Articolo 18 o imprenditori ladri? Qualcuno racconti ai vari Marchionne, Marcegaglia e Fornero lo scandalo di Ottana, Sardegna

Posted on 25 febbraio 2012

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Ai vari Marchionne, Marcegaglia, Fornero, a tutti quelli che “l’articolo 18 frena lo sviluppo del paese” bisognerebbe raccontare la storia di Ottana. Agli italiani il nome di questo paese in provincia di Nuoro non dice nulla, ai sardi invece racconta tante cose.

Immaginatevi un piccolo villaggio del centro Sardegna che a metà degli anni ’60 si trasforma fino a diventare un polo chimico industriale di livello europeo. Nella piana di Ottana si innalzano possenti le ciminiere, laddove da secoli pascolavano solo le pecore. Non solo Ottana, ma anche Porto Torres, Macchiareddu, Villacidro, Portovesme: l’isola in pochi anni fa un salto prodigioso e diventa un laboratorio dello sviluppo industriale italiano. Poi è chiaro che tutto va a finire male, malissimo. L’industrializzazione è (per dirla con il titolo di un libro dell’economista Giulio Sapelli che verrà presentato martedì a Cagliari) “Un’occasione mancata”.

Agli inizi degli anni ’90 nessuno si fa più illusioni, la politica delle partecipazioni statali ha già mostrato tutti i suoi limiti. Però ci sono gli operai, ci sono le fabbriche: che si fa?

Nasce così l’idea del “Contratto d’area”. In pratica, una valanga di soldi pubblici alle imprese che decidono di aprire ad Ottana, ma anche in altre aree dell’isola interessate dal fenomeno della deindustrializzazione. Il risultato? Una truffa colossale.

Leggetevi questo articolo pubblicato da La Nuova Sardegna dal titolo “Ottana, così funzionava la frode milionaria”.

Leggetevi le dichiarazioni dei vertici della Guardia di Finanza, che già nel 2010 denunciavano: «Su 100 milioni di euro controllati, 79 sono risultati indebitamente percepiti e revocati». Avete capito? Ve lo riscrivo: «Su 100 milioni di euro controllati, 79 sono risultati indebitamente percepiti e revocati».

Leggetevi i risultati dei recentissimi controlli, effettuati sempre dalle Fiamme Gialle, secondo cui «tutte le venti aziende controllate negli ultimi anni sono risultate irregolari, per un danno erariale di quasi 100 milioni di euro».

Ad Ottana l’accordo di programma è fallito. E La Nuova Sardegna lo spiega bene.

“I lavoratori ufficialmente occupati sono 300. Eppure, quello strumento della cosiddetta programmazione negoziata, firmato a Roma il 15 maggio 1998 su richiesta dei sindacati e degli imprenditori del centro Sardegna, sembrava la panacea di tutti i mali della grande industria morente: 29 nuove aziende, 170 milioni di euro di contributi pubblici, 1.362 posti di lavoro promessi da sommare ai primi 178 delle sei aziende già attivate”.

Il risultato?

“Delle 29 aziende finanziate con il cosiddetto primo (e ultimo) protocollo aggiuntivo, in attività sono soltanto undici, tredici quelle revocate e cinque quelle «disperse» che non hanno mai messo piede nella Sardegna centrale”.

Ad Ottana come nel Sulcis Iglesiente, lo Stato ha regalato una quantità spropositata di denaro ad imprenditori (quasi sempre “continentali”) che hanno incassato i finanziamenti senza creare un solo posto di lavoro. Neanche uno.

Imprenditori disonesti.

E allora cari Marchionne, Marcegaglia e Fornero, cosa frena lo sviluppo dell’Italia?

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Posted in: Politica, Sardegna