Caso Urru e giornalisti ipocriti. Perché prendersela con Twitter se la notizia della liberazione è stata data da Al Jazeera, Repubblica, Corriere e Radio Vaticana?

Posted on 4 marzo 2012

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Inganniamo l’attesa. E riflettiamo. Qualcuno abbozza un ragionamento sul ruolo dell’informazione in questo strano caso della “liberazione” di Rossella Urru.

Scrive Marco Bardazzi su La Stampa, in un articolo dal titolo “La realtà non corre alla velocità di un Tweet”.

“Ieri il suo popolo ha avuto la conferma che una voce non verificata non diventa «notizia» solo perché la rilanciano («retweet») migliaia o milioni di persone. (…) In uno scenario simile piattaforme come Facebook o Twitter, dove tutto è immediato, rischiano di trasformare subito in «fatti» quelle che sono solo labili informazioni da confermare. Il caso Urru ora diventa un’occasione per riflettere: la credibilità e la velocità spesso non vanno d’accordo e il vecchio metodo delle verifiche ha bisogno di pazienza”.

L’articolo mi ha infastidito, e anche un poco scandalizzato. Chi ha dato ieri la notizia della liberazione di Rossella Urru? Un mitomane? No: Al Jazeera. E chi l’ha rilanciata? Tutti i quotidiani nazionali: tutti. Che hanno aperto le loro homepage con la notizia: “Rossella Urru è libera”. E la notizia (non “la voce”) veniva confermata della questura di Oristano. E perfino l’arcivescovo di Oristano, mons. Sanna, a Radio Vaticana ha dichiarato “Rossella è libera”. A Radio Vaticana, mica su Twitter.

Continuiamo? Il deputato del Pdl Mauro Pili e il presidente della Regione Cappellacci hanno subito mandato i comunicati stampa di felicitazioni. Solo la volontà di approfittare mediaticamente della situazione o forse avevano anche informazioni riservate che, Farnesina o meno, confermavano la notizia della liberazione della ragazza?

Davanti a testate di livello nazionale e a uomini delle istituzioni che confermano una notizia del genere, una testata locale che non ha la possibilità di fare verifiche dirette, cosa può fare se non fidarsi? E perché un cittadino qualunque non deve rilanciare la notizia su Twitter se a sbandierare la liberazione di Rossella sono nientemeno che Repubblica e il Corriere della Sera?

È chiaro che poi qualcosa non ha funzionato, che la notizia della liberazione della Urru non era del tutto vera (ma neanche del tutto falsa, evidentemente). Il punto qui è un altro, cioè l’attacco che i media tradizionali tentano di sferrare ai mezzi di comunicazione che fanno dell’immediatezza il loro punto di forza.

Prendersela con Twitter è ipocrita. Perché ieri a dare la notizia della liberazione di Rossella non è stato Twitter ma uno delle più influenti emittenti a livello planetario, seguita da nostri maggiori quotidiani. I social network e i blog sono venuti dopo.

A meno che non si voglia dire che, sulla spinta di migliaia di tweet, i colleghi delle nostre maggiori testate hanno detto: “Ma sì, scriviamo Rossella Urru è libera, c’è scritto su Facebook…”. Alla faccia della professionalità!

Ma evidentemente non è andata così. Però già si iniziano a sentire i sermoni dei giornalisti delle testate che contano contro le notizie che per essere tali devono essere verificate. Da loro, ovvviamente. E allora ieri perché non lo hanno fatto?

 

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Posted in: Giornalismo