La farsa del nuovo stadio del Cagliari ad Elmas segue un copione già conosciuto: quello del “facciamo i conti senza l’oste e poi diamo la colpa alla burocrazia”!

Posted on 24 novembre 2011

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La vicenda del nuovo stadio del Cagliari ad Elmas è esemplare ma non originale. Esemplare perché mette in evidenza come la politica spesso anteponga gli interessi dei privati a quelli della collettività; non originale perché lo schema che ora viene seguito lo abbiamo già visto in altre occasioni (ad esempio per i casi di Tuvixeddu e dell’Anfiteatro Romano). E anche i protagonisti sono gli stessi. Stessi argomenti, stessi politici, stessi giornali. 

Un articolo illuminante sull’intera vicenda lo ha proposto qualche settimana fa la Nuova Sardegna. Intervistato dal giornale, il preside della facoltà di Giurisprudenza e docente di diritto dei Trasporti Massimo Deiana, ha detto una cosa semplice semplice: “Un aeroporto si può espandere solo nelle aree vicine all’aeroporto, uno stadio si può costruire ovunque”. Chiaro no?

E se a questa lapalissiana affermazione aggiungiamo che l’Enac (l’ente nazionale che garantisce la sicurezza dei voli) ha dichiarato più e più volte, in maniera formale e informale, che mai consentirà la costruzione di uno stadio a 500 metri di distanza dalla pista principale di un aeroporto, è evidente che per il nuovo impianto del Cagliari a Santa Caterina non c’è proprio speranza.

Peraltro, il presidente dell’Enac Vito Riggio lo scorso mese di luglio ha detto parole chiarissime, così come chiarissime sono le norme approvate dall’ente poche settimane fa e che esplicitano ulteriormente quanto il buonsenso suggerisce: costruire uno stadio a ridosso di un aeroporto è una cazzata. Una solenne cazzata. Come realizzare una enorme gradinata all’anfiteatro romano solo per favorire gli organizzatori di spettacolo ma rovinando il monumento. Come cementificare un’area a ridosso di un’importante area archeologica, solo per favorire i costruttori privati ma distruggendo un paesaggio unico. Come appunto realizzare un impianto sportivo in un’area a rischio sicurezza solo per favorire un imprenditore privato e bloccando un progetto di pubblica utilità, come la naturale espansione dell’aeroporto più importante della Sardegna.

La politica però se ne frega, va avanti, seguendo lo schema “Facciamo i conti senza l’oste”. È uno schema di enorme efficacia e funziona così.

Un’amministrazione pubblica prenda un progetto di un privato e lo sposi come progetto di interesse pubblico. Il progetto deve avere ovviamente un forte impatto mediatico e elementi fortemente controversi. Dopodiché l’amministrazione si assicuri la complicità di un organo di informazione amico e il sostegno di altre amministrazioni. Le quali non si tireranno indietro, perché il progetto dà molta visibilità ed opporsi ad esso equivale a mettersi contro una parte consistente dell’elettorato.

Tutto sembra filare liscio, fino a quando non interviene un organo di controllo nazionale che dà lo stop al progetto: è l’oste che non si fida dei conti fatti dal suo avventore e decide di intervenire. In un paese normale tutto si fermerebbe, da noi invece succede esattamente il contrario: il progetto, già bocciato in partenza, subisce un’accelerazione.

Nonostante lo stop, le amministrazioni danno il via lo stesso ai procedimenti amministrativi necessari alla realizzazione dell’opera. I motivi sono evidenti: da una parte l’organo di controllo viene messo sotto pressione davanti all’opinione pubblica, dall’altra le amministrazioni fanno una bella figura con i loro elettori. E se tutto alla fine dovesse andare male, si sa già a chi addossare la colpa del fallimento. Ah, la burocrazia malvagia e corrotta!

Le amministrazioni dunque se ne fottono. Anche quelle che in realtà sono contrarie al progetto ma non vogliono stare fuori dal gruppo. Sono unite e forti. Hanno pure un giornale dalla loro parte. D’altra parte, è più facile far credere alla gente che gli interessi del privato siano gli interessi di tutti, piuttosto che difendere realmente un interesse pubblico. Il privato poi ci mette del suo, inizia a sbraitare contro l’organo di controllo, in nome ovvimente anche della sardità tradita e del colonialismo.

Certo, non tutto fila per il verso giusto. C’è sempre chi si oppone. Ma contro costoro basta avere uno o più parlamentari amici (se amici dell’imprenditore, è meglio), specializzati in cause perse e difese d’ufficio a poteri forti e fortissimi, che al momento opportuno sganciano sul ministro di turno l’interrogazione velenosa ad alto impatto mediatico basata su elementi evidentemente farlocchi; per il resto ci pensa il solito giornale a muoversi come se fosse l’addetto stampa del privato, esaltando le potenzialità del progetto così controverso e oscurando gli elementi negativi, magari rispondendo direttamente agli altri giornali che osano riportare notizie non gradite (l’ufficio stampa, appunto).

Questo schema è stato seguito per distruggere l’Anfiteatro romano e per cercare di cementificare Tuvixeddu. Ora tocca al nuovo stadio di Elmas. Quali sono i giornali e i politici che ritroviamo sempre in queste vicende, siete voi che dovete dirmelo. Occhio che non è facile riconoscerli!

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