Ci scrive Valentina: “Tra retabli e chiese romaniche, ci hai insegnato l’amore per l’arte e per la Sardegna. Grazie, professor Coroneo”

Posted on 13 gennaio 2012

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La scomparsa di Roberto Coroneo (preside della facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari e docente di storia dell’Arte) ha suscitato una fortissima emozione in città e nel mondo degli intellettuali. Si tratta di una perdita enorme per la comunità scientifica e per l’ateneo cittadino. Ecco un ricordo di Valentina Serra (una sua ex allieva), che propone anche di intitolare il Terrapieno Endrich al professore. I funerali di Roberto Coroneo verranno celebrati oggi alle 15.30 a Sarroch.

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Di certo non vorrei trovarmi qui ora, rovistando fra i miei ricordi più belli come una vecchia Nonna che cerca di ricordare chi era e cosa faceva a vent’anni, quando le giornate erano fatte unicamente di libri, appelli e lavori saltuari. Mi piacerebbe di sicuro rincontrare tutti i miei amici-colleghi che la vita e il Master and Back ha mandato in giro per il mondo e sapere, con un sorriso, cosa fanno e dove andranno in futuro.

Ma so già che il prossimo incontro con molti di loro sarà velato da lacrime e tristissima emozione.

Eppure è così, il nostro Maestro non c’è più.

Da un giorno all’altro, in punta di piedi, Roberto Coroneo ci ha lasciati.

In queste poche ore ho realizzato quanto fosse prezioso il suo lavoro in Presidenza e rassicurante la certezza dell’appuntamento settimanale del giovedì in Cittadella, anche per me che dopo la Laurea ho fatto altre scelte.

Così, in quel luogo, ho trascorso gli anni migliori della mia carriera universitaria, non senza momenti di rabbia e scetticismo dovuti ai limiti che uno studente sardo deve affrontare sempre e comunque stando nella sua bellissima terra.

Ma se c’è una cosa che Roberto Coroneo ha saputo insegnare ai suoi allievi è stato proprio l’amore per questa isola raccontato per immagini ed edifici sacri. Una sinfonia fatta di retabli decorati con l’immancabile foglia oro anche nel Quattrocento, autori il cui nome era ignoto salvo il ritrovamento di qualche prezioso documento che ne attestasse la firma, opere da datare preferibilmente per quarti di secolo ed edifici realizzati in “cantoni bicromi di stereometria irregolare”.

Ci ha insegnato a vedere la ricchezza culturale e storica nella diversità architettonica della nostra isola e del suo Romanico fatto di basalto, trachite, granito e calcare.

E che a Coroneo piacesse condividere il suo sapere con addetti ai lavori e non era cosa risaputa: prova ne sono le conferenze, i numerosissimi viaggi e le escursioni con gli studenti in giro per l’isola e non solo; oltre che la stima nutrita dai colleghi provenienti da varie zone d’Europa.

In viaggio sapevamo sempre l’ora della partenza ma mai quella del rientro. Erano lezioni all’aria aperta sotto il sole primaverile, vicino al mare o sperduti nel centro isolano; in mezzo a campi incolti ad ammirare la maestosità della Basilica di Sant’Antioco di Bisarcio.

Era la teoria che diventava pratica, le immagini dei libri finalmente davanti ai nostri occhi soddisfatti per la scoperta fatta insieme al Maestro.

Così i sorrisi nelle fotografie scattate e le firme nei libri presenza delle Chiese, con la dicitura Coroneo’s sons, i Figli di Coroneo, erano l’allegria di chi aveva la certezza che quella gioia sarebbe durata a lungo, tutta una vita.

E credo che Roberto Coroneo fosse felice di avere intorno quella manica di figli-studenti un po’ matti e tremendamente innamorati dell’Arte, che lo ascoltavano in silenzio religioso mentre svelava dei segreti mai sentiti prima in quel modo. Ed erano storie affascinanti, di Ordini Religiosi, maestranze e Ingegneri di inizio Novecento, raccontate con vero Stile…

E in cuor mio spero che quel pezzo di città che abbraccia il quartiere di Villanova e che porta dal Bastione di San Remy alla Cittadella, in un futuro non troppo lontano, porti il nome di un Uomo che ha realmente dato amore e lustro a Cagliari e a tutta l’isola: Roberto Coroneo.

Valentina Serra

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