Prepararsi all’impatto! Arriva la crisi e la Regione taglia brutalmente la cultura e lo spettacolo. E la Giunta Zedda che fa? Ascoltare non basta più

Posted on 3 dicembre 2011

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Arriva la crisi e una vocina ci avverte che dobbiamo prepararci all’impatto. Le misure del governo Monti le conosceremo lunedì e saranno, sostanzialmente, a scatola chiusa. Ci sarà pure la necessità di fare in fretta ma è evidente che non c’è alcun contrappeso a questo esecutivo: né da parte dei partiti né tantomeno da parte dell’opinione pubblica, con il Corriere della Sera, Repubblica e il Sole 24 Ore pronti tacitare ogni cosa, a sterilizzare ogni critica.

Se c’è una anomalia democratica in questa stagione che stiamo vivendo non è solo nella scelta di Mario Monti quale capo dell’esecutivo (mai vista una improvvisa nomina a senatore a vita che prelude ad un incarico per la formazione del nuovo governo) ma soprattutto nell’assenza di contrappesi al potere di questo esecutivo, a cui tutto è e sarà concesso. E chi critica è un disfattista, oppure vox clamantis in deserto.

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In Sardegna la situazione è, se vogliamo, ancora più fosca. La Finanziaria 2012 non piace a nessuno. Cappellacci e La Spisa sono riusciti a compattare un fronte che va dai sindacati alle associazioni di categoria, fino a Confindustria. Perché la manovra salva la Sanità e i suoi sprechi ma ammazza tutti gli altri.

L’assessore La Spisa ha il coraggio di dare la colpa al governo e all’Europa, ma la verità è che se questa giunta non avesse affrontato in maniera servile la vertenza entrate, oggi forse non saremmo in questa situazione. E allo stesso modo, se la giunta di centrodestra avesse fatto la riforma sanitaria più volte annunciata, probabilmente si sarebbero potuti fare dei risparmi che poi si sarebbero trasformati in investimenti in altri settori.

Ora la situazione è disperata. E se la manovra non verrà cambiata radicalmente, il contraccolpo sarà durissimo.

Le lobbies si sono già messe in moto. Le più organizzate riusciranno a strappare qualcosa, chi non ha modo di finire sui giornali o fare pressioni, soccomberà.

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Per la cultura si prospettano tagli impressionanti, mostruosi. Lo ha capito bene la Provincia di Nuoro che per il Man è riuscita a compiere un blitz. Ma gli altri? Per le compagnie di spettacolo si vocifera di un taglio che porterebbe le risorse disponibili da undici a quattro milioni di euro. E’ evidente che in questo modo il settore praticamente muore.

La situazione è di reale emergenza. Oltre ad una azione per limitare questi tagli, ci vuole un progetto per aiutare quei pochi che riusciranno a sopravvivere.

A Cagliari più di un mese fa (era il 23 ottobre) si è tenuto Laboratorio 5, un momento di confronto fra tutti gli operatori culturali e di spettacolo. Anche la Commissione Cultura ha effettuato diverse audizioni. Il risultato però è che dalla amministrazione guidata dal sindaco Zedda non si ancora è visto nulla. Se in altri ambiti il Comune ha iniziato a muoversi con una evidente celerità e con un progetto, per la cultura e lo spettacolo non si è andati oltre le buone intenzioni. E’ vero, non è semplice. Ma c’è la crisi, e bisogna fare in fretta.
Il Comune deve battere un colpo, deve affrontare con spirito nuovo questa situazione perché i tagli regionali alla cultura colpiranno soprattutto la città di Cagliari. Il Comune ha l’obbligo di difendere questa sua ricchezza. Gli operatori che si sono recati a chiedere quali fossero gli intendimenti della nuova amministrazione, si sono sentiti rispondere “Non abbiamo soldi” e “Per noi siete tutti uguali”.
Non avere soldi non è un reato, non avere idee sì. Allora il Comune si impegni immediatamente a salvare il salvabile, attivando un confronto con gli operatori più importanti, quelli che producono e danno posti di lavoro. Ascoltando le loro esigenze, mettendosi al loro fianco.
I problemi ora vanno affrontati di petto, con determinazione e consapevolezza. Il Comune faccia finalmente le sue scelte, ormai ha tutti gli elementi per tracciare un progetto culturale che serve alla città e agli operatori. Scelga quali sono quelli che ritiene fondamentali e sui cui si può scommettere, che hanno idee e risorse per sopravvivere, e li aiuti in ogni modo possibile e immaginabile. La politica dei bandi è superata dai fatti, perché nessuno di fatto avrà le risorse per gestire gli spazi che il Comune vuole assegnare, non si sa bene ancora come e quando.
Bisogna fare in fretta, salvare il salvabile e mettersi dalla parte della cultura. Se non ora, quando?
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