E la Sardegna dov’è? Una cartina mutilata, e in prima pagina Il Sole 24 Ore dimentica l’isola. Perché?

Posted on 24 gennaio 2012

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Sì, mi rendo conto che può sembrare una questione marginale. “Con tutto quello che sta succedendo in Italia e in Sardegna…” direte voi. Sì, ma comunque anche questa cosa è successa, e allora prendiamola innanzitutto per quella che è.

Stamattina, Il Sole 24 Ore annuncia in prima pagina uno Speciale Liberalizzazioni, “un dossier di 16 pagine per capire cosa cambia”. A fianco un lucchetto sbloccato, con tanto di tricolore e la cartina del nostro paese. Sicuri? No, perché la Sardegna non c’è. Manca. Assente. Sparita. Affondata? Alla deriva? Non si sa.

Che nessuno al Sole si sia accorto dell’errore? Possibile che tra le decine e decine di persone che ieri hanno visto la pagina prima che andasse in stampa non ce ne sia stata una che abbia detto “Ragazzi, qui manca la Sardegna!”. Peraltro, lo stesso logo compariva anche ieri, sempre in prima pagina. E anche ieri la nostra isola non c’era.

Ne abbiamo viste tante. Quanti ristoranti italiani a New York ostentano il profilo del Bel Paese ignorando bellamente la Sardegna? Tanti: ma siamo a New York.

E quante campagne pubblicitarie o quante vignette abbiamo visto senza la Sardegna? Tante, tantissime. Ma c’erano (per così dire) esigenze grafiche da rispettare.

E qui? Qui no. Qui la Sardegna manca e basta. Perché? Il direttore Roberto Napoletano, così attento alla fattura del suo giornale, non si è accorto di nulla?

Ok, è una stupidaggine, una questione marginale. Ma anche no. La Sardegna da anni si sente abbandonata, sente che i suoi problemi non sono né compresi né rappresentati dalla comunità nazionale.

La cartina di un paese è, a modo suo, un simbolo. Rappresenta i confini geografici di una comunità che si riconosce negli stessi valori, che condivide gli stessi destini. Non trovare spazio in una cartina vuol dire semplicemente non esserci. E chi non c’è non può far sentire la propria voce; e dunque non può essere ascoltato.

In questi mesi di crisi lo sforzo della classe politica sarda è quello di portare unitariamente all’attenzione del Governo Monti lo stato di crisi isolano. Una crisi che non è frutto di una serie di vertenze slegate tra di loro sorte con la recente crisi ma della combinazione di questioni irrisolte (come la vertenza entrate), crolli improvvisi (Alcoa tra tutti) e furbizie vergognose (il caso dei trasporti marittimi). Anche un politico dell’importanza di Gianfranco Fini ha recentemente ammesso che il caso Equitalia da noi è più grave che nel resto del paese.

Se si dovesse rappresentare l’Italia in maniera diversa, cioè ingrandendo i territori che soffrono maggiormente la crisi, la Sardegna probabilmente spiccherebbe. Invece sul Sole sparisce. Peraltro, proprio a pochi giorni da un bell’articolo dedicato dal quotidiano economico alla vertenza entrate.

La sostanza però non cambia. Quanti servizi avete letto in questi mesi sulla vicenda Quirra nei grandi giornali nazionali? Pochi e sbrigativi. E l’Alcoa? Una breve. E sono solo due esempi.

A questa assenza, a questo mancato rispecchiamento, i sardi reagiscono in modi diversi. Con indifferenza, con frustrazione, con rabbia. Poi c’è chi diventa indipendentista. Ma il punto non è questo: non possiamo sempre dover scegliere tra la secessione e la “perfetta fusione”. Non dobbiamo essere messi davanti alla scelta di essere “solo sardi” o “solo italiani”. Questo è un modo di fare sbrigativo e sterile. Non si fa una rivoluzione per una cartina mutilata, ma una cartina mutilata qualcosa dovrà pur significare.

Il punto è capire quanto la nostra voce oggi può essere sentita dall’opinione pubblica nazionale. È questo il vero problema: la Sardegna nei media nazionali non esiste. Dobbiamo ringraziare Paolo Villaggio e la sua squallida battuta se una rete Rai ci ha dedicato un approfondimento. Ma sono episodi, casualità.

Nella sua brutalità, Il Sole 24 Ore stamattina ha dunque fatto la scelta giusta: la Sardegna oggi non esiste. E forse non da oggi.

 

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