E certo che a Cagliari bisognerebbe liberarsi delle vie intitolate a Endrich e Sorcinelli! E non solo perché erano fascisti

Posted on 9 gennaio 2012

32



Sì, in effetti non è una cattiva idea quella di liberarsi di Terrapieno Enrico Endrich e di piazza Ferruccio Sorcinelli. Perché è una vergogna che a Cagliari le passate amministrazioni comunali di centrodestra abbiano omaggiato con il massimo riconoscimento laico due protagonisti di un periodo terribile come quello fascista. Enrico Endrich fu podestà di Cagliari, Sorcinelli addirittura l’organizzatore delle prime squadracce in Sardegna.

Poi è chiaro che i due furono anche altre cose. Endrich fu avvocato, deputato e senatore dell’Msi, esperto d’arte, e per molti “un gentiluomo”. Sorcinelli fu invece imprenditore minerario ed editore per decenni dell’Unione Sarda (“Dove il Duce vuole” bene in evidenza sotto la testata in prima pagina).

Ora la richiesta del consigliere comunale delle Federazione delle Sinistre Enrico Lobina è (oltre che di favorire il bilinguismo) quella di cancellare Endrich e Sorcinelli dallo stradario e rivedere il regolamento toponomastico per impedire che a Cagliari ci siano strade e piazze intitolate a personaggi legati al periodo fascista.

La destra cagliaritana è già insorta sui giornali, ed era prevedibile. Sorprende invece la posizione del direttore di Sardegna 24, Giovanni Maria Bellu, che ieri rispondendo ad una lettera al giornale ha “salvato” Endrich, peraltro con le stesse argomentazioni utilizzate dalla destra: “Il podestà era un gentiluomo”.

E quindi? E allora? E con ciò?

In realtà, per comprendere i motivi che dovrebbero spingere l’attuale amministrazione di centrosinistra a cancellare Terrapieno Endrich e piazza Sorcinelli bisogna comprendere il contesto in cui queste due decisioni furono adottate. Perché a mio avviso queste due intitolazioni devono essere cancellate, ma non solamente perché i due “gentiluomini” in questione erano organici al regime fascista.

Le argomentazioni di Bellu sono utili per sostenere la nostra tesi secondo cui Endrich e Sorcinelli pari sono. Il direttore di Sardegna 24 invece salva il podestà e abbandona l’imprenditore al suo destino. E infatti Bellu si spiega il motivo di Terrapieno Endrich ma nulla dice di piazza Sorcinelli, come se fossero state due logiche distinte a determinare l’identico risultato. E invece no, la logica è stata la stessa.

Partiamo dunque da Sorcinelli. Perché l’amministrazione Floris gli ha dedicato una piazza, peraltro in una zone importante della città (tra viale Trieste e viale Trento)? Perché era anche lui “un gentiluomo”? Mmm, forse no. Leggiamo allora l’Unione Sarda di oggi e sentiamo a riguardo le parole del sindaco Emilio Floris. Straordinarie.

Sorcinelli? Non l’ho conosciuto e non conosco la sua storia. Quindi non posso dire niente”.

Fantastico. Il sindaco dedica una piazza ad una persona di cui non sa dire neanche due parole in croce? Com’è possibile?

Emilio Floris ha detto la verità. Perché se non sa dire nulla di Ferruccio Sorcinelli, di sicuro non gli sfugge l’importanza dei Sorcinelli a Cagliari, a partire dal camerata Ferruccio in poi. Quella infatti è stata una intitolazione più che ad personam, ad familiam. Nella migliore delle tradizioni casteddaie.

Nei 17 anni di dominio incontrastato del centrodestra a Cagliari, le amministrazioni Floris e Delogu hanno omaggiato i poteri forti cittadini in vari modi. Ai Sorcinelli è toccata una piazza. E non solo a loro.

