Sassari, Università bugiarda: perché compie 380 anni e non 450. Tra vecchi e nuovi nepotismi…

Posted on 23 marzo 2012

42


Le belle donne si tolgono gli anni, le università invece se li aggiungono. Per questo bisogna riconoscere allo storico Antonello Mattone una non comune onestà intellettuale. Ammettere dalle colonne della Nuova Sardegna di oggi, il giorno prima delle solenni celebrazioni per i 450 anni dell’Università di Sassari, che in realtà l’ateneo turritano di anni ne ha soli 380 (avete capito bene: 380) e che l’Università di Cagliari è stata la prima ad essere istituita in Sardegna, non è cosa da poco. “L’Università di Sassari ha mitizzato il proprio passato”, dice Mattone. Il problema è che continua a farlo. Perché?

Spiega Mattone:

“L’anno scorso l’Università di Sassari si trovò dinanzi ad un bivio ripristinare le date effettive di fondazione dello Studio generale, sulla base di un’attendibile ricognizione storica, o riproporre la tradizione del 1562, celebrando nel 2012 i 450 anni”.

Mattone afferma che è stata scelta la “strada intermedia”:

“Rendere omaggio a questa tradizione per quanto discutibile ma nel contempo mettere in evidenza che la data del 1562 era solo l’inizio dell’iter istitutivo dello Studio generale”.

Insomma, dire una cosa e il suo contrario. E perché? Per

“esigenze essenzialmente contingenti, come quella di rilanciare l’immagine del nostro ateneo e le sue tradizioni scientifiche, in un momento di grande difficoltà economica e sociale della Sardegna, col relativo calo del numero degli iscritti e rintuzzare di conseguenza le sempre ricorrenti ipotesi di ridimensionamento e addirittura di soppressione dell’Università di Sassari”.

La motivazione appare fragile. In nome di “esigenze essenzialmente contingenti” ci sono università che si limitano a dare la laurea a qualche cantante famoso, l’ateneo turritano invece ha deciso di falsificare la sua data di fondazione, retrodatandola di appena… settant’anni.

Di questa bufala qualcuno deve aver avvertito per tempo il presidente Napolitano, che con una scusa qualunque ha rifiutato la laurea ad honorem che l’ex Università più anica dell’isola voleva conferirgli.

Mattone dice che già nel ‘600 i sassaresi si erano fissati con questa storia che la loro università era stata fondata nel nel 1562 e non nel 1632. E si capisce bene, perché erano tempi in cui Cagliari e Sassari si contendevano il primato di città più importante della Sardegna. Allora aveva un senso. Ma oggi, perché insistere con questa bugia? Perché tirare in ballo improbabili “esigenze essenzialmente contingenti”? Perché Sassari ha bisogno di raccontarsi un passato che non esiste più, che non è mai esistito?

Mattone dice che nel caso della fondazione dell’Università si tratta dell’ “invenzione di una tradizione”. Ma il senso dello studio di Hobsbawm (a mio modesto parere) non è qui applicabile. Questa è una semplice mistificazione che si trascina da secoli per portare avanti quella battaglia tra classi dirigenti sarde che all’isola non ha mai fatto bene.

Un’”operazione verità” da parte dell’ateneo sassarese sarebbe stata molto più utile a tutti. Perché la Sardegna sta morendo di retorica e di menzogne sul proprio passato, e l’Università non può nel suo piccolo propagandare cose non vere. Perché tradisce il suo spirito.

Oggi l’Università di Sassari finisce sui giornali anche per un altro motivo: il Tar ha annullato il concorso per un posto in Clinica Oculistica perché costruito per favorire il figlio del direttore. Una storia squallida, anche perché non si è riuscito a capire chi, all’interno del Consiglio di Facoltà, ha scritto il bando che favoriva il rampollo.

A Sassari (come altrove) il nepotismo universitario è duro a morire. Anche professori stimati sembrano non resistere alla tentazione di far fare carriera ai propri figli.

E in questo articolo che vi segnalo, non vi sembra che qualche cognome ricorra in maniera curiosa?

http://www.algheronotizie.it/articoli.php?id_articolo=15030

Annunci
Posted in: Cultura, Sardegna