Tuvixeddu: trattare o contrapporsi? Ecco ciò che divide Zedda da Italia Nostra. La cui linea dura è minoritaria anche nel fronte ambientalista

Posted on 14 febbraio 2012

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La questione è molto semplice: trattare o contrapporsi? Trovare un accordo o affidare solamente alle sentenze dei tribunali (quando arriveranno) la risoluzione del caso? La vicenda Tuvixeddu, a questo punto, è soprattutto questa. Lasciate perdere per un attimo le questioni tecniche (che pure sono fondamentali). Ha senso chiedersi se l’Accordo di Programma del 2000 è ancora vigente? Se la sentenza del Consiglio di Stato dello scorso anno azzera tutto e impedisce ogni edificazione? Sì, ha senso. Ma possiamo parlare per giorni e non risolvere nulla se prima un tribunale non ci mette un timbro. E soprattutto se prima non condividiamo un metodo. Cioè una politica.

Italia Nostra ha da subito contestato Zedda per la sua volontà di sedersi al tavolo delle trattative con Cualbu. Già l’estate scorsa, quando il sindaco decise di partecipare alla riunione del Comitato di Vigilanza dell’Accordo di Programma, le polemiche furono dure, alimentate da un’informazione non certo imparziale.

Le polemiche ora sono riapparse dopo l’intervento di Giorgio Todde, secondo cui la delibera adottata dalla Giunta Zedda (ma non ancora valida, visto che deve essere approvata dal Consiglio comunale cagliaritano) tradisce un intento cementificatorio uguale a quello che contrassegnò le precedenti giunte di centrodestra. Dunque un giudizio politico. Molto duro. E senza appello.

Todde, intervenendo sul sito Democrazia Oggi, sembra ora attenuare la portata delle sue dichiarazioni. Nell’articolo dal titolo “Tuvixeddu: battersi per la tutela non è segno di ostilità” si legge.

“Muovere una critica dalle pagine di un giornale non è segno di ostilità verso il bersaglio di quella critica, anzi”.

Beh, dipende da come lo si fa. Forse il dottor Todde, ineccepibile con le ricette e i romanzi, probabilmente ha ancora qualche problema con la forma giornalistica. Ma prendiamo atto di questo mezzo dietrofront e andiamo avanti. Perché la questione non cambia: trattare o contrapporsi?

Su questo blog, Maria Paola Morittu di Italia nostra ha scritto:

“La validità dell’accordo di programma non dipende da quello che pensa Italia Nostra o il Sindaco Zedda. Nel nostro ordinamento, a quanto mi risulta, vige ancora un principio fondamentale: la certezza del diritto. (…) Come si può, in buona fede, sostenere che gli accordi di programma sono ancora validi? Nessuno, finora, è stato in grado di spiegarlo. Spero che qualcuno si firmi con nome e cognome e abbia finalmente il coraggio di rispondere”.

A trovare il coraggio di rispondere (sempre su questo blog) è stato nientemeno che Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di Intervento Giuridico. Amico di Cualbu? Direi di no. Dice Deliperi:

“Cara Maria Paola, come abbiamo già avuto modo di discutere in varie occasioni, ribadisco che l’accordo di programma (…), deleterio per i valori storico-culturali e ambientali del sito, è valido ed efficace”.

Se l’Accordo di Programma sia vigente o meno non è argomento che mi appassiona (peraltro, mi dicono che anche al Comune inizi a farsi strada l’ipotesi che l’Accordo sia carta straccia). Prendo atto però che due persone come Morittu e Deliperi, sulle quali non nutro alcun dubbio né sulla buona fede, né sulla preparazione, né sulla volontà di non fare sconti a nessuno tantomeno quando si parla di Tuvixeddu, hanno a riguardo due pareri diametralmente opposti.

Questo cosa significa? Che la certezza del diritto che evoca la Morittu ancora non c’è, che nessuno può atteggiarsi a unico depositario della Verità, che bisognerebbe smetterla di dare lezioncine di giornalismo ad ogni piè sospinto, che ci vuole più prudenza nel lanciare “allarmi”, a definire incontestabile una linea di difesa del colle e imporla con forza di dogma sui giornali locali e nazionali quando invece tanti autorevoli rappresentanti del fronte anti-cemento la pensano in maniera opposta.

Andrea Pubusa avrà anche un caratteraccio (sarà per questo che siamo amici?) ma che nel suo piccolo è pur sempre avvocato e docente di diritto amministrativo e persona sicuramente lontana da complicità cementificatorie. Nel suo post dal titolo “Tuvixeddu: è sufficiente l’alea del giudizio?” (che vi consiglio di leggere integralmente) Pubusa scrive:

“Sapete cosa mi hanno insegnato oltre 40 anni di Foro? Una sola cosa: la certezza che la causa è vinta solo quando lo dice una sentenza passata in giudicato. E neppure questa, perché mi è capitato di vedere sentenze, passate in giudicato, annullate a seguito di azione revocatoria. In generale, dunque, prima del passaggio in giudicato siamo in presenza di opinioni, tutte rispettabili, ma pur sempre opinioni. Nel caso di Tuvixeddu il garbuglio è fitto”.

