Metanodotto Galsi, ma siamo sicuri che convenga alla Sardegna? Ecco le dieci domande a cui nessuno dà una risposta

Posted on 21 dicembre 2011

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Domani a Roma ci sarà la Conferenza dei Servizi alla quale sono invitati tutti gli amministratori locali sardi nel cui territorio è previsto che passi il gasdotto Galsi.
A parte una conferenza organizzata a Cagliari oltre un anno fa dalla stessa Galsi, sull’argomento il dibattito latita. Certo, chi è a favore finisce spesso e volentieri sui giornali. Ma il Comitato No Galsi viene sistematicamente oscurato, per quanto le sue argomentazioni appaiono quantomeno degne di considerazione.
I partiti sono tutti appiattiti su una posizione acritica: Pd e Pdl pari sono. All’interno delle istituzioni, solo la consigliera regionale indipendentista Claudia Zuncheddu è nettamente contro quest’opera. Sel, dopo aver presentato una mozione critica, ha fatto repentinamente marcia indietro. I Rossomori sono a favore, i sardisti non si capisce, la Federazione delle Sinistre tace. I sindacati sono per il sì (ma ricordo come negli anni ’90 Cigl, Cisl e Uil a Cagliari appoggiassero entusiasticamente il progetto di cementificazione di Tuvixeddu, quindi non mi stupisco di nulla).
L’argomento è complesso e merita di essere approfondito. Ma come si fa se non si apre neanche un dibattito pubblico? Ecco perché vi propongo i dieci punti del Comitato No Galsi. 

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 GALSI: DIECI MOTIVI PER DIRE NO
(a cura del Comitato No Galsi) 

1 – PORTERÀ SVILUPPO? NO
Si sottrarranno risorse importanti (oltre 4 miliardi di euro) a investimenti quali ferrovie, ospedali, strade, scuole. E si bloccheranno gli investimenti nelle energie rinnovabili. Chi ritiene che sia veicolo di progresso è bene che sappia che i gasdotti sono considerati dei ferrivecchi, assolutamente superati dalle tecnologie a disposizione. Chi sostiene che rimetterà in moto il “sistema produttivo” penalizzato dai costi energetici si sbaglia di grosso.
Perché se è vero che in Sardegna produciamo più energia di quella che consumiamo, come mai la paghiamo più degli altri? Il problema non è dunque la mancanza di metano! Grazie alla SARAS i sardi pagano forse la benzina meno degli altri?
Se le aziende energivore sarde sono tutte in crisi non è di certo per problemi energetici. Sono vari e diversi i fattori che fanno si che per quelle aziende convenga smantellare qui i loro stabilimenti. Uno tra questi motivi: la chiusura, grazie a mamma Europa, dei rubinetti degli “aiuti”, grazie ai quali quelle industrie si mantenevano in vita. Altro che energia!
Peraltro, nessuno sinora ci ha detto qual è la direzione certa verso lo “sviluppo”. Se non conosciamo la direzione, come possiamo sapere di quanta energia abbiamo bisogno per raggiungere la meta?

 2 – CI ASSICURERÀ ENERGIA A BASSO COSTO? NO
Anzi! Ci stiamo condannando alla dipendenza da una fonte di energia non rinnovabile, ugualmente inquinante e costosissima. Sono gli stessi algerini a confermarcelo: “Tutti i progetti che si riferiscono al prezzo sul mercato libero non sono convenienti al costo attuale del gas. Il Galsi non è assolutamente conveniente per gli investitori”. “Attualmente il prezzo sul mercato libero del gas è di 4-5 dollari. Pertanto, qualsiasi progetto gasiero non permette alcun profitto sull’investimento.
In riferimento all’attuale mercato libero del gas, dunque, non è conveniente per l’Algeria, per Gazprom, ne per qualunque altro paese”.E il Galsi?“No, non è assolutamente conveniente. Ci vorrebbe – come minimo – un incremento dei costi pari ai 7 e gli 8 dollari, con la speranza che si possa arrivare ad un prezzo oscillante fra i 7-10 dollari. Considerati questi elementi la via verso una prosperità economica di ritorno sul gas è ancora lontana”.Dunque, chi pagherà, se non noi in bolletta, il profitto per quei signori che finanziano e investono sul GALSI?
Ma non è finita! Il progetto GALSI, come sapete, prevede solo la realizzazione della condotta principale mentre spetta ai sardi, per poter avere quel gas, pagarsi e realizzare i collegamenti alle reti locali. Ma: “collegare la dorsale principale con i paesi dell’interno comporta altissimi costi di collegamento che, da soli, superano di gran lunga il costo della sola dorsale (circa 4 miliardi di euro)., costi non supportati da significativi elementi di ricavo volti ad ammortizzare, in un ragionevole lasso di tempo, l’impegno finanziario dell’investimento”. Ebbene, indovinate dove quei signori troveranno quegli “elementi di ricavo”.
La realizzazione di quei collegamenti comporterà inoltre l’adempimento delle stesse formalità autorizzative del GALSI, valutazioni di impatto ambientale, espropri, ricorsi, adeguamento dei piani comunali… I vostri uffici tecnici ne saranno ben felici! Infine, non dimentichiamo di essere all’interno di un Mercato Unico Europeo, dove le severe regole di concorrenza non consentirebbero mai tariffe agevolate per le case e le aziende, solo perché da noi passa un tubo. E i collegamenti con le case, gli impianti di riscaldamento da adeguare. Chi li paga?
Peraltro, la mancata metanizzazione garantisce oggi alla Sardegna una compensazione che si aggira sui 40 milioni di euro all’anno, mentre in nessuna voce del bilancio nazionale, regionale ed europeo sono previsti quei 4 miliardi (e oltre..) che ci servono per dare il gas nelle case.

