Ci scrive un dipendente Tiscali: “La società è allo sbando, senza alcun piano industriale. I sindacati dove sono? Perché Soru non vende?”

Posted on 28 aprile 2012

71


Ricevo questa lettera e la pubblico non senza capire che le affermazioni riportate sono forti. Chi l’ha scritta ha chiesto di rimanere anonimo (ma io so chi è), così come ho potuto verificare che le sue posizioni sono condivise da molti altri lavoratori. Tiscali ha 900 dipendenti, aprire un dibattito pubblico sul suo futuro è quanto mai opportuno. Perché Tiscali non deve morire.

***

Gentile Vito,

Le scrivo in merito alla situazione che si è venuta a creare nell’azienda Tiscali, diventata ormai insostenibile per i dipendenti. Questo non solo per la situazione finanziaria della società ma soprattutto per il comportamento delirante e vessatorio da parte dell’amministratore delegato, in spregio al rispetto delle persone, della loro professionalità e dei diritti dei lavoratori. Oltre che in violazione di leggi e accordi sindacali.

Mi sono deciso a scriverLe dopo l’ennesima giornata in cui ho visto colleghi che per tanti anni hanno fatto il loro dovere e che, contro ogni logica aziendale, vengono “invitati” a lasciare l’azienda o subire il ricatto di essere ricollocati in settori considerati punitivi, e assolutamente lontani dalla loro professionalità.

Da novembre siamo in contratto di solidarietà. Questo significa lavorare meno tutti per conservare tutti il lavoro. Ma a oggi l’azienda non ha un piano industriale, non si capisce quali siano le prospettive e neppure se e quali effettivi benefici la solidarietà stia apportando. L’AD continua a mettere in atto veri e propri comportamenti anti sindacali con l’intento di indurre le persone a andare via e in questo modo salvare la faccia (“io non licenzio”), utilizza la solidarietà (cioè soldi pubblici) a suo uso e consumo, spreca risorse in attività che non hanno alcun fondamento strategico.

Infatti, com’è possibile oggi pensare di sfidare Skype e Google per giunta senza avere le risorse necessarie e senza adeguata progettazione e pianificazione? Progettazione e pianificazione che per l’AD equivalgono a burocrazia.

In questa situazione i sindacati indugiano, si limitano a scrivere semplici comunicati interni ai quali l’azienda risponde col silenzio.

Forse i sindacati sono timorosi delle conseguenze che l’eventuale denuncia del mancato rispetto dell’accordo di solidarietà avrebbe sull’intera azienda. Cioè, la revoca della solidarietà stessa e il conseguente ricorso a altri ammortizzatori sociali ben più impattanti come la CIG, se non a licenziamenti (che l’AD avrebbe voluto già mettere in atto).

Chi, come me, aveva iniziato a lavorare in Tiscali con passione e entusiasmo ha ormai maturato la consapevolezza che l’azienda sia finita sotto tutti gli aspetti. Come può immaginare la preoccupazione è forte vista la situazione generale.

Paradossalmente, l’unica salvezza sarebbe che l’attuale azionista di riferimento venda e subentri una proprietà più capace e in grado di gestire con criterio un’azienda di oltre 900 dipendenti, non come se si trattasse del negozietto sotto casa. Nonostante tutto, l’azienda ha infrastrutture e professionalità tali che se gestite adeguatamente le permetterebbero di guardare avanti.

Ovviamente l’eventuale chiusura, anche solo parziale, dell’azienda avrebbe un impatto sociale devastante per la Sardegna. Anche perché i professionisti che vi lavorano, pur essendo di alto livello, sarebbero costretti a cercare un lavoro fuori dall’isola se non dall’Italia. Tuttavia credo che il mondo debba sapere cosa e perché sta accadendo, e le responsabilità del management Tiscali – più volte ribadita anche dai sindacati – con l’AD in testa che ha una visione ottocentesca dell’azienda: “Io sono il capo e decido io”.

Nessun dialogo, nessun confronto, mancanza di comunicazione e trasparenza… oltre che assenza di capacità imprenditoriale, della benché minima strategia…

Cordiali saluti

Lettera firmata

Annunci
Posted in: Cagliari, Sardegna