Il naufragio di Sardegna 24. Anche se Michela Murgia non vuole, c’è chi si interroga sul fallimento del giornale. I commenti di Maninchedda e Pintore

Posted on 29 gennaio 2012

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Tra Michela Murgia che se la prende con “i corvi” che “adesso arriveranno – stanno già arrivando, e faranno la pedagogia al defunto dicendo dove si è sbagliato, come e con chi”, e Franco Siddi che esorta ad “avviare una discussione sulle responsabilità” della chiusura di Sardegna 24, io sto con il segretario nazionale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti.

Il rischio è infatti che questo disastro passi invano, che non rappresenti un momento di riflessione sulle tormentate vicissitudini dell’editoria in Sardegna. Anche perché poi a finire per strada senza un lavoro sono i giornalisti, non gli scrittori.

L’editoriale di oggi del direttore Bellu rappresenta già una solida base di partenza:

I giornali non sono solo un prodotto culturale ma anche industriale. Che richiede competenze diverse. Tutte di alto livello. Se no muoiono.

Il dibattito è sulla rete e dunque non aspettatevi niente di particolare dall’Unione Sarda, dalla Nuova Sardegna e da Sardegna Quotidiano. Per questo vi segnalo segnalo due riflessioni, entrambe di area indipendentista.

Paolo Maninchedda, sul suo blog Sardegna e Libertà, in un post dal titolo “Sardegna 24 ha chiuso. È un vulnus per tutta la Sardegna”, scrive:

A me cominciavano ad essere simpatici perché deboli, un po’ culturalmente confusi e anarchici ma con l’ambizione vera del rischio della libertà. Questo giornale è nato snob e stava diventando normale, libero dalla puzzetta sotto il naso dei salotti dove siedono quelli che pensano di essere gli unici colti e gli unici democratici (sono i salottini rosa), disponibile, al contrario, a vedere la realtà senza maschere e trincee. Proprio adesso me lo chiudono. Allora, noi, tutti noi sardi, quando succedono queste cose, dobbiamo trovare il modo di continuare a dare voce a queste realtà.

E ancora:

Ciò che occorre fare è una public company federativa, che metta insieme diverse e bellissime realtà indipendenti (…), e le organizzi in un network plurale.

Un altro commento che vi segnalo è quello di Gianfranco Pintore. “In memoria di Sardegna 24” è il titolo del suo post.

Il fallimento del quotidiano (…) mi pare strettamente legato al suo essere replica settaria di un altro quotidiano legato al centrosinistra, La Nuova Sardegna. Ha affollato un’area politica e culturale che, evidentemente, non è in grado di fornire tanti lettori e sostenitori quanti sono necessari a far vivere due quotidiani, simili nell’ispirazione ideale.

E ancora:

Gli scrittori di sinistra, i registi di sinistra, gli artisti di sinistra, gli intellettuali di sinistra si sono raccolti oggi intorno al giornale che chiude per piangerne la dipartita di un caro di casa. Uno sforzo finanziario pari a quello retorico avrebbe credo – basta leggerne i nomi – assicurato lunga vita al quotidiano. E, chi sa?, potrebbe contribuire alla rinascita. Tutto sta nel vedere se esiste, in Sardegna, un pubblico di lettori disposto a metter da parte le capacità di riflessione ed accontentarsi di quelle agitatorie. 

Vi hanno convinto queste argomentazioni? Se volete dire la vostra, ecco un sondaggio tutto per voi.

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