Torniamo dunque indietro di qualche anno e rievochiamo la vicenda del Terrapieno Endrich. La proposta viene avanzata, dalle colonne dell’Unione Sarda, dallo storico Lorenzo Del Piano e si concretizza sotto l’amministrazione del sindaco Mariano Delogu (che del podestà-avvocato fu praticamente allievo).

Siamo nel 1995. La destra conservatrice e reazionaria abbandona il ghetto in cui i partiti l’hanno confinata da decenni. Berlusconi sdogana i missini, chiamandoli a ricoprire incarichi di governo. Ora nell’arco costituzionale ci sono anche loro.

L’ultradestra nazionale, inebriata da tanto successo, vuole prendersi le sue rivincite. Non basta governare, comandare non è abbastanza. Serve una rivincita culturale. È necessario affermare che quelle posizioni ideologiche così duramente osteggiate per decenni non solo dai comunisti ma anche dai democristiani, ora hanno un pieno diritto di cittadinanza.

Ve lo ricordate? Sui giornali e nelle tv spadroneggia Marcello Veneziani a dire con orgoglio: “Siamo stati fascisti? E allora?”. I missini adesso fanno parte della maggioranza parlamentare. Sono ministri, senatori e deputati in numero mai neanche immaginato prima. Governano le città importanti.

Come Cagliari, appunto. Una città che dal dopoguerra non ha mai conosciuto un’amministrazione di centrosinistra (a parte la parentesi Ferrara), le cui élite si caratterizzano per essere espressione di una cultura politica conservatrice, se non anche reazionaria.

Endrich, (l’uomo integerrimo che però nelle sue memorie non prende certo le distanze dal Regime ma anzi afferma “Il fascismo è stato una necessità”), è il loro campione. In più, è il vessillo di una nota famiglia di destra che ora si prende le sue belle rivincite politiche e scala in tempi rapidissimi le gerarchie del potere nazionale.

Così è nato il Terrapieno Endrich. Come manifestazione culturale dell’ultradestra cagliaritana, e come omaggio feudale ad una famiglia che che riassaporava il gusto delle stanze del potere: non più all’opposizione ma con il bastone del comando in mano. Come tanto tempo prima. Come nel Ventennio.

L’intitolazione del Terrapieno (a due passi dallo studio di Endrich, mica in una zona periferica di Pirri dove è confinato Cesare Pintus, antifascista e primo sindaco del dopoguerra a Cagliari) è solo la prima delle intitolazioni ad familiam decise dal centrodestra negli anni in cui ha governato Cagliari. Altre sono seguite.

Manifestazioni di arroganza pura. Senza alcun senso del pudore, con sfacciataggine. Con l’obiettivo di cambiare il senso della nostra storia condivisa. Per fare della Resistenza una parentesi nella storia italiana (e non più il fascismo, così come nella tesi di Croce).

Per questo Terrapieno Endrich e Piazza Sorcinelli dovrebbero sparire. Non solo perché i due sono stati la rappresentazione ufficiale del fascismo in città (podestà l’uno, organizzatore di squadracce l’altro; mica artisti o uomini di lettere, ma uomini di apparato, uomini del Regime che mai sconfessarono, anzi) ma anche perché sono state frutto solamente di un interesse privato di alcune famiglie, e questo con l’intenzione di imporre anche a Cagliari una egemonia culturale di stampo ultraconservatore e reazionario. Altro che destra europea.

Sconfitte dalla storia, le famiglie Endrich e Sorcinelli appena hanno potuto si sono volute prendere questa rivincita, alla faccia della città. Perché a Cagliari comandano le famiglie, e tutti se lo devono ricordare. Sempre. A questo servono i nomi delle piazze e delle strade: per ricordare alla gente comune chi è potente e chi no.

Ora, se il centrosinistra nazionale ha sempre fatto la guerra alle leggi ad personam, perché a Cagliari non dovrebbe cancellare la vergogna delle intitolazioni ad familiam?

 

Articoli correlati:
A Cagliari nuova celebrazione nostalgica del podestà Endrich (10 dicembre 2010)

Annunci