Doppio Bellu! Il direttore diventa anche editore di Sardegna 24! La rottura con Soru e le incognite per un giornale dove in cinque mesi se ne sono viste di tutti i colori

Posted on 23 novembre 2011

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Da ieri Giovanni Maria Bellu è il proprietario di Sardegna 24, il giornale che dirige dal giorno della sua prima uscita (1° luglio). La notizia (che circolava da tempo) l’ha data lui stesso nell’editoriale di oggi, e segna un nuovo, ulteriore passaggio nella vita travagliatissima di questo quotidiano.

È evidente che i tanti cambi in corsa che hanno contrassegnato il breve percorso della testata sono dimostrazione di un sostanziale fallimento del progetto. Sardegna 24 doveva mettere assieme un quotidiano ad un sito e ad una radio in maniera innovativa, e non è stato in grado di farlo. La dimensione regionale ipotizzata per sfidare l’Unione Sarda e la Nuova Sardegna si è rivelata controproducente e, complice la chiusura della tipografia di Macomer, è stata abbandonata e la foliazione è stata drammaticamente ridotta.

Ora un cambio più radicale, segno che, secondo Bellu, il problema stava nel manico, cioè nella compagine editoriale. E in effetti, è proprio così. Il piano è crollato in pochi mesi, a dimostrazione che chi ha finanziato la società non sapeva bene in che situazione si stava imbarcando.

Voglio dirlo subito e con grande chiarezza: non è serio mettere insieme una squadra di giornalisti, far nascere un giornale e poi tirarsi indietro dopo poco meno di cinque mesi. Questa si chiama irresponsabilità. Imprenditori seri sostengono un’iniziativa per almeno un anno, qui sono bastati pochi mesi di difficoltà per farli desistere.

La prima grande contraddizione che ha segnato Sardegna 24 è stata l’ambigua presenza di Renato Soru. L’ex presidente della Regione è stato l’ispiratore del giornale, ma non il finanziatore (come lo stesso Bellu oggi chiaramente scrive). A “metterci i soldi” sono stati alcuni imprenditori vicini a Soru. Ma è evidente che la linea del giornale è stata smaccatamente a favore dell’ex presidente, quasi stucchevole nel ricordarci cosa succedeva “quando c’era lui”.

Bellu ha subìto questa linea o l’ha sposata? E nel nuovo Sardegna 24 troveranno dunque ancora spazio i Dadea, i Mannoni, le Mongiu e tutta la nobilissima pattuglia di ex (compreso Marcello Fois che, sia detto per inciso, a tratti è sembrato essere il vero direttore del giornale, l’interprete più autentico del suo spirito)? Queste firme hanno reso del giornale più un foglio illeggibile di nostalgici che uno strumento di comprensione della realtà isolana. E il risultato in edicola è stato chiarissimo.

Mi chiedo dunque che giornale sarà senza l’imprinting soriano, che linea politica avrà. Se sarà più equilibrata, più raziocinante e meno urlata, con meno slogan e più ragionamenti (la trovata delle “Domande e Risposte” di Marcello Fois alla pubblicità della Regione sul Ppr è stata fulminante; ma aver ripetuto l’escamotage è stato perdente, la prosa di Fois quasi uguagliava in inconsistenza quella dell’anonimo pubblicitario regionale).

L’altra contraddizione è più giornalistica. Ho spesso avuto l’impressione che Bellu volesse fare un giornale senza notizie, dove a orientare i lettori fossero essenzialmente i commenti. Questa linea a mio avviso si è rivelata assolutamente perdente. Si sono viste aperture strampalate, laddove era molto più semplice raccontare ciò che tutti raccontavano ma con un linguaggio e con argomenti diversi. Il giorno che aprono le scuole non si può proporre un’inchiesta su (che ne so) l’ennesimo caso di abusivismo edilizio, e rimandare l’inchiesta sulle scuole il giorno che magari la notizia era quella del maltempo.

