Cosa c’entra la libertà di stampa con la chiusura di Sardegna 24? Nulla. Piuttosto, perché il centrosinistra nell’isola non ha nemmeno una rivista?

Posted on 5 febbraio 2012

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Ogni crollo ha le sue macerie. La chiusura di Sardegna 24 travolge gli ultimi baluardi del sorismo militante. Le dimissioni di Massimo Dadea dalla presidenza di Sardegna Democratica sono solo l’ultimo segno. Qualche giorno fa si era consumato anche lo strappo tra Renato Soru e Gian Valerio Sanna, altro ex assessore della sua giunta.

E’ un clima da “tutti contro tutti”, e la vicenda di Sardegna 24 rischia ovviamente di dilaniare ulteriormente lo schieramento soriano. Tutti i protagonisti sono molto cauti nel tirare in ballo l’uomo di Sanluri e il motivo è chiaro: sarebbe l’implicita ammissione che gli uni si sono prestati a fare un giornale direttamente per conto di un politico, e che l’altro ha tentato di alterare gli equilibri politici facendosi un giornale usato poi come clava contro gli avversari interni ed esterni. Insomma, nessuno ne uscirebbe bene.

Per questo Soru tutti lo evocano e nessuno lo nomina. Ma prima o poi qualcuno per amor di verità, lo dovrà ammettere pubblicamente che dietro il quotidiano c’era il politico di Sanluri e che è stato il suo disimpegno a condannare il giornale.

Una volta ammessa questa verità di Pulcinella, va da sé che la questione della chiusura di Sardegna 24 non ha alcuna relazione con la libertà di stampa nella nostra isola. Il giornale ha pagato solamente a caro prezzo le sue contraddizioni iniziali. Non c’è stato nessun complotto, né nessuna volontà da parte del centrodestra alla guida alla Regione di penalizzare il giornale fino a condannarlo alla chiusura. Anzi, nonostante le sue esigue vendite Sardegna 24 ha beneficiato di alcune campagne pubblicitarie istituzionali volute da Cappellacci (com’era giusto che fosse) ma certamente non poteva beneficiare di provvidenze garantite dalle leggi, visto che non bastano pochi mesi di vita per accedere ai finanziamenti pubblici.

Nel lanciare la sua nuova creatura, asibiri.com, Giovanni Maria Bellu cavalca invece l’onda della Regione “editore occulto” che sostiene i soliti giornali e affossa tutte gli altri. Il tema è importante ma non ha nessuna relazione con la chiusura di Sardegna 24. Riguarda semmai tante altre testate (piccole e meno piccole) che, a differenza da quella diretta da Bellu, da anni vanno avanti tra mille sacrifici e grazie ad una organizzazione seria, e non sono capotate alla prima curva tra lo sconcerto generale. Dare la colpa a Cappellacci è troppo semplice e vagamente autoassolutorio.

Il punto dunque stavolta non è (se non in senso ampio) la libertà di stampa in Sardegna ma la capacità concreta del centrosinistra (inteso come area culturale, come forza viva della nostra regione) di avere un proprio giornale, di organizzare il dibattito e il consenso attraverso la stampa. Avete notato che da anni non ha più neanche quelle riviste edite dai gruppi del Consiglio regionale? Forse l’unica rivista è “Chimera” di Deriu, poi ci sono siti e blog. Ma è troppo poco.

Perché il Pd, Sel e gli altri partiti di centrosinistra non hanno mai voluto investire una lira su un giornale che fosse un laboratorio di idee e di confronto? Solo alla luce di questa assenza di capiscono le difficoltà oggettive che Sardegna 24 ha dovuto affrontare, ma anche il suo fallimento e i suoi errori. Poteva essere un’occasione interessantissima. Invece, così schiacciato sulla difesa del passato soriano, Sardegna 24 non rappresentava certo la pluralità delle posizioni espresse dal fronte progressista sardo. Non siete d’accordo? Scrive Bellu:

Collaboratori del giornale – accanto a intellettuali di rilievo della cosiddetta “area soriana” – sono stati Marcello Fois, Michela Murgia, Flavio Soriga, Alessandro Mongili, Luciano Marrocu, Lilli Pruna, Giorgio Melis…

Avete capito? C’erano sì intellettuali dell’area soriana, ma anche Fois, Soriga, Mongili, Marrocu, Pruna e Melis! Tutta gente notoriamente distante da Soru! Per carità, qui non si tratta di fare il processo al sorismo, ma di segnare un limite del giornale (il suo evidente tono monocorde) che non può essere poi scambiato (una volta che produce i disastri inevitabili) con la lesione della libertà di stampa e di informazione.

