E questo sarebbe il “Piano per la cultura a Cagliari”? Senza l’indicazione di tempi e risorse? E senza nemmeno citare il Teatro Lirico e Monumenti Aperti?

Posted on 14 aprile 2012

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“Questa non è una pipa”, diceva Magritte. E parafrasando il celebre pittore, è evidente che il Piano comunale per le politiche culturali del Comune di Cagliari non è il Piano comunale per le politiche culturali. Ma proprio per niente. E basta dargli uno sguardo anche veloce per rendersene conto. Il titolo più appropriato sarebbe: “Bozza di Piano di utilizzo delle strutture culturali di proprietà del Comune di Cagliari”.

Un vero Piano comunale per le politiche culturali dovrebbe occuparsi delle politiche culturali nel suo complesso, dovrebbe fare una fotografia esatta dell’esistente e prefigurare gli obiettivi da raggiungere. Quante sono le imprese culturali che operano in città? Quante risorse movimentano? Che riscontri hanno? Senza analisi dell’esistente non c’è nessun piano.

Il documento diffuso ieri sera dalla presidente della Commissione Cultura Francesca Ghirra, e redatto dall’assessore alla Cultura Enrica Puggioni, ci dice invece solamente cosa il Comune intende fare nelle strutture culturali di sua proprietà. Stop.

Per carità, sono indicazioni necessarie e interessanti, ma non si può confondere la parte con il tutto. La cultura a Cagliari è qualcosa di più articolato e complesso di quanto emerga dal documento della Puggioni.

A tutti coloro che hanno una associazione medio-piccola (e in città sono tantissime) il documento non dice assolutamente nulla. Ma non dice nulla neanche a molte grandi imprese culturali, visto che gli spazi da assegnare soddisferebbero giocoforza solo pochi soggetti. E gli altri, che fine fanno?

Il Piano-non-Piano non dice in quali tempi il Comune affronterà il nodo degli spazi, non dice in che misura l’amministrazione supporterà l’azione dei gruppi delle compagnie e delle associazioni, non spiega come il Comune intenda aiutare le imprese culturali nello sforzo di attingere a risorse comunitarie.

Ancora non vi ho convinto?

Se quello diffuso ieri è veramente il Piano comunale per le politiche culturali, perché ad esempio non si parla del Teatro Lirico? E di Monumenti Aperti? E la lingua sarda dov’è? Non c’è nulla: semplicemente perché “questa non è una pipa”.

È talmente poco Piano questo Piano, che non ci aiuta a capire il pasticcio creato da questa amministrazione sul caso dell’ex Liceo Artistico (peraltro, mi sembra neanche mai citato).

Il Piano non è un Piano, ed è anche una bozza. Perché lo dico? Perché nel Piano-non-Piano c’è tutto ma manca un elemento fondamentale: le risorse.

Se anche entriamo nel merito di quanto c’è scritto, con quanti e quali soldi si farà tutto quello che si dice di voler fare? E in che tempi? Non c’è scritto. E non è una carenza di poco conto.

Senza queste indicazioni, il Piano è un bel pezzo di carta che può servire al massimo alla Giunta Zedda a difendersi dagli attacchi interni ed esterni, ma agli operatori culturali serve a pochissimo. Il Piano è una bozza di una parte di un documento più ampio che ancora non c’è. E niente di più.

Quindi ci chiediamo: il vero Piano quando arriverà? Chi lo scriverà? E quando l’amministrazione metterà alla fine di ogni capitoletto di questo Piano quei numeretti indicanti tempi e risorse che fanno la differenza?

Attendiamo fiduciosi.

 

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