3 – CI ASSICURERÀ L’ INDIPENDENZA ENERGETICA? NO
Al contrario, ci rende dipendenti da un paese straniero – peraltro altamente instabile – e dal sistema di fonti energetiche non rinnovabili (petrolio, carbone, gas), gestito da enti e società inaffidabili (alcune indagate per corruzione internazionale in affari di gas). E’ inoltre risaputo che la compagnia algerina del gas SONATRACH e la russa GAZPROM si sono accordate per realizzare una vera e propria OPEC del gas. L’unica indipendenza energetica ce la possono dare solo il nostro vento e il nostro sole… se non ci rubano anche quello.

4 – AVREMO UNA FONTE DI APPROVIGIONAMENTO SICURO? NO
Non solo per i motivi di sopra ma anche perché – e sono gli stessi esperti algerini (consulenti del ministro e del Presidente) che ce lo dicono:
Il gas è la fonte di energia primaria da cui dipende tutto il sistema economico algerino. Praticamente, quasi tutta l’ energia elettrica dell’Algeria è prodotta dalla fonte del gas. Tutto il settore industriale e la maggior parte delle industrie algerine utilizzano il gas algerino. Un’abitazione su due lo utilizza. Il consumo nazionale attuale è pari a 27 miliardi di metri cubi all’anno, e nel decennio che segue è destinato a crescere sino a 42 miliardi. Si stima che nel 2020 la produzione nazionale sarà di 100 miliardi di metri cubi, e questo dovrà bastare per soddisfare il consumo interno e le esportazioni”. “Il consumo interno rischia di pesare in modo considerevole, non solo sulla durata delle riserve di gas. Ma si porrà anche il problema: l’Algeria riuscirà a rispettare i propri impegni internazionali, soprattutto quelli assunti nei confronti dell’Europa? Se il prezzo del gas è di 9-10 dollari, la durata media delle riserve di gas è di 25 anni. Se il prezzo del gas è di 4-5 dollari – come oggi – la durata delle riserve è pari a meno di 15 anni”.
Il GALSI garantisce gas per 15 anni a decorrere dalla “messa in gas”. Ma il gasdotto e i collegamenti alle reti locali, se realizzate e se tutto dovesse andare per il verso giusto (cosa alquanto improbabile considerato che occorrerebbero almeno 4 miliardi di euro per la loro realizzazione), non verranno terminati prima del 2016-2020. E di gas ce ne sarà sino al 2030!

5 – PORTERÀ OCCUPAZIONE? NO
Anzi. Nessuno considera i posti di lavoro che andranno persi. Solo i pescatori della zona di approdo a S.Antioco-S.Giovanni Suergiu sono oltre 300 con le loro famiglie. Centinaia i vigneti secolari che andranno distrutti, senza considerare gli agriturismi e le risorse culturali. L’occupazione promessa da GALSI oscilla tra i 10.000 ed i 2.000 posti di lavoro! E si tralascia di dire che trattasi di forza lavoro impegnata nella sola fase di cantiere e che solo una irrilevante parte di questa sarà di origine locale; infatti le imprese che andranno ad accantierarsi (ipotizziamo 5-6 cantieri) verranno in Sardegna portandosi appresso sia i mezzi speciali necessari all’esecuzione dell’opera che i tecnici preposti all’esecuzione e controllo dei lavori (ingegneri, geometri, capi cantiere, capisquadra, cnd, tubisti, saldatori) alla Sardegna verranno riservate posizioni di basso profilo , vale a dire la manovalanza e, forse, qualche operatore mezzi.
Inoltre, non va sottovalutato il grave impatto negativo che avrebbe l’arrivo di centinaia di tecnici non sardi che, come già accaduto in altri contesti, portano alla pesante lievitazione degli affitti e dei beni di consumo nelle aree in cui andranno ad allocarsi; riflessi negativi che non cessano con la partenza dei “trasfertisti”..ma perdurano nel tempo costituendo un vero e proprio elemento di impoverimento del territorio. Per contra il personale assunto a tempo indeterminato sarà, per effetto di un sistema informatizzato e basato su telecontrolli, estremamente ridotto….