Con Soru è andata male, perché non poteva che finire male. Forse nessuno si aspettava che tutto crollasse in tempi così veloci. Bellu scrive che

il giornale a un mese dall’uscita si era stabilizzato attorno alle 4000-4500 copie, ed era cioè vicino al punto di pareggio. E’ stato in quel momento che il progetto iniziale (al quale avevo aderito e che era mutato rispetto a quello giustamente respinto da altri colleghi) è stato per larga parte abbandonato dall’editore.

Ma come mai l’editore (di cui ci aspettiamo che qualcuno finalmente faccia il nome e il cognome) quel progetto lo ha abbandonato proprio sul più bello? Bellu non lo spiega, ma noi lo possiamo immaginare. Delle due l’una: o l’editore non era soddisfatto della linea del giornale (e un direttore non può fare un giornale contro il proprio editore), o i conti dopo appena un mese erano già così preoccupanti da rendere necessario un disimpegno. Bisognerebbe chiederlo a Soru. E secondo me lui risponderebbe anche se qualcuno andasse a intervistarlo. Magari ci spiega anche come mai Tiscali ha oscurato il sito di Sardegna 24 per diversi giorni (della serie: se volete la guerra, l’avrete).

Il pluralismo, la libertà d’informazione, la lotta contro l’oligopolio esercitato dall’Unione Sarda e dalla Nuova Sardegna, l’inadeguatezza del servizio pubblico regionale, la diseguale distribuzione delle risorse pubbliche, sono temi cari a molti ma non possono essere branditi per mascherare un insuccesso senza ombre e senza misteri come quello di Sardegna 24.

Il tema vero è piuttosto quale informazione il centrosinistra immagina per la Sardegna. Può nascere anche da noi un giornale progressista? Ci sono imprenditori che si vogliono impegnare in maniera seria? Sardegna 24 è nato male e morto peggio, e viste le premesse non poteva che finire così. Questo non toglie che non possano nascere nuove testate, più solide e più durature.

Bellu ha già registrato il sito asibiri.com. L’assemblea convocata venerdì 10 febbraio alle 17 al Teatro Massimo di Cagliari ci farà capire qualcosa di più su questo progetto. Il testo pubblicato sulla home page ci annuncia la presenza di Concita De Gregorio, e sinceramente questo non fa presagire nulla di buono, se non che Renato Soru deve aspettarsi di tutto dal duo che fu allontanato dai vertici dell’Unità. Cosa ne sa la De Gregorio di informazione in Sardegna? Nulla.

Comunque stiamo a vedere, e ripetiamo le nostre domande: a differenza di Sardegna 24, Asibiri sarà un giornale plurale e attento a tutti i fermenti della società sarda? Quale sarà il suo riferimento politico ideale? Dove si colloca? Sarà la casa di tutti o quella di pochi? Sarà in grado di proporre riflessioni o solo di urlare? Saprà unire o solo frantumare?

Prima di chiedere soldi alla Regione, Bellu dovrebbe chiedersi da chi vuole che il suo giornale sia sostenuto, da quali forze economiche, sociali e culturali, senza il cui sostegno nulla avrebbe senso. Sardegna 24 poteva almeno contare politicamente sullo zoccolo duro dei soriani, che dopo questa vicenda però sono divisi e uno contro l’altro armati. Qualcuno racconti a Bellu la parabola di Altravoce, perché il percorso di Sardegna 24 (con le dovute proporzioni) lo ricorda in maniera impressionante.

Ps.
Certo che Soru si conferma comunque un talento sprecato per la piazza isolana. Anche stavolta è riuscito nell’impresa impossibile. Aveva fatto nascere un giornale perché lo aiutasse a tornare alla presidenza della Regione, con la convinzione che l’assenza di organi di informazione a suo favore in passato lo avesse penalizzato, ed ora in pochi mesi quel giornale se lo ritrova contro. Un genio.

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