Sulla protesta siciliana cala il silenzio mediatico, si teme l’effetto domino. Ma è giusto che la crisi esploda con fragore? E in Sardegna?

Posted on 19 gennaio 2012

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È difficile capire costa stia succedendo in Sicilia in questi giorni. I grandi giornali parlano evidentemente poco e malvolentieri di una protesta che esce da tutti gli schemi e che si profila come naturalmente eversiva. Sia chiaro: l’informazione ha un grande ruolo in situazioni come questa, perché appunto “dà forma” a proteste che nascono spontanee e diventano via via qualcos’altro anche grazie all’impatto mediatico che hanno.

Il primo dato è dunque che i grandi organi di informazione nazionali temono questa protesta e cercano di minimizzarla, di renderla significativa solo a livello locale. È un vecchio gioco che abbiamo già visto anche in Sardegna, non solo davanti a proteste spontanee ma anche nei confronti di manifestazioni organizzate dai sindacati. L’ultimo sciopero generale ha portato a Cagliari 60 mila persone. Uno sciopero imponente, ma sul Corriere della Sera e su Repubblica non mi pare di avere letto alcunché.

L’informazione nazionale blocca dunque le notizie pericolose, quelle che possono mettere in dubbio la bontà della nuova linea di Monti (impressionanti sono, a tal proposito, gli editoriali domenicali di Eugenio Scalfari: una unica, continua variazione sul tema “Non disturbate il manovratore”).

La protesta siciliana del Movimento dei Forconi viene così compressa all’interno di uno schema classico che punta alla minimizzazione dell’evento. La notizia viene data, per carità, la coscienza è a posto; ma con un rilievo del tutto inadeguato. I grandi giornali (nazionali e locali) servono anche a questo: a bloccare le notizie.

L’altra questione riguarda ovviamente la natura della protesta e la sua possibilità di estendersi ad altre regioni.

Vista da lontano, l’impressione è che in Sicilia si stiano unendo più proteste, anche se non si capisce con quanta spontaneità e quanta efficacia. In Sardegna si è già tentata una cosa simile, con manifestazioni congiunte del Movimento Pastori Sardi e degli Anti Equitalia, ma senza grandi risultati. Ora dalla Sicilia la protesta potrà estendersi? E con quali obiettivi?

In Sardegna, la vertenza Alcoa potrebbe essere un catalizzatore. Il tema però è quella della rappresentanza del disagio. Chi lo porta in piazza? Esclusivamente i sindacati? E le forme di protesta spontanee come vanno inquadrate?

Una cosa è certa: in Sardegna l’atteggiamento della giunta Cappellacci continua ad essere irresponsabile. Dopo lo sciopero generale non è successo nulla, se non un vago accordo della regione con le associazioni di categoria per l’istituzione di una “cabina di regia” che ogni due mesi dovrà fare il punto della situazione. Troppo poco, quasi nulla. E mortificare lo sforzo dei sindacati non fa certo abbassare la tensione.

In ultima analisi, è bene che la crisi italiana esploda anche in forme di protesta evidenti e clamorose, o è meglio evitare in tutti i modi il rischio che la situazione prenda una piega diversa, a costo anche di reprimere (mediaticamente parlando) ogni dissenso?

 

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Posted in: Politica, Sardegna