Banale Napolitano. Un messaggio senza capo né coda, che assolve la politica e dimentica la vera causa della crisi italiana: una mostruosa disuguaglianza sociale

Posted on 31 dicembre 2011

14


Tutto qui? Nient’altro da dire? L’Italia deve essere messa veramente male se il messaggio di fine anno del Capo dello Stato Giorgio Napolitano si limita ad essere un bignamino di buoni propositi, di emergenze accennate, di superficiali inviti a superare la crisi, di inviti a credere in se stessi. Come se il problema fossimo genericamente “noi” e non le classi dirigenti e politiche che hanno portato il Paese al punto in cui è.

Certo, questo Napolitano non lo può dire. E non certo perché il suo ruolo non glielo consenta anzi. Negli ultimi anni i Presidenti della Repubblica hanno sempre sfruttato il messaggio di fine anno per ricucire le distanze tra la gente e la politica, per mettere in evidenza le storture e la contraddizioni di una classe politica inadeguata. Nelle parole del Capo dello Stato le persone normali trovavano quasi un risarcimento, riscoprendo il senso di una politica alta, slegata dalle miserie del potere. Oggi invece Napolitano ha sostanzialmente taciuto, e non poteva fare altrimenti.

Perché questo governo Monti è il suo governo, e a questo esecutivo e alle sue contraddizioni Napolitano non può rivolgere alcuna critica, se non blanda e vaga. Il risultato è stato un messaggio politicamente banale, sterile, incapace di suscitare alcun tipo di reazione vera, autentica. Perché il presidente non ha avuto il coraggio di mettere in relazione gli effetti con le cause e si è limitato a dire “C’è la crisi, testa bassa e pedalare”.

Ma la crisi italiana non è uguale a quelle che stanno scuotendo gli altri paesi. E affermazioni del tipo “tutti devono fare la loro parte per superare la crisi”, così come gli accenni ad un benessere eccessivo di cui ora paghiamo il prezzo, sono uno schiaffo a chi la crisi la conosce da anni per effetto non certo delle turbolenze dei mercati ma a causa di politiche dissennate portate avanti a tutti i livelli principalmente dal centrodestra di Silvio Berlusconi.

Ma ora c’è la crisi, si dirà. Terribile, devastante. Ma il paragone storico con il dopoguerra e con gli anni bui del terrorismo tracciato da Napolitano è suggestivo ma profondamente scorretto. Perché quelle crisi colpivano tutti mentre questa colpisce solo le parti più deboli della società.

La crisi italiana è figlia di una mostruosa disuguaglianza che oggi il nostro presidente della Repubblica ha finto di non vedere, mettendola nel mucchio dei problemi che ci assillano e in relazione esclusivamente alla vergognosa evasione fiscale. Troppo poco, troppo ingiusto. Se non si combatte la disuguaglianza che a tutti i livelli colpisce il nostro paese ogni strumento economico sarà vano. Serviva un richiamo maggiore e più forte alla politica, era opportuno chiedere misure più equee capaci di colpire finalmente le rendite di posizione.

 Ma la lotta alle disuguaglianze non sembra nell’agenda di governo. Però paradossalmente, l’unica sferzata vera Napolitano l’ha riservata ai sindacati, sottilmente accusati di frenare lo sviluppo, la tanta agognata “crescita”.

Vabbé, c’è la crisi, tutti devono fare la loro parte, d’altra parte non ci sono più le mezze stagioni e qui una volta era tutta campagna. Fratelli d’Italia, stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, parapà-parapà-parapapappàpappà! 

Annunci
Posted in: Politica