Patetico Cellino, le balle dell’Unione Sarda, la Regione vergognosamente complice e Zedda che fa paura al centrodestra: altro che stadio Sant’Elia!

Posted on 5 aprile 2012

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Patetico Cellino: ora minaccia di andare via da Cagliari. Dopo averlo già fatto, peraltro. Perché il Cagliari sabato giocherà a Trieste e lì finirà il campionato, il Cagliari da anni si allena ad Assemini, il Cagliari da tempo sogna di costruire il suo stadio ad Elmas, il Cagliari immagina di disputare il prossimo campionato a Quartu e il presidente del Cagliari da anni va e viene da Miami. La minaccia di Cellino di lasciare il capoluogo appare dunque per quello che è: ridicola.

Certo, poi molto dipende anche da come si raccontano le cose. L’Unione Sarda cavalca la questione stadio Sant’Elia da tempo, creando la giusta condizione emotiva perché le sparate del presidente Cellino vengano accolte benevolmente da un’opinione pubblica che dovrebbe credere che tutti i politici fanno schifo e che il presidente del Cagliari è invece un imprenditore scomodo, danneggiato dalla politica di destra e di sinistra.

Peccato che i rapporti commerciali tra il Cagliari Calcio e il gruppo Unione Sarda siano evidentissimi, anche se qualcuno fa finta di non vederli. E lo schema Sant’Elia è lo stesso usato dal giornale sia per l’Anfiteatro, che per Tuvixeddu, che per tutte le grandi questioni cittadine. La mia riflessione dello scorso 24 novembre (“La farsa del nuovo stadio del Cagliari”) è sempre valida, anzi: ora che anche il Coni si è detto contrario all’impianto ai bordi della pista dell’aeroporto lo è ancora di più. Il Coni non vuole lo stadio ad Elmas, mica io.

Ma ogni giorno è buono per portare l’acqua al mulino dell’informazione parziale. Dal suo sito il Cagliari fa sapere che ieri la Commissione che avrebbe dovuto dare il via libera alla riapertura dei Distinti non si è riunita e che il Comune non aveva portato tutti i documenti necessari. Ergo, lo spostamento a Trieste era quanto di più lungimirante ci potesse essere.

A parte che l’inadempienza del Comune riguardo i documenti mancanti non trova riscontro da nessuna parte, l’Unione Sarda va oltre, scrivendo addirittura che “la commissione di vigilanza sugli spettacoli, giusto ieri ha confermato l’inagibilità dei Distinti”.

Una balla: la Commissione non ha confermato nulla perché non si è neanche riunita! Dunque non poteva prendere nessuna decisione riguardo l’apertura dei Distinti. Che dunque rimangono chiusi.

Ma perché è saltata la riunione della Commissione? “Per l’assenza di un componente” dice l’Unione in un altro pezzo, citando peraltro il sito del Cagliari Calcio. E chi mancava? Per scoprirlo bisogna leggere Sardegna Quotidiano, mica il Grande Formato: a non essersi presentato è stato il rappresentante della Regione. “Abbiamo carenza di organico” hanno detto dall’assessorato Lavori Pubblici. Una vergogna.

Nel gioco delle parti ora è la Regione guidata dal centrodestra a fare un grande favore al Cagliari. O degli assessori della giunta Cappellacci seduti affianco a Cellino al Sant’Elia ce ne siamo già dimenticati?

Cellino ha bisogno di aiuto, l’Unione Sarda e la Regione Sardegna non si tirano indietro. Peraltro c’è da colpire il sindaco Zedda, un esponente del centrosinistra in crescita di visibilità e di consenso.

L’Unione Sarda in questa partita è (contro ogni regola) il dodicesimo uomo in campo, e questo ruolo ha pure il coraggio di rivendicarlo, con una pagina oggi su Scopigno e il direttore dell’epoca, inverosimile quanto il fotomontaggio proposto ai lettori. Il sommario è di una ammirevole chiarezza e suona come la classica excusatio non petita: “Può un giornale schierarsi apertamente in una battaglia per la città e lo sport? Certo che può. L’Unione Sarda lo fece, 45 anni fa, e contribuì a costruire il grande Cagliari che poi vinse un incredibile scudetto”.

Poteva allora, dunque può anche oggi. Peccato che l’unica cosa che leghi l’Unione Sarda allo scudetto è che il giornale e la squadra avevano lo stesso padrone: il petroliere Rovelli.

Per fortuna i cagliaritani hanno capito benissimo cosa sta succedendo, eccome se hanno capito. Il Cagliari deve tre milioni e 600 mila euro al Comune, e ora è bene che li pretenda. Al sindaco Zedda va dato il merito di avere rotto le consuetudini e di essersi contrapposto a Cellino in maniera dura ma chiara, senza ombre né ambiguità. Perché così si chiariscono meglio i contorni della questione.

Cellino va lasciato da solo con le sue inverosimili dichiarazioni, con le sue minacce, con le sue sparate, con le sue costosissime e pacchiane feste ad Asseminello. Se uno ha i soldi per ingaggiare un chitarrista di fama mondiale perché faccia finta di suonare al posto suo, a maggior ragione li ha per pagare i debiti con un’amministrazione pubblica. O no?

 

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