Todde su Tuvixeddu l’ha sparata grossa, ma Zedda perché non ha risposto? La paura di “farsi dettare la linea” non può mortificare il confronto

Posted on 9 febbraio 2012

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A rileggerlo a qualche giorno di distanza, l’intervento su Tuvixeddu e il sindaco Zedda, scritto da Giorgio Todde e pubblicato su La Nuova Sardegna, assume sempre più i contorni della classica “sparata” giornalistica. Lo schema è quello classico: trasformare un timore in una notizia, e la notizia in valutazione politica. Alla fine il timore probabilmente verrà ridimensionato o, peggio, si dimostrerà infondato, non ci sarà nessuna notizia, ma la valutazione politica negativa resterà tutta. Perché questo era l’obiettivo reale di Todde: screditare l’amministrazione Zedda.

Il linguaggio utilizzato dalla scrittore e le sue argomentazioni rendono infatti il tema Tuvixeddu del tutto secondario. Lo dico da tempo e lo ripeto: c’è una parte del centrosinistra cagliaritano che attacca Zedda perché ritiene di non aver raccolto quanto aveva seminato in anni di attività politica (soprattutto nel periodo dominato a livello regionale dall’Innominabile). Non parlo (solo) di poltrone ma soprattutto della capacità di influenzare in vari modi (tutti legittimi, per carità) l’amministrazione.

Tutto qui. Ed ogni occasione è buona per sferrare l’attacco. Sempre su Tuvixeddu, i soliti ambienti avevano contestato il sindaco quest’estate, dopo la decisione di Zedda di incontrare Cualbu in una sede ufficiale quale il Comitato di Sorveglianza dell’Accordo di Programma. “L’Accordo di Programma non esiste!”, avevano sbraitato, “Zedda legittima i cementificatori!”. Poi sono stati clamorosamente smentiti dai fatti, ma che importa? L’importante è urlare, mettere sotto pressione, conquistare spazi politici laddove non ce ne sono più. Si chiama democrazia e (nel limite delle cose) non c’è niente di male ad esercitare una pressione per poter contare di più. Ma non ditemi che questo non sta succedendo, ajò!

Todde con il suo articolo ha alzato il tiro, portando a casa comunque una vittoria personale. Se la Giunta Zedda cambierà la delibera (ed è probabile che la cambierà, ma non certo per effetto dell’articolo dello scrittore ma perché il dibattito sul documento in maggioranza si era subito aperto) l’inverosimile intemerata assurgerà al rango di allarme fondato; se la delibera non cambierà, Todde resterà delle sue ragioni e avrà comunque il sostegno della ristretta cerchia degli adoratori dell’Innominabile, sempre pronti a criticare tutto e tutti (a patto però di non ricordare i disastri che hanno combinato loro). Ma così è troppo facile.

Tuvixeddu è soltanto l’occasionale terreno di scontro tra una fazione che non riesce a contare quanto vorrebbe (e i toni apocalittici di Todde sono la dimostrazione di impotenza) e un’amministrazione che va avanti per la sua strada. Sul futuro del colle il tempo ci dirà la verità. E comunque se avete qualche dubbio su questa contestata delibera pro cemento, chiedete un parere ad altri ambientalisti, credibili e titolati quanto e più di Todde, e vediamo cosa vi dicono: non mi sembra che strillino come lo scrittore. Perché Tuvixeddu non è una religione, ma una questione terribilmente complessa.

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Perché Zedda non parla?”. Chi si fa questa domanda ha ragione. Il sindaco avrebbe dovuto rispondere tempestivamente alle accuse mossegli da Giorgio Todde. Perché lo scrittore (come lui stesso in maniera un po’ minacciosa gli ha ricordato) fa parte di quello schieramento che ha sostenuto il centrosinistra in campagna elettorale, e quindi le sue accuse fanno presa direttamente sull’elettorato di Zedda. Ma anche perché ad un articolo pubblicato in prima pagina non si può non rispondere con il silenzio.

Ma dunque perché Zedda non risponde? Il primo motivo è semplicemente perché in questo modo vuole delegittimare il suo interlocutore. E sbaglia. La strategia del sindaco può essere valida quando si tratta di liquidare il solito Farris e le sue pretestuose interrogazioni. Ma con Todde non si può. Un conto sono le posizioni del capogruppo del Pdl, un altro quelle di un intellettuale che interviene sul giornale e alimenta il dibattito su uno dei temi più sentiti dall’opinione pubblica cittadina.

Se Zedda non risponde alle critiche espresse da voci slegate dai partiti e in un contesto democratico, il dibattito cittadino (anziché essere costruttivo), si radicalizza e rischia di esasperare le posizioni: la ragione da una parte e il torto tutto dall’altra. Ma un amministratore di centrosinistra deve avere il coraggio di non sottrarsi al confronto, anche quando questo comporta dei rischi.

Il secondo motivo per cui Zedda non risponde è perché il sindaco è ossessionato dal timore che si immagini che che qualcuno gli stia “dettando la linea”. La paura è comprensibile. Le pressioni dei partiti e delle lobbies devono essere fortissime, e il sindaco vuole mostrarsi da subito determinato a non cedere. Già questa estate, in risposta ai soliti ambienti vicini all’Innominabile e proprio su Tuvixeddu, aveva detto “Io non mi faccio dettare la linea”. Ma siamo sicuri che il silenzio sia la risposta migliore sempre e comunque? Non sarebbe meglio, ogni tanto, argomentare? L’impressione è che Zedda ritenga che star dietro al dibattito e alle esigenze della comunicazione sia una perdita di tempo.

E questo è secondo me il terzo motivo per cui il sindaco non risponde a Todde. È la vecchia contraddizione della sinistra, che prima stimola i movimenti dal basso poi riconosce solo le posizioni espresse all’interno delle istituzioni. È vero che questa amministrazione si sta confrontando con i residenti su tanti problemi (cosa che il centrodestra non ha mai fatto, e questo per Todde è irrilevante), ma quel processo di condivisione e di confronto continuo sui temi alti della città che nasceva dal basso, sembra essersi arrestato, né il sindaco sembra voglia stimolarlo.

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Todde ha scritto il suo intervento su Tuvixeddu per modificare la realtà. Anch’io sono animato dallo stesso intento, ovviamente. È il lavoro dell’intellettuale: cambiare il mondo con la sola forza delle parole e delle idee. Ed è per questo che contesto pubblicamente la lettura data dallo scrittore su Tuvixeddu e sulla nuova Cagliari. Non perché voglio svolgere il ruolo di difensore d’ufficio di chissà chi, o perché ce l’ho con Todde, ma perché il nostro mondo lo cambiamo se partiamo da un’analisi il più possibile corretta e veritiera della realtà. La valutazione che Todde dà dell’operato della Giunta Zedda è per me profondamente sbagliata e distoglie l’attenzione dai veri limiti di questa amministrazione (uno di questi è la comunicazione e il modo di confrontarsi con le opinioni espresse al di fuori dei luoghi istituzionali). Ad analisi sbagliata corrisponde soluzione sbagliata. Si chiama “dibattito”, “confronto democratico”, fate voi. Niente di più, niente di meno.

Detto questo, continuo a non capire perché da un po’ di tempo Giorgio Todde non mi saluti più.

 

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