“Non esclusivamente”, ecco il diabolico avverbio che salva la Chiesa dall’Ici. E in questo modo a Cagliari la scuola Infanzia Lieta non paga un cazzo!

Posted on 8 dicembre 2011

129


Il mistero dunque si dipana. Alla faccia di Tarquinio, dell’Avvenire e dei negazionisti dei privilegi fiscali di cui gode la Chiesa in Italia. L’onda sta montando e, vedrete, qualcosa succederà. Il diavolo sta tutto nell’avverbio “esclusivamente” anticipato da un malizioso “non”, usato ad arte per confondere le acque e le sentenze.

Un’inchiesta di Repubblica (dal titolo “Palazzi, scuole, alberghi e ospedali: tutti gli immobili di Vaticano spa“), spiega tutto molto bene:

Le attività commerciali svolte da enti e realtà riconducibili alla Chiesa  –  l’ha ribadito ieri “L’Avvenire”  –  “sono tenute a pagare l’Ici e lo fanno. E chi non lo fa merita di essere sanzionato”. Vero? Purtroppo è difficile dirlo. Perché la legge al riguardo è ambigua. Il Governo Berlusconi nel 2005 aveva esentato dall’imposta tutti gli immobili di enti no-profit senza distinzioni sul loro utilizzo. La minaccia di un’indagine Ue aveva convinto l’esecutivo Prodi a limitare il beneficio agli edifici “che non hanno esclusivamente natura commerciale”. Il problema è l’avverbio.

E poi viene il bello. Anzi, l’incredibile.

Cagliari ha spedito a decine di enti religiosi cartelle esattoriali (“tutte oltre i 50mila euro”, dicono all’ufficio tributi) secondo un criterio semplice: nessuna richiesta alla scuola privata che accoglie i bimbi a rischio del tribunale dei minorenni.
Avvisi di riscossione invece a realtà come l’istituto Infanzia Lieta, dove si pagano fior di rette in concorrenza con la scuola pubblica o alla Casa della Studentessa delle Figlie di San Giuseppe, “130 camere usate d’inverno per le figlie delle famiglie più ricche e d’estate per i turisti”. Le cartelle finiscono di solito in tribunale. E l’equivoco sulla natura “non esclusivamente commerciale” ha portato a una giurisprudenza confusa sull’argomento.

L’Infanzia Lieta a Cagliari è la scuola materna ed elementare della borghesia: senza evocare lo scontro di classe, se pagasse l’Ici non ci sarebbe nulla di male né di sconveniente.

E a Quartu? A Quartu, a leggere l’articoloSanta Ici, i comuni possono pretendere subito il contributo del Vaticano” pubblicato da Il Fatto Quotidiano la musica non cambia.

“Noi non abbiamo la possibilità di interpretare quali immobili siano palesemente commerciali e quali no: saremmo anche felici di farlo visto che continuano a tagliarci i finanziamenti, ma tanto poi le commissioni tributarie ci fermano…”, dice il presidente dell’Anci Graziano Delrio. E così i Comuni si perdono un bel gettito: a Quartu hanno fatto i conti e scoperto che gli mancano 148 mila euro l’anno.

Insomma, i comuni (come ipocritamente ammette Tarquini) hanno gli strumenti per riscuotere il dovuto, ma l’avverbio diabolico poi in tribunale ci mette la coda.

Ora tocca ai Comuni, ora tocca e te o Massimo. Anche se, mi sa mi sa, che l’Infanzia Lieta l’hai fatta anche tu, confessa…

Annunci