Peste suina, una vergogna tutta sarda. La politica è inefficace, i sindaci hanno paura e molti allevatori sono disonesti. E se chiamassimo l’esercito?

Posted on 21 novembre 2011

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Nulla (o poco) cambia in Sardegna. E infatti molti problemi si ripropongono pari pari di anno in anno, di decennio in decennio. Penso che tutti siamo rimasti almeno una volta a bocca aperta davanti alla trasmissione di Videolina “Vent’anni dopo”. Stessi problemi e, spessissimo, stesse facce. Come se il tempo si fosse fermato.

Crisi della chimica, crisi industriale, le fabbriche di Ottana che chiudono, quelle di Portovesme e di Macchiareddu che stentano, le servitù militari, il disagio delle zone interne, la disoccupazione giovanile…

Certo, forse c’è anche un modo un po’ stereotipato dell’informazione di raccontare la realtà per cliché, ma non c’è dubbio che molti problemi persistono. Uno di questi è la peste suina.

Ora, dai giornali apprendiamo che la nostra è l’unica regione d’Europa a non aver debellato questa malattia. Sappiamo anche che il governo ha bloccato le importazioni di insaccati prodotti con carne isolana e che molte aziende che hanno rispettato le regole rischiano di entrare in crisi.

Un’efficace inchiesta condotta dalla Nuova Sardegna ci ha recentemente spiegato come, per effetto degli indennizzi, un maiale sano valga sul mercato isolano 350 euro mentre per uno malato si pagano anche 500 euro. Se non si ha una seria struttura produttiva alle spalle, conviene avere maiali malati perché si guadagna di più.

La malattia si debella regolarizzando il pascolo brado degli animali, organizzando allevamenti moderni, impedendo la macellazione domestica. Tutte cose che, nonostante la pioggia di milioni di euro arrivata negli anni, non sono mai state realmente fatte. La colpa è anche delle associazioni di categoria, che per non perdere il consenso dei loro associati si limitano a chiedere soldi senza pretendere in cambio atteggiamenti virtuosi. E infatti la peste suina c’è ancora.

I sindaci poi hanno paura. Perché il pascolo brado spesso avviene sui terreni gravati da usi civici. Ma ce lo vedete voi un primo cittadino dei un paese dell’interno disporre delle ordinanze che impediscono il pascolo brado? Io no.

Insomma: la Regione (di destra o di sinistra) emana norme che nessuno poi farà rispettare, le associazioni di categoria degli allevatori fanno gli interessi anche degli allevatori disonesti, i sindaci hanno paura. Ma a questo punto, visto che non ne caviamo piede da trent’anni, perché per aiutarci a debellare la peste suina non chiamiamo l’esercito? In Spagna hanno fatto così. E ha funzionato.

Come? Non vi piace l’idea? La sentite lesiva della fierezza delle nostre popolazioni e delle nostre tradizioni? Veramente?

 

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Posted in: Sardegna