“E se domani, all’improvviso, chiude la Saras?”. Ecco perché alla Sardegna serve una vera politica industriale. Subito

Posted on 12 aprile 2012

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Stamattina ho coordinato a Capoterra una tavola rotonda organizzata dai sindacati sul tema della raffinazione. Al tavolo c’erano i due responsabili nazionali di Cgil e Cisl del settore energia, un sindacalista nazionale della Uil e un rappresentante di Confindustria Energia, esponente del mondo dei petrolieri.

Quattro rappresentanti di spicco di un settore strategico per il nostro paese. Ad un certo punto uno di loro (Sergio Gigli della Cisl) ha detto: “Ma cosa succederebbe in Sardegna se all’improvviso, da domani, chiudesse la Saras?”. In sala è sceso il silenzio. “Non immaginatevi di riconvertire l’area con alberghi e strutture turistiche, perché prima servirebbero cent’anni per bonificare”.

Sì, ma perché dovrebbe chiudere la Saras? L’ipotesi ovviamente non è dietro l’angolo. Ma il settore raffinazione nel nostro paese è in fortissima crisi (nell’ultimo anno la produzione nazionale è crollata del dodici per cento!), e in qualcuna delle altre quindici raffinerie italiane le grandi società stanno iniziando a mettere i dipendenti in cassa integrazione.

In una lettera inviata due mesi fa al presidente Monti e al ministro Passera, Confindustria e i sindacati hanno chiesto, tra le altre cose, di concordare una linea di riconversione per le raffinerie che rischiano di chiudere. Il governo non ha risposto.

I sindacati sono preoccupati e, soprattutto in Sardegna, stanno spingendo perché per l’area di Sarroch si immagini un futuro diverso, ma sempre sotto il segno dell’industria. Perché sarebbe folle buttare al vento cinquant’anni di cultura imprenditoriale e operaia. Perché non tutti i posti di lavoro sono uguali. E quelli dell’industria sono i migliori sotto il punto di vista del salario e delle tutele contrattuali.

Nel suo intervento la ricercatrice dell’Università di Cagliari Lilli Pruna ha messo in evidenza l’importanza spesso sottovalutata del fattore tempo. Bisogna agire subito, senza esitazioni, per immaginare un futuro nuovo. Perché scelte che possono essere buone ora, se attuate fra cinque anni potrebbero non sortire alcun effetto.

Non si sa quando, non si sa come, ma sappiamo con ragionevole certezza che in arco di tempo non troppo lungo la raffineria Saras di Sarroch correrà il rischio di essere chiusa. Prima la politica, le imprese e in sindacati si immaginano un’alternativa industriale differente dall’attuale monocultura petrolifera, meglio è. La Sardegna può fare a meno delle fabbriche che inquinano, ma non può fare a meno delle fabbriche. E prima l’opinione pubblica sarda prende coscienza che senza le industrie la nostra economia collassa, meglio è.

Prima facciamo tutte queste cose, meglio sarà per tutti. Altrimenti ci resterà solo l’inquinamento. Insieme a migliaia di disoccupati senza speranza.

 

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Posted in: Politica, Sardegna