Dieci giorni fa in Afghanistan la morte tre militari italiani. Il mistero dell’unico superstite, un ragazzo di Cagliari, di cui nessuno ha mai fatto il nome. Perché?

Posted on 1 marzo 2012

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“Afghanistan, morti tre militari italiani”. Alle 9.26 dello scorso 20 febbraio l’Agenzia Ansa lancia questa tragica notizia. Nel pomeriggio arrivano maggiori particolari. Scrive sempre l’agenzia giornalistica in un lancio delle 17.27:

“Tre militari italiani in Afghanistan sono morti in seguito ad un incidente stradale avvenuto nei pressi della località Shindand. C’é anche un ferito, ricoverato nell’ospedale militare da campo di Shindand per ipotermia. I militari morti sono il caporal maggiore capo Francesco Currò, nato il 27 febbraio 1979 a Messina, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo, nato il 23 maggio 1983 a Palermo, e il primo caporal maggiore Luca Valente, nato l’8 gennaio 1984 a Gagliano del Capo (Lecce). Lo rende noto la Difesa, aggiungendo che il militare ferito ha avvisato personalmente i propri familiari”.

La notizia il giorno dopo è con grande evidenza sulle prime pagine di tutti i giornali. Che scrivono anche che c’è un superstite. Ma come si chiama? E da dove viene? Non si sa, ma nessuno sembra aver bisogno di queste informazioni. Nessuno è curioso. Anche nei giorni seguenti, del ragazzo non si saprà né il nome né il cognome, perché le autorità evitano di fare ogni riferimento al militare sopravvissuto. Come se il suo nome non si dovesse sapere, come se qualcuno avesse tutto l’interesse a non farlo identificare.

Chi è dunque questo militare? Perché deve restare senza nome? Mistero.

Anche i giornali sardi non approfondiscono la vicenda più di tanto. È vero che in Afghanistan c’è la Brigata Sassari, ma i militari coinvolti nel tragico incidente appartengono al Reggimento Trieste. Eppure il militare sopravvissuto è sardo, più precisamente di Cagliari. È lui il “ferito, ricoverato nell’ospedale militare da campo di Shindand per ipotermia”, è lui ad aver “avvisato personalmente i propri familiari” delle sue buone condizioni.

In realtà, un giornale il nome lo fa. E’ il Corriere di Romagna nella sua edizione del 21 febbraio, ma stranamente la pagina web con l’articolo in questione ora non è più consultabile.

Per il resto silenzio assoluto. È strano, non vi pare? In questi anni abbiamo purtroppo fatto l’abitudine a situazioni come questa, e come minimo partiva dopo poche ore un messaggio del presidente della Regione, Ugo Cappellacci. Stavolta nulla. Il nome del militare sardo coinvolto in questo tragico incidente sembra dover restare segreto. Perché? Nessuno vuole che parli o cosa? Come sono andate veramente le cose quel giorno? 

Magari adesso i giornali sardi lo rintracciano e lo intervistano. Chissà.

 

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