Sì, ma poi alla fine perché i giovani sardi non fanno più figli? “Perché non sanno diventare adulti!”. Ecco l’analisi della sociologa Anna Oppo

Posted on 12 gennaio 2012

43


Sì, ma poi alla fine perché i sardi non fanno più figli? Non tutto il male viene per nuocere e forse anche la fesseria televisiva di Paolo Villaggio ci può spingere ad affrontare uno dei temi più spinosi che riguardano la nostra isola. Lo ricordava oggi sulla Nuova Sardegna Eugenia Tognotti. Sta di fatto che da anni ormai la Sardegna è la prima regione in Italia in quanto a bassa natalità, e l’Italia è lo stato europeo dove la natalità è più bassa. Insomma, abbiamo questo record e non riusciamo neanche a spiegarcelo.

La domanda dunque riguarda tutti noi. Perché non facciamo figli? Perché “non ne vogliamo”? Perché siamo poveri? Perché abbiamo paura del futuro?

La sociologa dell’Università di Cagliari Anna Oppo, in un articolo dal titolo “Donne senza figli, perché cosi tante in Sardegna?”, pubblicato nel 2007 sul sito insardegna.eu, propone una serie di dati e fornisce un quadro interpretativo interessante. Non conosco altri studi né ho trovato sulla rete analisi più recenti, ma quello della Oppo mi sembra un ottimo punto di partenza (i dati analizzati sono ormai vecchi di otto anni, ma dal 2004 al 2011 la situazione non è per niente cambiata).

Cosa dice la professoressa? Il mio consiglio è quello di leggervi tutto l’articolo (molto comprensibile) ma dovendo sintetizzare vi propongo questi passaggi.

Le ragazze (ma anche le giovani coppie) sarde hanno un calendario di transizione alla vita adulta in qualche misura più rigido delle loro coetanee delle altre circoscrizioni territoriali del paese. Esse, cioè, si attengono con più rigore a quelle scansioni che, poste in successione, hanno contrassegnato l’ingresso nella vita adulta, delle giovani donne dagli anni Settanta in poi: fine della scuola, formazione della coppia mentre si tenta l’ingresso nel mercato del lavoro, il raggiungimento di un’occupazione, il matrimonio, i figli.

Capito? Andiamo avanti.

Se questo è il “modello” che hanno in mente innumerevoli ragazze sarde – negli anni Settanta le sociologhe lo avevano denominato il modello della “doppia presenza”, nel mercato e in famiglia – le difficoltà a realizzarlo incominciano a delinearsi all’uscita della scuola ( diploma o laurea, prevalentemente) quando, invece che un’occupazione esse e i loro partner si trovano di fronte a una sfilza di “lavoretti”, che non promettono, se non raramente, di guardare con ottimismo al compimento delle ulteriori transizioni.

In altre parole, sorgono le prime difficoltà, la vita non va come dovrebbe, e la coppia si arena. E qui arriva il bello, perché

Si insiste in questi lavoretti, così come vi insistono i loro partner, per mancanza di meglio ma anche perché il denaro che così si guadagna può essere utilizzato negli irrinunciabili svaghi e consumi giovanili. Così trascorrono molti anni – i “fidanzamenti” durano talvolta più di dieci anni – proprio quegli anni che i vecchi demografi definivano “ i più favorevoli alla generazione”.

Insomma, dovendo brutalmente sintetizzare giornalisticamente questo studio, diciamo che i giovani sardi non vogliono diventare adulti! E i loro genitori in questa folle aspirazione inconsciamente li sostengono! Non ci credete?

Si può aggiungere che questo modello è condiviso da genitori e parenti, oltre che dal clima culturale prevalente che, pur in presenza di coordinate sociali assai diverse, continuano tenacemente a ritenere che per fare famiglia gli sposi devono avere i loro modi di sostentamento indipendenti, magari una bella e costosa festa di nozze e, possibilmente un’abitazione in proprietà (con il loro sollecito aiuto, naturalmente).

Insomma, tra i venticinque e i trentacinque anni i giovani sardi stanno si autoconfinano in una sorta di limbo, in una terra di nessuno. Lavori saltuari, fidanzati eterni, nessuna progettualità perché tutto quello che si vorrebbe dalla vita è troppo difficile da ottenere. Così passa il tempo e il figlio (unico) arriva quasi fuori tempo massimo. Un disastro.

Certo, poi manca il sostegno alle donne lavoratrici, non ci sono gli asili. Ma sono fattori che si riscontrano anche in altre regioni italiane. Insomma, qui si tratta di prendere il tema di petto. C’è qualcosa che spinge i giovani sardi a non fare figli. Ecco, una politica consapevole del suo ruolo un bello studio su questo tema dovrebbe commissionarlo a tamburo battente.

Annunci
Posted in: Cultura, Sardegna