Sardegna 24, arriva il liquidatore. Scrive Giorgioni: “Aiutateci a non far passare sotto silenzio questa storiaccia. Perché non si ripeta”

Posted on 17 febbraio 2012

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Francesco Giorgioni (un ex giornalista di Sardegna 24) mi perdonerà se al suo post, pubblicato nel blog che da qualche tempo cura, ho aggiunto la nota che ha inserito nel suo profilo Facebook. Ma mi sembrava che completasse il ragionamento, perché chiede a tutti una presa di coscienza su quanto avvenuto in un giornale nato e morto in poco più di sei mesi.

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Il commercialista cagliaritano Luigi Zucca è stato nominato commissario liquidatore della società editrice di Sardegna 24, il quotidiano chiuso alla fine di gennaio dopo soli sei mesi di attività. Dopo due settimane di attesa è stato raggiunto ieri l’accordo tra i soci attuali (l’ex direttore Bellu, la sorella Carlitria e l’amministratore Giancarlo Muscas) e i tre imprenditori che, prima di uscire di scena a novembre, avevano promosso l’iniziativa.

Al liquidatore toccherà il compito di sistemare i conti non saldati: gli stipendi dei giornalisti, anzitutto, che non hanno ricevuto le mensilità di dicembre e gennaio e potranno anche reclamare il Tfr e il mancato preavviso, tutela prevista dal contratto nazionale in caso di cessazione improvvisa dell’attività.

Ma l’editore uscente aveva anche denunciato l’esistenza di debiti non dichiarati (l’entità è incerta: a seconda delle giornate e dell’umore si va dai 200 mila euro agli 800 mila) al momento del passaggio di proprietà, altra pendenza da risolvere.

Troverà, Zucca, beni sufficienti per accontentare i creditori? Difficile, se non impossibile, considerata la scarsità dei mezzi a disposizione della redazione per tutta la durata di questa effimera esperienza.

Quel che chiedo, a chi avrà la generosità di rilanciare questo post, è di aiutarci a non far passare sotto silenzio quella che si può a ragion veduta definire una storiaccia. C’è gente che è rimasta a terra ed è stata clamorosamente presa in giro, come in tante altre aziende in cui lavoratori protestano e manifestano.

In questo caso no, silenzio tombale per tutta una serie di motivi: qualcuno preferisce tacere perché è convinto che il lavoro lo riavrà da chi glielo ha tolto, altri sono rassegnati e per il resto vige un’omertà ispirata dalla regola del “cane non morde cane”, nel senso che tra giornalisti non ci si attacca pubblicamente.

Il giornale non riaprirà, solo gli allocchi possono credere il contrario. Ma la verità deve emergere perché storie del genere non si ripetano più.

Francesco Giorgioni

 

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