Ma voi credete ancora all’acabadora? Veramente? Ecco come un libro di Toni Soggiu smonta la più grande stupidaggine della storia sarda

Posted on 17 gennaio 2012

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Ieri i quotidiani sardi ci hanno avvisato con dovizia di particolari che presto inizieranno nell’isola le riprese del film “L’ultima madre”, tratto dal romanzo di Michela Murgia “Accabadora”. Non oso immaginare cosa succederà quando le riprese inizieranno veramente! (È bene avvertire per tempo tutti i nostri gli operatori culturali perché spostino gli spettacoli e gli eventi eventualmente già programmati perché spazio per dare altre notizie non ce ne sarà; poi non dite che non vi ho avvertito).

Di sicuro il tema acabadorico (se così si può dire) verrà trattato in tutte le sue mille sfaccettature. E sarà un tripudio di donne feroci (ma anche pietose), di silenzi notturni (anziché no), di tradizioni millenarie (come minimo), di sconvolgimenti e di rivelazioni. E soprattutto, di martelletti.

(Devo dire che prima dell’acabadora, l’unico martelletto da me conosciuto era quello che ragazzini più svegli di me rubavano sui pullman dell’allora Act. Effettivamente “la martellina” aveva un che di magico, forse anche di mistico. E anche la martellina, come il martelletto acabadorico, in effetti l’hanno vista in pochissimi, perché veniva sgobbata subito: ci sarà una relazione fra le due cose? Io non lo escluderei. Appunto da cronista: intervistare ex controllori sul mistero delle martelline scomparse. Non si sa mai).

Ai colleghi delle pagine culturali gli spunti per parlare del film non mancheranno. Certo, dovranno riempire pagine e pagine di “cosa acabadorica”, e non sarà facile. Per cui, se dovessero avanzare anche solo trenta righe, se anche mai si dovessero trovare con un buco in pagina, ecco io mi permetto di suggerire uno spunto. Per carità, non voglio con questo dire che… però mi permetto di segnalare loro un libiricino picccino piccò, 105 pagine tottu succiu. Titolo: “S’Acabadora”. Sottotitolo: “E’ ora di finirla? Libro bianco sull’acabadorume”. Autore: Toni Soggiu. Editore: Condaghes. Anno di pubblicazione: 2010. Prezzo di copertina: 10 euro. Bonus track: postfazione di Antoni Arca.

Il libro smonta in maniera impietosa il mito dell’acabadora, di questa triste e nobile signora che vagava di casa in casa col compito di finire i moribondi, e questo (ovviamente) dall’epoca nuragica fino praticamente ai giorni nostri. Una patetica stupidaggine che ormai ha dignità di verità storica, quando trattatasi semplicemente di invenzione letteraria ottocentesca di infimo ordine, ora purtroppo assurta a dogma di sardità. 

Le argomentazioni che Toni Soggiu utilizza per smontare la credibilità dell’acabadora sono stringenti e spaziano dalla filologia alla storia, dalla letteratura al (incredibile a dirsi) al buonsenso.

Se le pratiche dell’acabadora erano così diffuse, perché in Sardegna ci sono più martelline sui pullman che martelletti letali conservati nelle nostre case? Ne dovremmo avere uno a famiglia, praticamente. Invece lo hanno conservato solo a Luras, incredibile!

E se la pratica era così diffusa, perché non esistono documenti storici che ne attestano l’esistenza? Possibile che in secoli e secoli di storia, non sia sopravvissuto un pezzo di carta in cui si parla di una acabadora, di una qualsiasi? Niente.

E secondo voi la chiesa cattolica avrebbe permesso l’esistenza di siffatte figure?

Toni Soggiu è uno studioso molto riservato e non ha mai presentato il suo libro. Io ho avuto l’onore di farlo, chiamato dalla casa editrice. L’anno scorso ne ho parlato a Bonarcado. Sia chiaro: nei paesi non sono mica come qui da noi in città, dove ti puoi permettere di dire qualunque cosa e la gente per educazione ti lascia parlare. Nelle bidde per fortuna non è così. Per cui a Bonarcado interviene il parroco, che dice: “Studio da anni i registri parrocchiali del nostro paese e le carte del nostro archivio. Dell’acabadora nemmeno l’ombra. La chiesa ha sempre condannato il suicidio, figuratevi l’acabadorume! Se anche solo per sbaglio avesse sentito di una pratica del genere, si sarebbe opposta con tutte le sue forze!”.

Soggiu ripercorre allora la nascita letteraria dell’acabadora, e lo straordinario successo che ebbe in alcuni romanzi ottocenteschi (il primo fu “Il Proscritto” di Carlo Varese), nei quali la Sardegna era un altrove esotico e sanguinario. Ai continentali è sempre piaciuto immaginarci come dei selvaggi.

Insomma, non voglio dirvi tutto io. Compratevi il libro, leggetelo e capirete come sia nata questa leggenda. Perché l’acabadora (nella forma a cui noi sardi oggi piace credere, mischini di noi) evidentemente non è mai esistita.

L’acabadora era (ed è) invece la Madonna. “Adesso e nell’ora della nostra morte”, ovvero quando acabat s’ora. Tutto qui. Niente di più, niente di meno. La Madonna (l’Addolorata), invocata nel momento del trapasso. E Soggiu questo lo spiega bene e con chiarezza. E la femina acabadora non sarebbe altro che “una pia donna chiamata nella casa del morto per organizzare la fase preparatoria alla sepoltura”.

Certo, lo studioso non esclude che in periodi storici precisi e in territori dell’isola molto definiti, possano aver agito donne che hanno effettivamente agitato il martelletto contro il moribondo di turno. Ma non ci sono prove. Niente di niente.

Domandona finale: perché ai sardi piace credere alle bugie? Vi ricordate il periodo in cui noi sardi eravamo “i danzatori delle stelle”? Cess! E adesso perché ci piace credere che l’acabadora sia esistita realmente? Non potere immaginare la delusione di molti quando, alla fine delle presentazioni, capiscono di essere caduti in una terribile trappola. Ammettono di esserci rimasti male, ma affermano che in fondo a loro l’idea che l’acabadora esistesse veramente, piaceva assai. Un po’ come Babbo Natale. Ecco, ci sono dei sardi adulti, che godono di diritti elettorali attivi e passivi, che credono all’acabadora come mia figlia di quattro anni crede a Babbo Natale. Già la vinciamo domani la guerra…

“S’acabadora”, di Toni Soggiu. Con dieci euro ve lo portate a casa, imparate un sacco di cose e ci cravate un figurone alla prossima pizzata con gli ex compagni delle superiori. Piuttosto, i quotidiani sardi questo libro lo hanno mai recensito? Mi sembra di no. Chissà perché.

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