 6 – ASSICURERÀ IL “MIX ENERGETICO” IN ATTESA DELLE ENERGIE RINNOVABILI? NO
Anzi! Sottrarrà importanti risorse alla diffusione nell’Isola delle energie rinnovabili (così come l’ UE e la Regione stessa prevedono) e del risparmio energetico che, come tutti sanno, costituisce la fonte energetica più importante! Nel frattempo consumeremo una fonte non rinnovabile e inquineremo ugualmente.

 7 – RISPETTERÀ L’AMBIENTE E LA CULTURA DELLA SARDEGNA? NO
Nessuna garanzia circa la tutela del nostro patrimonio ambientale e culturale! Questi sono gli unici settori che, insieme all’agricoltura e al turismo sostenibile, ci consentirebbero invece di investire in benessere e lavoro sicuro. Anziché di “progredire” verso la miseria. Sono centinaia le “prescrizioni vincolanti”, i dubbi, le gravissime perplessità manifestate dagli stessi ministeri italiani competenti, in merito alla VIA relativa al GALSI.
Mancano inoltre i pareri obbligatori della Commissione europea per tutte le specie, e sono tantissime, che verrebbero compromesse dal GALSI. La Pinna Nobilis di S.Antioco sparirà definitivamente distruggendo un patrimonio che il mondo ci invidia: Chiara Vigo, unica al mondo, trae da loro il Bisso, la seta del mare con cui si confezionavano i vestiti dei faraoni.
Paulilatino è interessato sia al passaggio del gasdotto che all’installazione di una “Centrale di rilancio del gas”nel proprio territorio. Un mostro con un serio impatto ambientale che rovinerà uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo. In merito a ciò GALSI fornisce “rassicurazioni” circa l’uso di mezzi adeguati e la presenza, ogni tanto, di due archeologi! Per non parlare della zona di Olbia, quella della spiaggia delle Saline, destinata ad ospitare la fuoriuscita del “tubone” in piena Area Marina protetta di Tavolara – Capo Coda Cavallo.

 8 – GLI ESPROPRIATI VERRANNO TUTTI INDENNIZZATI? NO
Sono oltre 12.000 i proprietari interessati. La GALSI assicura che li chiamerà uno per uno e si metterà d’accordo con loro! Ma ammette anche che, trattandosi di una SERVITU’, non potranno pretendere più di tanto anche perché, una volta che il tubo verrà ricoperto, si potranno riprendere le normali attività!! Sentite al riguardo il parere degli imprenditori interessati, in particolare di coloro che si vedranno sventrare i vigneti secolari di Carignano e Turriga…

 9 – SOPRA IL GASDOTTO SI POTRÀ FARE DI TUTTO? NO
Provate voi a svolgere le normali attività agricole, culturali, turistiche, sopra un tubo che trasporta gas che, peraltro, a 50 gradi esplode. Inoltre, come in tutti i gasdotti, anche questo sarà soggetto a perdite. E tra quelle perdite vi sono anche sostanze cancerogene.

10 – AVRÀ SCARSO IMPATTO IN QUANTO INTERRATO? NO
Il gasdotto, in parecchi punti, sarà fuori terra, ben visibile e ben delimitato, esattamente come le aree militari, e nessuno vi potrà accedere. La GALSI non dice che, una volta interrato il tubo, è prevista una fascia di rispetto che, in base al Decreto Bersani, non può essere inferiore a 100 metri da un lato e 100 dall’altro.
Inoltre, lungo tutto il tracciato sono previsti 38 PIDI, (Punti di Intercettazione e di Derivazione Importante) che, oltre a sezionare la condotta per motivi di sicurezza, hanno la funzione di consentire sia l’interconnessione con altre condotte sia l’alimentazione di condotte derivate dalla linea principale, ciò attraverso la costruzione di apposite centrali (altro territorio regalato e altro impatto).
Tali PIDI saranno telecontrollati, e potranno essere costituiti da una valvola di linea e da valvole di by-pass e di derivazione, nel caso siano previsti. I punti di intercettazione, benchèécostituiti da tubazioni interrate, prevedono tubazioni di scarico del gas in atmosfera (attivata, eccezionalmente, per operazioni di manutenzione straordinaria) e opere di sostegno. Gli impianti comprendono inoltre apparecchiature per la protezione elettrica della condotta ed un fabbricato in muratura per il ricovero delle apparecchiature e della strumentazione di controllo”. I PIDI sono 38. Uno ogni 7 km per 272 km di tracciato. Ciascuno largo circa 1 ettaro e mezzo. Quindi, in tutto, solo per i PIDI, sono circa 510 mila metri quadrati di territorio che vengono regalati a GALSI.

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