Sardegna 24, game over. Come in un film di Nanni Loy, finisce in farsa il quotidiano voluto da Soru e diretto da Bellu

Posted on 27 gennaio 2012

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L’ultimo numero, il 182°, sarà in edicola domenica. Poi tutti a casa: Sardegna 24 chiude. Oggi è arrivata la tanto temuta decisione del cda del quotidiano: troppi debiti, la società andrà in liquidazione.

Sono bastati meno di sette mesi per vedere affondare miseramente quella che doveva essere la terza ammiraglia dell’informazione sarda. Un disastro senza precedenti, quasi da manuale. Come se tutti i protagonisti avessero imparato a memoria e messo in pratica il libro “Centouno errori da non fare quando si vuole aprire un quotidiano in Sardegna”.

Eppure all’inizio niente sembrava precluso: non bastava il giornale, si annunciava anche una radio, un sito, si pensava perfino ad una tv. Renato Soru e il suo gruppo di amici non sembravano avere limiti. A porglieli è stata la dura realtà. A settembre il gruppo iniziale di imprenditori/editori si era già liquefatto. Il direttore Giovanni Maria Bellu allora aveva deciso di intraprendere una mossa disperata: diventare editore.

La conclusione è scritta nel comunicato finale del direttore-editore, ora neanche più tale perché quell’accordo che sanciva il passaggio delle quote dagli imprenditori al giornalista non esiste più. Il motivo?

La dichiarazione di nullità dell’accordo è stata determinata dal fatto che si è scoperta una differenza considerevole tra le passività dichiarate all’atto della cessione delle quote e la situazione reale.

Cioè, come in un film di Nanni Loy, gli imprenditori amici di Soru hanno confezionato un bel contropaccotto per il povero Bellu, regalandogli una società sana che in realtà sana non era! Unu paccu!

Qualche amara considerazione. Della pochezza di questi imprenditori che si improvvisano editori abbiamo già detto, ma è bene ripetere. È da irresponsabili coinvolgere decine di lavoratori in un’impresa che non ha un respiro economico adeguato. Non si è mai visto un giornale con tutte queste risorse e ambizioni chiudere dopo appena sei mesi.

Poi è chiaro che è bene che Renato Soru resti lontano dai giornali e non ceda più alla tentazione di diventare editore. Come? Cosa? Non era lui l’editore di Sardegna 24? E’ vero. E allora non ceda alla tentazione di spingere gli amici suoi a metterci soldi e faccia, e lui a restare nell’ombra, a tentare di dettare ipocritamente la linea.

L’ambiguità soriana è stata deleteria. Sardegna 24 era nato con l’ambizione di preparare il gran ritorno alla Regione di Soru, con l’ex presidente ovviamente non esposto dal punto di vista formale ma da quello operativo e politico sì, eccome! Una volta tornato a Viale Trento, Sardegna 24 sarebbe stato il giornale di famiglia in grado di difendere Soru dagli attacchi del gruppo Unione Sarda.

L’operazione però si è da subito manifestata come spericolata e senza un grande respiro. Soru e Bellu non ci hanno messo molto a litigare furiosamente e il giornale, di fatto, è morto lì.

Quando un editore si stanca non ha più senso andare avanti. A meno che non si abbiano soldi (tanti), esperienza, una redazione granitica e spalle larghe. L’amico Bellu ci ha messo tutta la sua buona volontà ma non è bastata.

Il giornale poi non è piaciuto ai lettori. È bene non girarci troppo intorno. Anche Bellu (duole dirlo, ma non è certo delle opinioni espresse in maniera libera e serena si deve avere paura) ha le sue responsabilità. Secondo me, dopo appena un mese si è capito che Sardegna 24 aveva preso una brutta piega.

Troppi commenti, poche notizie. Troppe urla, pochi ragionamenti. Troppe verità, pochi dubbi. Troppi nemici, pochi amici. Troppe firme, pochi cronisti. Troppa spacconeria, poca umiltà. Soprattutto poca umiltà.

Ora Bellu dice su Facebook che considera

questa una fase di transizione. Esiste una squadra straordinaria di giornalisti che ha lavorato mesi nonostante un’azienda assente, parzialmente e anche totalmente. Andremo avanti. Prima possibile.

Buona fortuna ragazzi. Ve lo dice uno che ha provveduto a recuperare il suo status di giornalista disoccupato un mese prima di voi, per cui mi ritengo esente da ogni accusa possibile. Nessuno meglio di me capisce chi oggi è senza lavoro.

Però, al di là del disastro causato dalla prima sciagurata gestione, Sardegna 24 nel suo complesso non è piaciuto. Non è stato un buon prodotto editoriale, la gente lo ha lasciato in edicola. Chissà se i vari Marcello Fois, Michela Murgia e il gruppo di ex assessori soriani in servizio permanente ed effettivo se ne sono accorti in questi mesi. Secondo me no. 

Bellu annuncia che spiegherà quanto è accaduto. Ma la migliore spiegazione di quanto è successo sarà un prodotto editoriale radicalmente diverso da quello che in questi sei mesi non ha convinto per nulla, neanche quando editore e direttore erano la stessa persona.

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 SARDEGNA 24: COMUNICATO DEL DIRETTORE-EDITORE GIOVANNI MARIA BELLU

Ho appena comunicato al comitato di redazione che l’ultimo numero della prima serie di Sardegna24 sarà in edicola domenica. Le pubblicazioni vengono sospese dopo la decisione, assunta oggi, di mettere la società editrice in stato di liquidazione. Decisione che ho condiviso dopo aver dichiarato la nullità dell’accordo che, lo scorso 16 novembre, mi aveva fatto assumere il controllo della maggioranza della Srl.
La dichiarazione di nullità dell’accordo è stata determinata dal fatto che si è scoperta una differenza considerevole tra le passività dichiarate all’atto della cessione delle quote e la situazione reale. Scoperta avvenuta dopo che avevo permesso, attraverso il versamento di mie risorse personali e familiari, il proseguo delle pubblicazioni per altri due mesi. In un editoriale, spiegherò quanto è accaduto e ribadirò la volontà di proseguire l’attività di informazione e di denuncia realizzata in questi mesi. 
Ringrazio i colleghi che hanno lavorato con me condividendo il progetto professionale e ideale. Una squadra straordinaria che ha resistito a una situazione difficilissima. Utilizzerò le risorse che arriveranno per l’avvio di una nuova iniziativa editoriale o per il proseguo di questa. Nonostante le enormi difficoltà di questi mesi, determinate dal quasi immediato abbandono da parte dell’editore del progetto al quale avevo aderito, credo che l’esperienza di Sardegna24 abbia confermato la necessità di una voce libera e autonoma nell’informazione sarda.
Giovanni Maria Bellu

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