Cappellacci e la P3: quando il presidente della Regione era un berlusconiano di ferro. Incredibile, vero? Ora invece fa gli interessi dell’isola…

Posted on 3 gennaio 2012

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La P3, e chi se la ricordava più? Un’inchiesta partita col botto, con chilometriche intercettazioni pubblicate dai quotidiani, l’ombra del più fosco passato italiano recente incarnata da Flavio Carboni, e poi politici/banchieri, massoni, pesci grandi e pesci piccoli tutti assieme. Nella rete era finito anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. Secondo l’accusa, avrebbe favorito la nomina alla guida dell’Arpas (l’Agenzia per l’Ambiente) di un uomo vicino a Flavio Carboni. L’obiettivo era gestire in maniera illegale il grande business dell’eolico lungo le coste sarde. Ora l’inchiesta è chiusa e per Cappellacci i magistrati chiedono il processo con l’accusa di abuso d’ufficio, mentre è caduta quella per corruzione.

Magari finisce tutto in una bolla di sapone, chi lo sa. Ma è evidente che questa notizia interrompe quel processo di riposizionamento che ha visto Cappellacci allontanarsi strumentalmente dal suo passato berlusconiano per proporsi come l’ “uomo nuovo” della politica sarda.

Anche se adesso Ugo nega spudoratamente, è difficile dimenticare come la sua maggiore qualità sia stata la fedeltà a Silvio. E questa inchiesta ce lo ricorda in maniera diretta.

Una fedeltà assoluta, che ha reso la Regione Sardegna totalmente accondiscendente nei confronti del governo di Berlusconi. E la radice della crisi isolana degli ultimi anni sta tutta qua, nel servilismo del centrodestra sardo nei confronti dei feudatari romani.

Ora Cappellacci si vanta di avere preso le distanze da Berlusconi. Ma secondo me è avvenuto esattamente il contrario. Proprio nel corso dell’inchiesta della P3 il presidente della Regione Sardegna si è reso conto che il giro nel quale si era trovato, per via dei vari Verdini e Carboni, era a dir poco inquietante. Il suo cambio di posizione radicale sull’eolico ha segnato un distacco da quella cerchia, e a Roma non glielo hanno perdonato, abbandonandolo politicamente al suo destino.

La scelta di Cappellacci di sganciarsi dai berlusconiani di più stretta osservanza è stata dunque più subita che provocata.

Ma ora Ugo gioca a fare il coraggioso, ed è chiaramente una parte che non gli si addice. Perché chi non sa nemmeno chi è Flavio Carboni, che ne ignora il peso politico e il ruolo avuto nella storia italiana recente, si dimostra una persona di assoluta inaffidabilità. Delle due l’una: o Cappellacci ha mentito quando ha affermato di non sapere chi fosse Flavio Carboni; oppure non lo sapeva veramente, e allora è veramente inadeguato a fare non dico il presidente, ma anche l’usciere della Regione, altro che “babbeo”!

Ma poi, in fin dei conti, di cosa stiamo parlando? La vera sconfitta del centrodestra non è rappresentata da questa richiesta di rinvio a giudizio ma dalla sua assoluta incapacità a gestire la crisi isolana. La P3 è solo la ciliegina sulla torta. Figuriamoci il resto.

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Confermo la serena fiducia nella magistratura, unitamente alla certezza di dimostrare l’assoluta correttezza del mio operato, sempre orientato al puntuale rispetto della legge. Le residue perplessità dei pubblici ministeri riguardano esclusivamente le modalità di nomina del presidente dell’ARPAS e sono totalmente svincolate da qualsiasi collegamento con altre vicende”. Così il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha commentato la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Roma. “In un leale confronto  con gli inquirenti –  prosegue il presidente Cappellacci – ho  potuto chiarire e documentare la trasparenza delle mie azioni allontanando dalla mia persona qualsivoglia ipotizzato collegamento con interessi non istituzionali. Con la stessa serenità, consapevole di aver agito sempre ed esclusivamente nell’interesse della Sardegna, sono certo di poter dimostrare l’insussistenza anche della residua ipotesi di abuso d’ufficio, relativa a un procedimento amministrativo curato dagli uffici della Regione nella perfetta aderenza al dettato normativo nazionale e regionale”. 

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Posted in: Politica, Sardegna