradisce lo spirito.

Agli amici dell’associazione Il Labirinto e a tutte le famiglie un solo invito: non mollate.

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Posted in: Sardegna