I lettori vanno anche assecondati, bisogna trovare un equilibrio tra ciò che l’agenda setting impone (scusate il tecnicismo) e le idee della redazione. Sardegna24 hainvece fatto un gioco pericoloso e, consentitemi la critica, assai presuntuoso. Questa presunzione è stata punita severamente, e basta parlare in giro con la gente, con le persone normali, per capire che la gente da un giornale vuole notizie, non sermoni. E infatti oggi Sardegna 24 vende meno di duemila copie.

Nel nuovo Sardegna 24 ci saranno più notizie e meno commenti? Più cronaca e meno editoriali? Più giornalisti e meno scrittori? Staremo a vedere.

Infine una questione che rischia di diventare “la” questione. Oggi Bellu titola il suo editoriale “Il giornale dei giornalisti”, ma mi permetto di obiettare che la notizia non è questa. Di giornali di giornalisti è pieno il mondo (ce n’è perfino già uno a Cagliari e si chiama Sardegna Quotidiano, edito da una cooperativa). La notizia è un’altra, perché di giornali il cui direttore diventa anche editore io non ne conosco molti.

Temo che il mio amico Bellu, diventando editore, si sia infilato in un ginepraio, in una palude vietnamita da cui sarà difficile uscire. E lo dico a ragion veduta perché per anni sono stato tra i proprietari di Radio Press, nata nel 1995 proprio come “radio dei giornalisti”, e quindi so di cosa parlo.

La radio si è salvata quando nel 2005/2006 è stata ceduta un gruppo privato, e da quel momento è esplosa. Certo, anche per noi la situazione è critica, ma come lo è per tutte le imprese editoriali. Bellu invece sta facendo un percorso al contrario. Aveva degli imprenditori che sostenevano il progetto, ora invece è sostanzialmente da solo e si sta facendo carico lui in prima persona dell’impresa. Scusatemi l’immagine cruda, ma per me è come voler imboccare l’autostrada in contromano.

E visto che lui ora è l’editore, se fossi un suo giornalista molto pragmaticamente gli chiederei: qual è il piano editoriale? Con quali soldi si va avanti? Se per il primo anno siamo in perdita, chi ci mette quanto serve di tasca?

Non solo: da editore, Bellu dovrà fare i conti con la sua redazione in maniera più complessa. Un piccolo giornale può avere un direttore-editore, con un quotidiano come Sardegna 24 i pericoli mi sembrano superiori ai vantaggi. Un giornalista deve sentirsi libero di criticare e,se serve, anche di contestare il suo direttore; ma se questo è anche il suo datore di lavoro, è evidente che la dialettica interna è mortificata.

Bellu sarà percepito più come editore che come direttore, e in questa sua nuova veste dovrà anche affrontare le possibili vertenze sindacali. Ad esempio, da qualche settimana un collaboratore del giornale denuncia pubblicamente di non essere mai stato pagato. Il ragazzo ha ragione ma se la prende (a torto) con Bellu. Dico a torto perché un direttore non è responsabile del mancato pagamento dei dipendenti e dei collaboratori, quelle sono responsabilità degli editori. È chiaro che da oggi però Bellu dovrà anche accollarsi questa responsabilità, spinosissima.

Insomma, la situazione è più chiara ma resta complessa. Certo, Bellu ha ragione quando dice che la Regione sostiene alcuni gruppi editoriali in maniera smaccata. Piuttosto sorprende che con questa disparità di trattamento nessuno degli editori di Sardegna 24 avesse pragmaticamente fatto i conti. L’analisi del mercato è il primo passo da compiere, ma qualcuno ha pensato bene di far nascere un giornale in quattro e quattr’otto, e ora si vedono i risultati.

Ora Sardegna 24 va con le sue gambe. Riuscirà Sardegna24 avincere la sfida dell’edicola? Riuscirà il direttore-editore a risolvere i problemi, a fare un giornale migliore di quando era solamente direttore? Spero di sì, perché la libertà di informazione vive nel pluralismo.

Al mio amico Giomaria e ai colleghi di Sardegna 24 auguro, di cuore, tanti tanti auguri per questa nuova avventura.

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