“Ma chi, quello?”. Delegittimare l’interlocutore per ammazzare il dibattito. Anche in Sardegna. Tre esempi semplici semplici

Posted on 30 gennaio 2012

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Ieri vi ho segnalato gli articoli di Andrea Pubusa, Paolo Maninchedda e Gianfranco Pintore sulla chiusura si Sardegna 24. Tre articoli molto interessanti. Infatti sono arrivati diversi commenti, ma qualcuno l’ho dovuto censurare.

Ad esempio quello di Pubusabuster, che ha scritto:

Andrea Pubusa, quello che ancora non ha digerito le figure barbine collezionate su Tuvixeddu? Che magari sono pure all’origine della sua foga anti-Soru?

E Anonimo?

Ma scusate é lo stesso Maninchedda di ” non si fanno prigionieri…” ” cani sciolti di..”?
é ora ci dice anche quali salotti dovremmo frequentare o quali sono quelli buoni o meno buoni. Ogni uno di noi in piena libertà e autonomia sa quali frequentare e quali non frequentare.
continui a sostenere la giunta di centro destra di Ugo Cappellacci , cosa che sa fare benissimo.

Anche Superanonimo ha voluto dire la sua:

A proposito di stampa indipendente, chi dei dei due indipendentisti citati da Vito (Pintore, ndr), è stato il direttore editoriale di un giornaletto della Tirrenia, dal titolo ” A bordo”” insieme ad Antonangelo Liori!! Ma cittidì!!!

Pintore è stato omaggiato anche dal commento di Nora Panorgios:

Ha ragione Gianfranco Pintore: “Tutto sta nel vedere se esiste, in Sardegna, un pubblico di lettori disposto a metter da parte le capacità di riflessione ed accontentarsi di quelle agitatorie”. La risposta è semplice: NO! Ovviamente in Sardegna non esiste un stock sufficiente di lettori disposti “a metter da parte le capacità di riflessione ed accontentarsi di quelle agitatorie” . Questo stock è limitato al cerchio dei credenti della SS. Trinitá (Sherdanu – Tzricottu – Yahwé) promulgata nel blog di Pintore.

Ciò che unisce questi quattro interventi è evidente: la volontà di delegittimare l’interlocutore con argomenti non pertinenti, o quanto meno non pertinenti con l’argomento in questione (cioè la chiusura di Sardegna 24).

Questi commenti io generalmente li censuro. Perché ritengo che ogni dibattito vada moderato e che con le battute non si va molto lontano. Tollero l’anonimato, ma non la volontà di abbassare il livello delle argomentazioni. Se volevo collezionare battute a raffica mi aprivo in profilo su facebook, mica stavo a perdere tempo con un blog.

La tecnica di delegittimare l’interlocutore è vecchia come il cucco. È chiaro che con Berlusconi ha ripreso quota, ed è diventata patrimonio inconsapevole di tutti gli italiani. Soprattutto della sinistra, che ha riscoperto le sue antiche origini settarie, e che con la delegittimazione dell’interlocutore prova a mascherare la sua inconsistenza argomentativa.

La verità è che Berlusconi ha vinto. Tutti noi ormai ci siamo infatti trasformati da cittadini che votano una volta ogni quattro-cinque anni, in militanti costretti a difendere sempre e comunque le posizioni del nostro schieramento. Anche quando sono indifendibili. Anche a costo di usare argomenti impossibili, faziosi, scorretti.

A me questo gioco non piace. A me piace ragionare sulla sostanza delle cose, senza ovviamente mascherare i miei riferimenti culturali e politici. A me piace entrare nel merito delle cose, e mi piace soprattutto confrontarmi con quelli che sento più lontani da me. Basta che siano in buona fede e non abbiano secondi fini.

Per questo ho aperto un blog: per ragionare. Non perché ho libri da vendere né perché ho una popolarità da guadagnare né tantomeno una visibilità da difendere.

Maninchedda sostiene la giunta Cappellacci? È vero, ma stava parlando di Sardegna 24. Pubusa ha collezionato figure barbine su Tuvixeddu? Non direi, e comunque cosa c’entra con Sardegna 24? E Pintore? Perché contestarlo per le sue posizioni sulla storia antica di Sardegna se stiamo parlando di Sardegna 24?

Poi guardate, chiunque abbia un minimo di attività pubblica può essere facilmente delegittimato in un nanosecondo. Sfidatemi, fatemi tre o quattro nomi che vi sembrano ineccepibili e ve li smonto in un attimo. Non perché non ci siano persone irreprensibili, ma perché la tecnica della delegittimazione è spietata e dannatamente efficace.

Per cui cerchiamo di non inquinare il dibattito con argomenti troppo semplici e volgari. Certe cose lasciamole fare ai giornalisti da salotto televisivo che si sono trasformati in militanti politici, lasciamole agli scrittori che vogliono fare colpo presso un’opinione pubblica da loro intesa come un enorme serbatoio di possibili acquirenti di libri.

In Sardegna manca una vera opinione pubblica anche perché manca un’ecologia del dibattito. Chi interviene nei giornali (e lo fa perché qualcuno glielo consente, perché appartiene ad una ristretta élite: provate a mandare un commento che esce dal seminato all’Unione e alla Nuova e vediamo se ve lo pubblicano) lo fa solamente per difendere le proprie posizioni non certo per scatenare in dibattito. Che infatti non esiste, se non sulla rete.

I giornali sono i luoghi dove le élite intellettuali di questa regione godono delle loro rendite di posizione e dove non possono mai essere messe in discussione. Mai.

 

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