Sant’Elia, un quartiere sempre più allo sbando. Droga, disagio, povertà, minorenni in arresto. Sindaco Zedda, dove sei?

Posted on 31 gennaio 2012

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Ve ne siete accorti? Penso di no. Perché un conto è guardare la goccia che cade ogni giorno, un altro osservare il vaso pieno. La situazione nel quartiere cagliaritano di Sant’Elia è sempre più drammatica. Da settimane si susseguono quotidianamente le notizie di arresti per droga. Spesso i protagonisti sono giovanissimi, anche minorenni, promossi sul campo boss della mala. Poi ci sono le notizie di aggressioni che vedono implicati i ragazzi che vivono nel quartiere.

Niente di nuovo, dirà qualcuno. Invece no. È come se qualcosa si fosse spezzato nell’equilibrio tra la città e il ghetto dove da decenni Cagliari ha deciso di confinare il disagio e l’illegalità. L’arresto di qualche boss importante probabilmente ha mutato equilibri di forza, forse la crisi economica ha scatenato dinamiche nuove.

Sta di fatto che, lo ripeto, da settimane le notizie di arresti di giovanissimi accusati di spaccio si stanno facendo più frequenti. Oggi, per esempio, apprendiamo che dei 776 minori assistiti dal Comune di Cagliari, ben 184 vivono a Sant’Elia. Una notizia che domani, ovviamente, verrà già dimenticata.

Il quartiere è il simbolo della cattiva coscienza della nostra città. A Sant’Elia, Cagliari ha deciso di confinare il disagio e l’illegalità, attraverso un’operazione pensata a tavolino. Altre periferie negli anni si sono (in parte) riscattate: penso a Mulinu Becciu, al Cep e a San Michele. Sant’Elia no. Sant’Elia è rimasto il luogo della droga e della malavita, dove ogni intervento di carattere sociale è stato delegato alla parrocchia. E dove la politica, nella migliore delle tradizioni, ha spesso attinto a piene mani.

Il quartiere non ha bisogno di difensori d’ufficio. Denunciare la drammaticità della situazione non significa non riconoscere che c’è una parte del quartiere che è vittima della delinquenza. A Sant’Elia persone perbene e clan malavitosi convivono, una presenza non esclude l’altra.

L’unico politico che in questi anni ha capito la situazione è stato Renato Soru. Il suo progetto (più o meno discutibile) aveva quantomeno l’obiettivo di trasformare radicalmente il quartiere. La giunta Floris ha invece preferito non spendere 30 milioni di euro e lasciare tutto com’è. È di qualche giorno anche la notizia che la Regione ha bloccato per l’ennesima volta il progetto per la costruzione del porticciolo.

A Sant’Elia il tempo non passa mai e la situazione non cambia. Anzi, se è possibile, peggiora.

E la nuova giunta Zedda che fa? Per il quartiere serve uno sforzo particolare, un progetto speciale. Una amministrazione di centrosinistra non può trattare un’emergenza come questa come un problema di ordinaria amministrazione. Sant’Elia è il luogo dell’ingiustizia, del silenzio, della verità negata. Non si può ancora fare finta di niente, come se tutto quello che succede nel quartiere fosse una cosa normale, o quantomeno accettabile. No, ciò che succede a Sant’Elia è inaccettabile. Sindaco Zedda, dove sei?

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