Siamo già in campagna elettorale! Dietro lo scontro feroce nel centrosinistra ci sono le strategie in vista delle prossime regionali

Posted on 26 marzo 2012

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Preparatevi domani ai soliti titoli di giornale: “Il centrosinistra si spacca”: Ma stavolta non è la solita storia, no. Stavolta non si fa la voce grossa solo per un posto di sottogoverno. Stavolta c’è il fumo perché c’è l’arrosto. E l’arrosto sono le prossime elezioni regionali. E anche qualcosa di più, e cioè: di che governo ha bisogno la Sardegna per uscire dalla crisi?

Seguitemi bene e non fatemi ripetere le cose.

Come sapete, in Consiglio regionale è recentemente passato un ordine del giorno votato da sardisti, Sel, Idv, Ucd e parte del Pdl, secondo cui l’aula presto verificherà quanto lo Stato italiano sia oggi leale con la Sardegna.

Il Sole 24 Ore, nella sua versione on line, ha fiutato la notizia e ha parlato di “prove tecniche di secessione soft”.

Ma qual è l’obiettivo politico di questo documento?

Da tempo sardisti e Sel si trovano d’accordo su di un punto: la Sardegna ha bisogno di un nuovo governo ma soprattutto di una nuova maggioranza che metta al centro del suo programma la Sardegna.

“Lo dicono tutti”, direte voi. Ma sardisti e Sel dicono qualcosa di più e cioè questo: “Se non spacchiamo i due poli italiani di centrodestra e di centrosinistra, non solo da noi comanderanno per interposta persona le oligarchie romane, ma soprattutto non avremo mai una Regione in grado di contrapporsi al Governo, di qualunque colore esso sia. Perché per risolvere i problemi della Sardegna c’è bisogno solo di liberarsi di Cappellacci, ma anche di contrapporsi frontalmente allo Stato. Quello Stato che non onora la vertenza entrate, che non smantella le basi militari, che manda da noi i 41 bis, che ci toglie le navi e gli aerei”.

Contrapporsi allo Stato non vuol dire necessariamente indipendenza. Vuol dire che non sarà più possibile (com’è accaduto ad esempio a Cappellacci) evitare lo scontro con il Governo romano solo perché da quegli stessi poteri discendono le elezioni di parlamentari o assessori in Sardegna. Cappellacci ora fa la voce grossa con Monti, ma solo perché non gli deve nulla. Infatti quando al governo ci stava Berlusconi, Ugo è stato zitto.

La Sardegna al centro del programma vuol dire dunque non rispettare più gli schemi politici precostituiti a Roma.

Il Pd di questo approccio politico ha paura. Terribilmente. Perché il partito è spaccato, diviso sia a livello nazionale che locale. Perché sa che se l’alleanza Sardisti- Sel diventasse qualcosa di più concreto avrebbe una forte presa sull’elettorato.

Ma soprattutto il Pd teme il rischio di perdere quell’egemonia all’interno dello schieramento di centrosinistra che consente al partito di Silvio Lai di poter decidere il candidato presidente alle prossime regionali.

Per questo il Pd ora sta facendo i salti mortali per cercare di spiegare ai sardi che se le cose nell’isola vanno male è colpa solo di Cappellacci. L’attuale presidente della Regione ci ha messo del suo, ma sappiamo bene che l’indifferenza dei poteri romani alle sorti della Sardegna prescinde dall’inquilino di viale Trento.

Secondo voi, cosa avrebbe potuto fare Soru in questa situazione, se non alzare il livello dello scontro politico con lo Stato, cioè fare esattamente quello che suggeriscono sardisti e Sel?

Ma Soru (giusto per fare l’esempio di uno che sta seriamente pensando di candidarsi alle prossime regionali in qualità di presidente) ammira Monti come pochi altri. Quindi non si può contrapporre a lui, anzi. Se oggi Soru fosse a capo della Regione approverebbe tutte le mosse dell’attuale presidente del Consiglio!

E allo stesso modo un altro pretendente del Pd, Mario Bruno (che oggi interviene sul blog del Sole 24 Ore), non se la sente di contestare frontalmente lo Stato perché se perde il rapporto con il partito perde anche l’opportunità di candidarsi (alla presidenza della Regione o alle politiche, si vedrà).

Il resto è gazzosa. Rifondazione e Comunisti Italiani attaccano Sel perché ne temono il potenziale elettorale, i Rossomori attaccano i sardisti perché si contendono lo stesso elettorato.

Il segretario regionale di Sel Michele Piras ha buon gioco a chiedersi come mai il suo partito non possa dialogare con i sardisti quando il Pd a Roma governa addirittura con l’Udc e il Pdl.

Venerdì prossimo nel vertice del centrosinistra se ne vedranno delle belle. Ma la domanda che resta è semplice: per risolvere i problemi della Sardegna basta uno schieramento di centrosinistra contrapposto ad uno di centrodestra, o bisogna pensare a qualcosa di nuovo e di diverso, che non riproduca gli schemi romani, in maniera tale da poter consentire alla Sardegna di contrapporsi allo Stato senza avere a vere a che fare con governi “amici” o “nemici”, ma semplicemente “diversi”?

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Posted in: Politica, Sardegna