Tuvixeddu: come per un pellegrinaggio o per sciogliere un voto, migliaia di cagliaritani oggi sul colle. E poi, un grande senso di sgomento

Posted on 25 marzo 2012

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Con la disposizione d’animo di chi si accinge a sciogliere un voto, a compiere un pellegrinaggio, noi, migliaia di cagliaritani, oggi abbiamo reso omaggio al colle di Tuvixeddu. Siamo arrivati alla necropoli allo stesso modo con cui, da fedeli, raggiungiamo ogni anno la chiesetta di Sant’Efisio il primo maggio. Due luoghi sacri, i luoghi della nostra identità. Perché a Tuvixeddu ci siamo noi. Nel suo calcare ci siamo specchiati e ci siamo riconosciuti. Se c’è un luogo che a Cagliari merita di essere preservato, quello è Tuvixeddu.

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Non visitavo il colle da almeno 15 anni, da quando cioè Coimpresa recintò l’area poi iniziarono i lavori per il parco. I luoghi non sono più facilmente riconoscibili. Per questo, di ritorno dalla visita alla necropoli si sente come un senso di sgomento. Per l’ampiezza degli spazi a cui Tuvixeddu ci impone di confrontarci, per i lavori lasciati a metà che ci consegnano un senso di provvisorietà, per la scelta scellerata di alcuni interventi (che senso ha quella oscena cancellata lungo tutto il percorso e alta quasi due metri? Non ne bastava una alta settanta centimetri che almeno avrebbe consentito una visuale sulle tombe più agevole?).

L’area archeologica più conosciuta è rimasta preclusa alle visite. Non abbiamo visto dunque le tragiche fioriere* di cui tutti maledicono l’esistenza (e per le quali spero qualcuno paghi dal punto di vista penale). Non è stata resa visitabile nemmeno l’area romana, sia quella a ridosso della Grotta della Vipera, sia quella interessantissima della tomba di Rubellio (e leggetevi questo intervento di Maria Antonietta Mongiu: perché c’è una parte di Tuvixeddu che può essere recuperata subito). Né abbiamo visto l’area salvata dalla Giunta Soru, l’ex cantiere Cocco in viale Sant’Avendrace.

Non era visitabile nemmeno l’area del Villino Mulas (lo vedete nella prima delle due foto che vi propongo, scattate da Adorella: seguitela su Instagram) e neppure il canyon con i resti dell’attività mineraria. Insomma, chi è stato oggi a Tuvixeddu ha visitato solo una parte del parco che verrà.

Da ciò che abbiamo potuto vedere, l’impressione è che non esista un progetto vero e proprio di parco che metta in collegamento aree diverse del colle e restituisca una visione unitaria di questo enorme compendio. L’attuale parco è in realtà solo un discutibile camminamento all’interno dell’area sepolcrale punica e niente di più.

C’è molto da fare dunque, e anche qualcosa da rivedere. Perché Tuvixeddu non è un luogo da “fruire” ma un sito che vive di per se stesso, che trova il suo senso nel suo stare nella storia, nel suo essere storia. Come un monumento, appunto.

Alcuni interventi appaiono eccessivamente invasivi, come se qualcuno avesse immaginato di trasformare un’area archeologica in un’area verde qualunque.

Alla fine dunque prevale lo sgomento. Perché si è ancora lontanissimi dal risultato finale. E perché alcuni valori paesaggistici sono stati irrimediabilmente perduti.

Rivolgendo lo sguardo verso lo stagno, i cagliaritani di 2500 anni fa ammiravano lo spettacolo della laguna. Oggi a noi tocca invece osservare lo scempio delle quattro torri costruite dall’imprenditore Sergio Zuncheddu. Tuvixeddu non si rispecchia più nelle acque in cui i punici fondarono la città ma nella speculazione pensata e voluta da un’imprenditore con la complicità del centrodestra che ha governato a Cagliari dal 1994 al 2011.

Se Sergio Zuncheddu voleva passare alla storia di questa città c’è riuscito. In negativo, però. Insieme ai sindaci Mariano Delogu e Emilio Floris, i fautori dei quattro scempi capitali: il ripascimento del Poetto, il tentativo di cementificare Tuvixeddu, lo sfregio all’anfiteatro romano e il via libera alle quattro orrende torri.

Il paesaggio verso Santa Gilla è perduto ormai. Per questo oggi Tuvixeddu è un misto di rimpianto per quello che non ci sarà più ma anche di speranza per quello che potrà essere.

Ora serve trasformare in politica la consapevolezza che migliaia di cagliaritani oggi hanno dimostrato di avere: perché Tuvixeddu è un tassello fondamentale nella Cagliari del futuro. Serve un progetto, un programma, una promessa da parte del sindaco Zedda che riguardi Tuvixeddu. Molto si può fare, molto si deve fare. Aprire il più possibile questo parco sarebbe già un risultato straordinario. Tenere nascosta l’area archeologica fa solo il gioco di chi ha progetti che stonano con la bellezza del luogo.

Infine una nota di colore: ma gli amici del Fai non si sono resi conto di quanto erano un po’ ridicoli proponendo a chi stava in fila di entrare subito a fare la visita, versando però dieci euro di iscrizione alla loro associazione?

* in realtà le fioriere le abbiamo viste eccome! Erano quei giganteschi muraglioni!

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