Il naufragio di Sardegna 24, ora parlano i protagonisti! Di chi è la colpa della chiusura del giornale? Le analisi di Michela Murgia e Francesco Giorgioni

Posted on 31 gennaio 2012

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Fa ancora notizia (e ci mancherebbe altro), la chiusura di Sardegna 24. Dopo la prima ondata di commenti, ora tocca ai protagonisti. Oggi il web ci regala la testimonianza di Michela Murgia, che nel suo blog pubblica un post dal titolo “Sardegna24, my two cents”.

Tralasciando le punte polemiche contro chi “il suo coccodrillo su Sardegna24 lo aveva pronto già da mesi”, cosa dice la scrittrice? Di chi è la colpa? Sostanzialmente di un progetto editoriale inadeguato.

Cosa vuoi che succeda quando un editore vuole che qualcuno gli faccia un giornale tradizionale senza dargli la fiducia economica sufficiente per coprire tutto il territorio, e allo stesso tempo non gli dà neanche le risorse per aprirsi una prospettiva verso quei lettori che i giornali di carta non li comprano più? Succede che i giornali chiudono, di chiunque siano. Insieme alla sua redazione Giomaria Bellu ci ha provato coraggiosamente mettendoci anche del suo, ma le condizioni non erano superabili con la sola determinazione e il risultato è che ora quella voce è spenta e siamo tutti più muti. 
Chi vorrà provarci in futuro saprà cosa non fare e, nel caso, anche di chi non fidarsi.

Murgia fa sostanzialmente sua la lettura del direttore-editore Bellu, secondo cui il mancato sostegno fin dall’inizio di una sinergia tra web e media territoriali ha determinato il fallimento del progetto.

Internet e i social network in questo progetto hanno avuto un peso nullo e questo è stato un altro fondamentale errore strategico. Lo dico anche per chi ha voluto vedere una responsabilità del fallimento del giornale nell’ipertrofica presenza degli editorialisti.

Francesco Giorgioni invece è un giornalista e per qualche mese è stato anche uno dei componenti del Comitato di redazione (l’organo sindacale interno) di Sardegna 24. La sua analisi (che merita assolutamente di essere letta, non accontentatevi della mia sintesi) è riassunta nel titolo: “Perché ha chiuso Sardegna 24? Perché non vendeva”, e si distacca notevolmente da quella della Murgia.

Anche per Giorgioni il progetto già dall’inizio era fragile, ma

partiamo da un dato: il direttore Bellu è certo una vittima (come tutti coloro che hanno lavorato al giornale) di un progetto nato senza una vera base credibile, ma è altrettanto vero che i tre professionisti contattati prima di lui aveva declinato l’offerta giudicando troppo fragili le fondamenta dell’iniziativa.

Non solo: se Michela Murgia polemizza con coloro che ritiene sempre e comunque contrari alle posizioni di Renato Soru, per il giornalista

la surreale vicenda di un giornale chiuso in sei mesi conferma quanto siano fondate le riserve che la maggioranza dei sardi nutre nei confronti dell’editore di Tiscali, un aspetto di cui il direttore-editore avrebbe dovuto tenere conto se avesse davvero voluto imprimere un cambio di rotta. (…) E invece le pagine di Sardegna24 sono rimaste vetrina per i soliti noti. Carlo Mannoni, Massimo Dadea, Maria Antonietta Mongiu, Gianvalerio Sanna e Sandro Broccia sono tecnici ed intellettuali di sicuro valore, ma la loro presenza sistematica ha offerto l’immagine di un giornale ridotto ad house organ della giunta Soru. E certe posizioni radicali, quando non tirate per i capelli, hanno nuociuto parecchio alla credibilità del prodotto.

Per Giorgioni dunque

la fallimentare esperienza di Sardegna24 non è il risultato di congiure, macchinazioni e complotti, come qualcuno vorrebbe far credere. E’, semplicemente, il realizzarsi di ordinarie regole di mercato: se un giornale nato per vendere 7000 copie non arriva ad avere mille lettori, ben difficilmente può sopravvivere.

Eppoi il finale, abbastanza inquietante:

Quanto la crisi del quotidiano fosse grave lo si era capito già dai primi mesi, tanto che già a novembre si era arrivati ad un passo dalla chiusura. Eppure, da componente del comitato di redazione di cui ho fatto parte, posso testimoniare della determinazione con cui si è puntualmente impedito al sindacato dei giornalisti di mettere naso dentro la redazione. Il presidente Birocchi non ha mai potuto mettere piede nella sede di via Maddalena e il primo esponente del direttivo dell’Assostampa ad entrarvi è stato il collega Paolo Paolini, però due ore dopo l’annuncio sulla cessazione delle pubblicazioni. La nave stava affondando ma nessuno chiedeva soccorso. L’unico vero complotto della brevissima storia di Sardegna24 credo sia stato questo.

Questi sono gli ultimi commenti. Poi, se volete dire la vostra, c’è sempre questo sondaggio:

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