E dunque:

“Chi scioglierà il nodo? E chi avrà ragione? (…) Bene, agiamo per mettere in sicurezza il colle. Una permuta con Cualbu potrebbe essere una via di ragionevole compromesso. Il contenzioso, anche quando si hanno buone ragioni, è un azzardo. Si può vincere, certo. Le argomentazioni qui esposte ieri in questo blog da Maria Paola Morittu di Italia Nostra sono forti e stringenti. e la battaglia di Italia Nostra è encomiabile. Ma Coimpresa non depone le armi”.

Infine:

“Ma a noi, intendo a tutti noi del centrosinistra, che ci azzuffiamo, ma siamo tutti d’accordo per tutelare il Colle, a noi correre quell’alea conviene? O meglio, è ragionevole, per la salvaguardia del Colle, correrla? E se si perdesse? Vogliamo ammettere, che, seppur in piccola parte, questa eventualità esiste? Bene, se è così, fossi in Zedda, andrei al contenzioso solo dopo aver sondato in tutti i modi la via di una ragionevole soluzione concordata”.

Ecco: una soluzione concordata. Quella che Zedda sta cercando e che Italia Nostra rifiuta con tutte le sue forze, a costo di dare del cementificatore al sindaco e a dichiarare già fallimentare la sua brevissima esperienza. Una soluzione concordata che però in molti invocano, anche nel fronte ambientalista. Come Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento Giuridico. Come lo studioso Marcello Madau, che sempre sul sito Democrazia Oggi preanuncia fra pochi giorni uno speciale del Manifesto Sardo sul caso Tuvixeddu e aggiunge:

“Io non penso che Massimo Zedda abbia tradito, come non esito a dire che la delibera comunale non mi convince (…), ma sono fra quelli che teme che la delibera del Consiglio di Stato non abbia annullato alcuni atti giuridicamente maturati, e che appare perciò positivi riprendere il tavolo di discussione e concertazione, e l’idea, come già detto, di acquisizione e scambio. (…) La questione giuridica è assai complessa, non univoca; le prudenze sono d’obbligo, perché la strada è molto avvelenata: ma soprattutto la politica, la scelta di salvare l’area come merita, deve riprendersi il suo ruolo con forza. (…) Questa discussione deve essere quindi sollevata di nuovo, perché sia possibile, senza avventurismi giuridici come purtroppo già successo, salvare questo fondamentale contesto paesaggistico”.

Una cosa sta dunque emergendo con chiarezza: quella di Italia Nostra, seppur autorevole, si sta manifestando come una posizione minoritaria nel fronte anti-cemento a Tuvixeddu. Eppure sui giornali nazionali l’unica posizione accreditata è la loro. E Italia Nostra sembra voler ignorare le altre posizioni degli ambientalisti. Lo fa sfoderando un tono dogmatico e a tratti (perdonatemi) un filino arrogante.

In questo quadro, in cui tutti hanno mille dubbi e continuano a muoversi con la giusta prudenza, ciò che contesto agli amici di Italia Nostra è dunque un eccesso di animosità che li spinge a mettere in dubbio (senza averne secondo me alcuna prova tangibile) la volontà di Zedda di difendere il colle di Tuvixeddu, e questo solo perché il sindaco non aderisce in tutto e per tutto alle loro opinabili tesi giuridiche. E contesto soprattutto a Todde e a Morittu un modo di argomentare che non lascia spazio né a dubbi, né a interpretazioni diverse, e che soprattutto non fa salva la buona fede di chi eventualmente la pensa diversamente da loro.

In questa scompostezza dialettica che crea divisioni, i nemici di Tuvixeddu ci sguazzano che è una bellezza. Il capogruppo del Pdl Farris e i Riformatori plaudono alla delibera di Zedda? “Zedda è come Fantola”, sbraita nientemeno che l’Unità! Ma quando mai? Ma quale interessato suggeritore può aver fornito su di un piatto d’argento ad un giornalista (evidentemente ignorante delle mille sfaccettature del caso Tuvixeddu), una così parziale interpretazione? A che pro?

E inoltre, perché non notare che le parole di Farris e dei Riformatori arrivano dopo l’intemerata di Todde, cioè ben un mese dopo delibera in questione (che pure aveva già avuto una discreta attenzione sulla stampa? Se Todde non avesse gettato lo scompiglio in maniera inverosimile tra gli elettori del centrosinistra, Farris e Fantola avrebbero continuato a non dire nulla.

Ma c’è un’ultima cosa che voglio dire, e perdonatemi la lunghezza. Dice Todde su Democrazia Oggi:

“La necropoli ha assunto un enorme valore metaforico anche per chi non vi ha mai messo piede – molti cagliaritani – e che il colle rappresenta alla perfezione la città, le forze che la governano e che ne definiscono il carattere”.

Forse sarebbe il caso che, dopo la vittoria di Zedda e del centrosinistra, questo “valore metaforico” iniziasse ad essere ridimensionato. Perché l’affermazione delle forze progressiste in città quella metafora l’hanno in parte smontata. Non possiamo ancora ragionare con la logica delle Tre Emme. Bisogna sempre vigilare, ma a mio avviso Tuvixeddu non corre più alcun pericolo mortale. Non possiamo avere con questa amministrazione lo stesso approccio che si aveva con quelle di centrodestra. Io di Zedda mi fido. Giorgio Todde e Italia Nostra di Zedda si fidano? Secondo me no. E questo è il vero punto. E Tuvixeddu è solo un pretesto.

 

 

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