Articolo 18: come negare la realtà e prendersela con la “lotta di classe”. Cari Fornero e De Bortoli, leggetevi l’Unione Sarda di oggi!

Posted on 24 marzo 2012

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Viene prima l’uovo o la gallina? Viene prima l’impresa o il lavoratore? Ha più senso la realtà o gli schemi di interpretazione della realtà? Perché se il ministro Fornero e il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli leggessero l’Unione Sarda di oggi, avrebbero la risposta alle loro domande.

Si chiede De Bortoli stamattina nel suo editoriale “Una trincea ideologica”.

“I toni apocalittici di molti commenti sono inquietanti. Descrivono un Paese irreale. Tradiscono una visione novecentesca, ideologica e da lotta di classe, che non corrisponde più alla realtà della stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro. Dipingono gli imprenditori (che hanno le loro colpe) come un branco di lupi assetati che non aspetta altro se non licenziare migliaia di dipendenti”.

Sul’Unione Sarda di oggi, Maria Francesca Chiappe racconta come undici dipendenti del Carrefour di Quartucciu e uno dell’Auchan di Pirri sono stati licenziati perché non hanno accettato la modifica dei turni part time nei supermercati. Scrive la giornalista nel suo articolo:

“Se fosse in vigore la riforma del ministro Fornero non potrebbero ricorrere al magistrato del lavoro”.

Pirri e Quartucciu: “il paese irreale”. Perché per De Bortoli la realtà invece è un’altra.

“Scrive Guido Viale su il manifesto: «I capi girano nei reparti e minacciano i delegati non allineati e gli operai che resistono all’intensificazione del lavoro annunciando: appena passa l’abolizione dell’articolo 18 siete fuori!». Davvero è questo il clima che si respira nelle fabbriche, al di là di qualche isolato episodio? O è una ripetizione logora di schemi mentali del passato, il tentativo di creare un solco ideologico, una trincea fra capitale e lavoro, la costruzione artificiosa di un nemico di classe?”.

Sì, questo è il clima, caro De Bortoli. E lo si respira da tempo, da quando tutta l’opinione pubblica italiana ha iniziato a santificare Marchionne, l’uomo che non sta risollevando la Fiat (leggetevi i dati) ma sta demolendo la cultura del lavoro in Italia.

Non è da oggi che le contraddizioni del mondo della produzione vengono imputate ai lavoratori e non agli imprenditori. L’operazione culturale è chiara, evidente. Ed agitare lo spauracchio del terrorismo, come fa De Bortoli (“in parti del sindacato e della sinistra la nostalgia per quegli anni di lotte operaie e studentesche è forte. La storia andrebbe riletta, anche per risparmiarci le code spiacevoli e le derive violente di cui dovremmo coltivare la memoria”) è vergognoso.

Dichiarare che il nemico rispolvera gli strumenti della lotta di classe è un vecchio trucco per negare la realtà, fatta di imprenditori che in questi decenni hanno avuto tutto dallo Stato, compresa la libertà di evadere le tasse. Ma in che paese vive De Bortoli?

Viene prima l’uovo o la gallina? Vengono prima le imprese o i lavoratori? Chi ha tradito l’Italia in questi anni dissennati? Le imprese o i lavoratori? Che cosa c’entra la lotta di classe con tutto questo? Niente.

Post Scriptum

Dalla prima pagina del Corriere di oggi. Articolo 18: il licenziamento potrà avvenire per motivi economici, attinenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, senza possibilità di reintegro, salvo il caso che il lavoratore possa dimostrare davanti al giudice che si tratta di un licenziamento strumentale.

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Posted in: Politica